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Κἂν διὰ ταῦτα ἀποθνῄσκοιεν ἐν τῇ πόλει λιμῷ πολλοίς, ὁμοίως οἱ Ἀθηναῖοι οὐ διελέγοντο περὶ διαλλαγῆς. Ἐπεὶ δὲ παντελῶς ἤδη ὁ σῖτος ἐπελείπετο, ἔπεμπον πρέσβεις παρ᾽ Ἅγιν, ἐπεὶ ἐβούλοντο σύμμαχοι εἶναι Λακεδαιμονίοις καὶ σῴζειν τὰ τείχη καὶ τὸν Πειραιᾶ, καὶ ἐπὶ τούτοις συνθήκας συντίθεσθαι. Ὁ δὲ Ἅγις ἐκέλευεν αὐτοῖς εἰς Λακεδαίμονα ἔρχεσθαι· οὐ γὰρ ἦν αὐτὸς κύριος ταύτης τῆς κρίσεως. Ἐπεὶ δ᾽ ἀπήγγελλον οἱ πρέσβεις ταῦτα τοῖς Ἀθηναίοις, οὗτοι ἔπεμπον αὐτοὺς εἰς Λακεδαίμονα. Ἐπεὶ δ᾽ οὗτοι ἦσαν ἐν Σελλασίᾳ πλησίον τῆς Λακωνικῆς καὶ οἱ ἔφοροι ἐπυνθάνοντο, αὐτόθεν αὐτοῖς ἐκέλευον ἔρχεσθαι οὔτε ἐβούλοντο ἀκούειν αὐτῶν. Ἐπεὶ οἱ δὲ πρέσβεις ἧκον οἴκαδε καὶ ἀπήγγελλον ταῦτα εἰς τὴν πόλιν, ἀθυμία ἐνέπιπτε πᾶσιν· ἐνόμιζον γὰρ δυνατὸν ὡς πολλοὶ τῷ λιμῷ ἀπωλλύοιεν, ἕως ἂν πέμπωσιν ἑτέρους πρέσβεις. Περὶ δὲ τῆς τῶν τειχῶν καθαιρέσεως οἱ Ἀθηναῖοι οὐκ ἐβούλοντο συμβουλεύειν· Ἀρχεστράτῳ γάρ, ὃς ἐν τῇ βουλῇ συνεβούλευεν συνθήκας τοῖς Λακεδαιμονίοις συντιθέναι, σκληρὰν ζημίαν ἐπετίθεσαν.
(Versione tratta da Senofonte)
Anche se molti morivano nella città per la fame a causa di queste cose, gli Ateniesi ugualmente non si accordavano per un accordo. Ma quando ormai il cibo scarseggiava completamente, inviavano ambasciatori da Agide, poiché volevano essere alleati agli Spartani e salvare le mura e il Pireo, e su queste cose [volevano] stringere patti. Ma, Agide ordinava loro di recarsi a Sparta; infatti, non era lui il responsabile di questa scelta. Quando gli ambasciatori riferivano queste cose agli Ateniesi, questi li mandavano a Sparta. Ma quando questi erano in Sellasia vicino alla Laconia e gli efori venivano a saperlo, gli ordinavano di andarsene subito e non volevano ascoltarli. Quando gli ambasciatori tornavano in patria e riferivano queste cose in città, si abbatteva su tutti scoraggiamento. Ritenevano infatti che molti sarebbero morti per la fame. finché non avrebbero inviato altri ambasciatori. Riguardo la demolizione delle mura, gli Ateniesi non volevano discuterne; infatti, infliggevano una dura pena a Archestrato, che aveva consigliato nell'adunanza di stipulare un trattato con gli Spartani.
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Τὸ δὲ ἱερὸν ἄλσος τοῦ Ἀσκληπιοῦ περιέχουσιν ὅροι πανταχόθεν· νόμος ἐστὶ ὅτι οὐδὲ ἀποθνῄσκουσιν ἄνθρωποι οὐδὲ τίκτουσιν γυναῖκες ἐντὸς τοῦ περιβόλου, καϑὰ καὶ ἐπὶ Δήλῳ τῇ νήσῳ. Τὰ δὲ θυόμενα ἀναλίσκεται ἐντὸς τῶν ὅρων καθὰ καὶ ἐν Τιτάνῳ. Τοῦ δὲ Ἀσκληπιοῦ τὸ ἄγαλμα μεγέθει μὲν τοῦ Ἀθήναις Ὀλυμπίου Διὸς ἥμισυ· ἀποδεῖ (= ἀποδέει), ἐλέφαντος καὶ χρυσοῦ· μηνύει δὲ ἐπ ιγραμμα ὅτι ὁ ἀγαλματοποιός ἐστι Θρασυμήδης Ἀριγνώτου Πάριος. Τὸ τοῦ θεοῦ ἄγαλμα κάθηται (è posta) δὲ ἐπὶ θρόνου καὶ τῶν χειρῶν ἡ μὲν κρατεῖ ( κρατέει) βακτηρίαν, ἡ δὲ ἑτέρα ἔχει ὑπὲρ κεφαλῆς τοῦ δράκοντος. καὶ παρ᾽ αὐτῷ καὶ κύων ἐστί. Τῷ θρόνῳ δὲ ἡρώων: ἐπειργασμένα᾽ Ἀργείων ἐστὶν ἔργα, Βελλεροφόντου τὸ εἰς τὴν Χίμαιραν καὶ Περσεὺς ἀφαιρέων τὴν Μεδούσης κεφαλήν. Τοῦ ναοῦ δέ ἐστι πέραν ἔνθα οἱ ἱκέται τοῦ θεοῦ καθεύδουσιν.
