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Εν τοις παλαιοις χρονοις η Σπαρτη ου τη γεωργια αλλα τη των πολιτων ανδρεια και πειθαρχια μαλα εθαυμαζετο. Οι γαρ παλαιοι Σπαρτιαται ενομιζον αισχρον ειναι αλλα τεχνας μανθανειν η τας εις τον πολεμον. Ο Σπαρτιατης ουν ου κἁλκευς ην η κεραμευς η σκυτομοτος η νομευς, αλλα ταυτας τας τεχνας επετηδευον οι υπηκοοι των Λακεδαιμονιων, ονομαζομενοι Περιοικοι. Και ουτε τοις ξενοις διαγειν εξην εν Σπαρτη, ουτε τοις Σπαρτιαταις εν τη ξενη γη 5. Οι Σπαρτιαται ισχυροι ησαν στρατιωται, ανδρειοι ιππεις αγαθοι πολιται. Επειθοντο μεν τοις νομοις και τοις βασιλευσι, εθεπαπευον δε τους γονεας και τους ιερεας. Διο Λακεδαιμων η πολις υπο παντων των Ελληνων εθαυμαζετο.
1) Nei tempi antichi Sparta era molto ammirata non per l’agricoltura, ma per il coraggio e all’obbedienza dei cittadini. 2) Gli antichi Spartani pensavano infatti che fosse inopportuno imparare altre arti o quelle della guerra. 3) Lo Spartiate perciò non era fabbro o ceramista o lavoratore del cuoio o pastore, ma queste arti le esercitavano i sottoposti ai Greci chiamati Perieci. 4) E così né agli stranieri era possibile (ἔξειμι) a Sparta, né agli Spartiati in terra straniera (ξένος -η -ον). 5) Gli Spartiati erano vigorosi combattenti, uomini cavalieri, buoni cittadini. 6) Obbedivano alle leggi e ai re, curavano i figli e sacerdoti (ἱερεύς -έως, ὁ). Perciò la città degli Spartani viene ammirata da tutti i Greci. (by Geppetto)
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Οί δέ Πελοποννήσιοι. ΐδόντες τάς τών "Αθηναίων τριήρεις ούσας πλείους τε ή πρότερον και προς τω λιμένι, έφυγον εις την γήν και συνορμίσαντες τάς ναΰς έμά το έπιπλέουσι τοις έναντίοις. Αλκιβιάδης δέ ταΐς είκοσι τών νεών περιπλεύσαςά εις την γήν. 'ίδών δέ ό Μίνδαρος. και αυτός άποβάς έν τή γή μαχόμενος άπέθανεν οι δέ μετ' αύτοΰ όντες έφυγον. Τάς δέ ναΰς οί Αθηναίοι ώχοντο άγοντες άπάσ^ Προκόννησον πλην τών Συρακοσίων. έκείνας δέ αυτοί κατέκαυσαν οί Συρακόσιον, Εκείθεν δέ τή ύστεραία έπλεον οί Αθηναίοι έπί Κύζικον. Οi δέ Κυζικηνοί, τών ποννησίων καϊ Φαρναβάζου εκλιπόντων αυτήν, έδέχοντο τους Αθηναίους. ' βιάδης δέ μείνας αυτού εϊκοσιν ημέρας και χρήματα λαβών παρά τών Κυζικηνών άλλο κακόν έργασάμενος έν τή πόλει άπέλευσεν εις Προκόννησον.