Confini circondano il bosco sacro di Asclepio da ogni parte: è legge che non muoiono uomini né le donne partoriscono all'interno del recinto come anche sull'isola di Delo. Le vittime che vengono sacrificate sono uccise all'interno dei confini come (avviene) anche a Titane. La statua di Asclepio è per grandezza inferiore della metà a quella di Zeus Olimpio ad Atene, ed è d'oro e d'avorio; un'iscrizione indica che lo scultore è Trasimede di Paro, figlio di Arignoto. La statua del dio è posta su un trono e fra le mani l'una tiene saldamente un bastone, l'altra sta sopra la testa di un serpente, e vicino a lui c'è anche un cane. Sul trono sono raffigurate imprese degli eroi Argivi, quella di Bellerofonte contro la Chimera e Perseo, che taglia la testa della Medusa. Oltre il tempio c'è il luogo dove i supplici del dio si siedono.
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Λέγω ὅτι οἱ τύραννοι τῶν μὲν ἀγαθῶν οὐ μετέχουσι, τὰ δὲ κακὰ καὶ φόβον πολλάκις ἔχουσιν. Ἡ μὲν γὰρ εἰρήνη ἀγαθὸν τοῖς πολίταις, οὐ δὲ τοῖς τυράννοις ἐστίν· ὁ δὲ πόλεμος κακόν ἐστι καὶ τοῦ πολέμου οἱ τύραννοι ἀεὶ μετέχουσιν. Εὐθὺς γὰρ τοῖς μὲν ἰδιώταις ἔξεστιν, ὅταν ἡ αὐτῶν στρατιὰ κοινὸν πόλεμον μὴ μάχηται, πορεύεσθαι ὅποι ἂν βούλωνται, ἵνα μὴ ὁ πολέμιος αὐτοὺς ἀποκτείνῃ, οἱ δὲ τύραννοι πανταχῇ καὶ ἀεὶ διὰ γῆς πολεμίας πορεύονται. Αὐτοὶ οἱ τύραννοι γοῦν διάγουσιν μεθ᾽ ὅπλων καὶ ἀεὶ συμπεριάγονται ἄλλους ὁπλοφόρους. Ἔπειτα οἱ μὲν ἰδιῶται, μετὰ τὴν τοῦ πολέμου τελευτήν, ὅταν οἴκαδε ἔρχωνται, γιγνώσκουσιν ὡς ἀσφάλεια ἐν τῷ οἰκίᾳ ἐστί, οἱ δὲ τύραννοι, ὅταν ἀνέρχωνται εἰς τὴν ἑαυτῶν γῆν, καὶ τότε ἐν δεινοῖς πολεμίοις καὶ ἐν κινδύνῳ εἰσίν.
Io dico che i tiranni non partecipano ai beni, ma spesso hanno molte cose cattive e paura. Infatti, la pace è un bene per i cittadini, ma non per i tiranni; la guerra è invece un male e i tiranni partecipano sempre alla guerra. Infatti senz'altro, ai comuni cittadini è lecito, quando il loro esercito non combatte una guerra pubblica, andare dove vogliono, affinché il nemico non li uccida. Ma i tiranni vanno sempre in giro dappertutto per la terra nemica. Gli stessi tiranni in ogni caso vivono con le armi e conducono sempre con loro in giro altri portatori d'armi. Poi i comuni cittadini, dopo la fine della guerra, quando tornano a casa, capiscono che la sicurezza si trova nella (propria) casa. Ma i tiranni, quando tornano nella loro terra anche allora sono fra terribili nemici ed in pericolo.
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Ο Σολων, ος ποιητης ην, τη θαυμαστη σωφροσυνη ευδοκιμος ην. Εν ταις Αθηναις ου μονον τον δημον ταις ωδαις εδιδασκεν...τας διανοιας εγιγνωσκεν. (da Aristotele)
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Κιμων ο Αθηναιος μαλα εσθλος τε και γενναιος πολιτης ενομιζετο. Τω δε γαρ ελεγετο ως συχνοι αγροι και κηποι ειεν... μαλα αυτον εποθουν.
Cimone l'Ateniese era considerato un cittadino molto onesto e molto nobile. Si diceva che avesse (dat poss) molti campi e frutteti, ma che ivi egli non mettesse né sorveglianti né recinti; in questo modo facilmente ai poveri era possibile cogliere nei suoi campi i frutti. Inoltre Cimone, offrendo una casa comune ai cittadini, ordinava sempre che preparassero un conveniente pranzo e che si invitassero alla mensa comune i bisognosi di ciboo, tra gli Ateniesi, Si dice che con lui c'erano sempre i figli che avevano monete da distribuire ai bisognosi. Raccontano che Cimone quando incontrava un cittadino che indossava un vestito lacero ingiungeva all'uomo di svestirsi e di riceverne dai figli uno nuovo. Dopo la sua morte gli Ateniesi per le virtù e soprattutto la generosità lo rimpiangevano molto. (By Vogue)