Poichè i Peloponnesiaci, avevano visto che le triremi degli Ateniesi erano di gran lunga più numerose di prima ed (avendole viste) in prossimità del porto, fuggirono in direzione della costa: e dopo aver ormeggiato le navi, combatterono contro gli avversari che assediavano. Allora, Alcibiade, dopo aver navigato con venti navi, sbarcò a terra. Mindaro, avendolo dunque scorto, dopo essere sbarcato anche lui sulla terra, morì combattendo, mentre quelli che erano con lui fuggirono. Poi, gli Ateniesi se ne andarono conducendo tutte le navi a Proconneso eccetto quelle dei Siracusani. Poi, i Siracusani le bruciarono loro stessi. Da qui il giorno dopo, gli Ateniesi fecero rotta verso Cizico. I Ciziceni, allora, poiché i Peloponnesiaci e Farnabazo avevano abbandonato la loro città, accolsero gli Ateniesi. Alcibiade, dunque dopo essere rimasto lì 20 giorni ed aver ottenuto denaro dai Ciziceni, non avendo fatto nessun altro male nella città, fece vela per Proconneso. "
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UN MARITO RICORDA I TEMPI FELICI DEL SUO MATRIMONIO
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro ianos
TRADUZIONE
Io, o Ateniesi, quando mi parve opportuno sposarmi e condussi una moglie in casa, in un primo tempo mi comportavo in modo ila non molestarla né concederle troppa indipendenza in ciò che volesse fare (lett, né che dipendesse eccessivamente da lei fare ciò che volesse), la sorvegliavo per quanto era possibile e (le) stavo attento com'era naturale. Quando poi mi nacque un bambino, ormai avevo fiducia e le affidai tutte le mie cose, stimando che questo fosse un profondissimo legame familiare. Dunque in un primo tempo, o Ateniesi, era la migliore di tutte (le donne): infatti era un'abile e parsimoniosa amministratrice, dirigendo avvedutamente tutto.
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LA PRIMAVERA DI DAFNI E CLOE
VERSIONE DI GRECO di Longo Sofista
Ἦρος ἦν ἀρχὴ καὶ πάντα ἤκμαζεν ἄνθη, τὰ ἐνδρυμοῖς, τὰ ἐν λειμῶσι καὶ ὅσα ὄρεια· βόμβος ἦν ἤδη μελιττῶν, ἦχος ὀρνίθων μουσικῶν, σκιρτήματα ποιμνίων ἀρτιγεννήτων· ἄρνες ἐσκίρτων ἐν τοῖς ὄρεσιν, ἐβόμβουν ἐντοῖς λειμῶσιν αἱ μέλιτται, τὰς λόχμας κατῇδον ὄρνιθες. Τοσαύτης δὴ πάντα κατεχούσης εὐωρίας οἷ᾽ ἁπαλοὶ καὶ νέοι μιμηταὶ τῶν ἀκουομένων ἐγίνοντο καὶ βλεπομένων·ἀκούοντες μὲν τῶν ὀρνίθων ᾀδόντων ᾖδον, βλέποντες δὲσκιρτῶντας τοὺς ἄρνας ἥλλοντο κοῦφα, καὶ τὰς μελίτταςδὲ μιμούμενοι τὰ ἄνθη συνέλεγον· καὶ τὰ μὲν εἰς τοὺςκόλπους ἔβαλλον, τὰ δὲ στεφανίσκους πλέκοντες ταῖς Νύμφαις ἐπέφερον.
TRADUZIONE
Era l'inizio della Primavera ed era tutto uno sbocciare di fiori d'ogni genere, di bosco, di prato e di montagna; già si udivano il ronzio delle api e l'armonioso cinguettio degli uccelli; si assisteva al saltellare gioioso dei cuccioli del gregge appena nati; gli agnelli ruzzavano sulle colline, nei prati ronzavano le api, le macchie risuonavano del canto degli uccelli. Insomma, la bella stagione dominava sovrana su tutta la natura, e i due ragazzi, teneri e giovani com'erano, cominciarono a imitare quel che sentivano e vedevano: se ascoltavano gli uccelli cantare, cantavano, se scorgevano gli agnelli saltellare, saltavano con agili balzi, e, volendo fare come le api, raccoglievano fiori, che in parte si tenevano in grembo, in parte offrivano alle Ninfe dopo averne intrecciato corone
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Ianos pagina 249 numero 8
Καισαρ εν Βρεττανια ποταμον μεγαν επερχειρει περαιυσθαι. Βασιλευς μεν Βρεττανων Κασσιουελλαυνος ... ενι ζωω τους πολεμιους φοβησαντες. (da Polieno)