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Ἐν τοῖς ἀρχαίοις μύθοις πολλά ἐστι τὰ τέρατα δεινὰ καὶ δύσμαχα. Αἱ Ἁρπυῖαι, Θαύμαντος καὶ Ἠλέκτρας θυγατέρες, τρεῖς ἦσαν· Ἀελλώ, Ὠκυπέτη, Κελαινεύς. Αὐταῖς ἦν φυὴ τοῦ ὄρνιθος καὶ τῆς γυναικὸς κάρα, ἐν δὲ ταῖς Στροφάσιν ἔναιον καὶ τὰ δὲ βρέφη τάς τε τῶν νεκύων ψυχὰς ἥρπαζον. Κάμπη δέ, τέρας θῆλυ, ἐν τῷ Ἅιδῃ τοῦ Κρόνου τύχῃ τοὺς Κύκλωπας καὶ Ἑκατόγχειρας ἐφύλασσεν. Ἀπέθνῃσκε δὲ ὑπὸ τοῦ Διὸς πρὸς τὴν τῶν Κυκλώπων καὶ Ἑκατόγχειρων ἐλευθέρωσιν. Ἔχιδνα δέ, Φόρκου καὶ Κητοῦς θυγάτηρ, ἥμισυ μὲν νύμφη καλή, ἥμισυ δ' αὖτε ὄφις ἦν, ἐν δὲ τῇ τῶν Ἀρίμων χώρᾳ ἔναιεν καὶ ἡμέρας ὑπὸ γῆς ἔμενεν, μόνον δὲ νυκτὸς εἰσήρχετο καὶ περὶ σκοτεινὰς ὕλας ἐστρέφετο. Ἐν ὕπνῳ ὑπὸ τοῦ Ἄργου ἀπέθνῃσκεν. Ἐκ δὲ Ἐχίδνης ἐγίγνετο Ὕδρα, ἣ δὲ Χίμαιραν ἔτικτε, μεγάλην καὶ κρατερὰν καὶ φοβεράν, ἣ λεαίνης μὲν προτομὴν εἶχεν, οὐρὰν δὲ δράκοντος, κεφαλὴν δὲ μέσην χιμαίρας, ἐξ ἧς ὠνομάζετο. Τὸ δὲ τέρας τέλος ὑπὸ τοῦ Βελλεροφόντου κατετοξεύετο καὶ ἀπέθνῃσκεν.
Nei miti antichi ci sono molte creature mostruose e difficili da combattere. Le Arpie, figlie di Taumante ed Elettra, erano tre: Aello, Celeno e, Ocypete, queste avevano forma (dativo di possesso: a loro era l'aspetto) di uccello, viso e volto della donna, e abitavano nelle Strofadi, rapivano i bambini e le anime dei cadaveri. Campe, un mostro femminile, custodiva i Ciclopi e i Centimani nell'Ade per volontà di Crono. Moriva per mano di Zeus per la liberazione dei Ciclopi e dei Centimani. Echidna, figlia di Forco e Ceto, era per metà una bella ninfa, per metà serpente. Viveva nella regione degli Arimi e di giorno rimaneva sottoterra, usciva solo di notte e si aggirava intorno a tenebrose foreste. Moriva nel sonno per mano di Argo. Da Echidna nasceva l'Idra, questa ( ἣ) generava la Chimera grande, possente e terribile, questa ( ἣ ) aveva un busto di leonessa, una coda di serpente, mezza testa di capra, dalla quale prendeva il nome. Ma alla fine questa creatura mostruosa veniva colpita da una freccia per mano di Bellerofonte e moriva.
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Μετ' ὀλίγον χρόνον καλαὶ νῆσοι ἐφαίνοντο, πλησίον μὲν ἐξ ἀριστερῶν ἡ Φελλώ, πόρρωθεν δὲ καὶ ἐν δεξιᾷ πέντε ...Ὁρμίζομεν οὖν τὸ πλοῖον καὶ ἀποβαίνομεν. (Versione di greco da Luciano)
Dopo poco tempo, belle isole apparivano, vicino a sinistra Fello, lontano invece e a destra, cinque isole apparivano e dalla parte di esse ardeva un fuoco. La regione era pianeggiante. Quando eravamo già vicini, un meraviglioso vento soffiava su di noi, o come dice Erodoto, simile a quello che dalla terra dell'Arabia (ἀπόζω) esala un profumo. Infatti, ci pervadeva un profumo dalle rose, dai narcisi e dai giacinti, e ancora dal mirto e dal lauro. Ci rallegravamo per il profumo e speravamo i benefici (oppure cose buone) dopo grandi fatiche. Quando eravamo vicino all'isola, vedevamo campi non inondati, foreste e uccelli canori. Il vento nella regione era leggero e le brezze agitavano la foresta, per cui anche dai rami agitati erano risuonavano suoni dilettevoli. E si udiva un canto confuso. La curiosità (letteralmente: il cercare di conoscere) ci spingeva verso l'isola. Quindi ormeggiamo la nave e sbarchiamo.
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Ἐν τῇ Ἑλληνικῇ χώρᾳ πολυάριθμα χρηστήρια ἦν. Τῶν δὲ χρηστηριῶν μάλιστα ἔνδοξον ἦν τὸ τοῦ Φοίβου ἐν Δελφοῖς καὶ τὸ τοῦ Κρονίδου ἐν Δωδώνῃ. Ἐν δὲ Δελφοῖς, ἐν τῇ Φωκίῃ χώρᾳ, ὁ θεὸς ἐμαντεύετο διὰ ἱερείας, τῆς Πυθίας. Πανταχόθεν οἱ ἄνθρωποι ἐκεῖσε ἐπεχωρίαζον καὶ τὸ μαντεῖον παρὰ τοῦ θεοῦ ἀνέμενον. Ἐν τῷ ἱερῷ ἀνάριθμα δῶρα ἦν· οἱ γὰρ δυνάσται καὶ οἱ στρατηγοὶ καὶ οἱ ἀθληταὶ εὐχάριστοι ἦσαν τῷ θεῷ, οἱ μὲν διὰ τὴν τῆς βασιλείας σωτηρίαν, οἱ δὲ διὰ τὴν τῶν πολεμίων ἧσσαν ἐν ταῖς μάχαις, οἱ δὲ διὰ τὰς ἐν τοῖς Ὀλυμπίοις νίκας. Ἐν δὲ Δωδώνῃ, ἐν τῷ Ἠπείρῳ, δρυμός τις ἦν μάλα παλαιὸς καὶ τοῦ Κρονίδου ἱερός, ἔνθα, ὅτε οἱ ἄνθρωποι ἐχρηστηριάζοντο, ἡ φηγὸς ὑψίκομος τὰ φύλλα διέσειε καὶ αἱ θεσπιῳδοὶ τὸ μαντεῖον ἡρμήνευον.
Nella terra greca c'erano molte sedi di oracoli. Tra gli oracoli era soprattutto illustre quello di Febo a Delfi e quello di Zeus (del figlio di Crono = Zeus) a Dodona. A Delfi, nella regione della Focide, il dio dava oracoli attraverso una sacerdotessa, la Pizia. Da ogni luogo gli uomini si recavano abitualmente là e attendevano l'oracolo dal dio. Nel tempio c'erano innumerevoli offerte; infatti, i potenti, i condottieri e gli atleti erano riconoscenti verso il dio, alcuni per la salvezza del regno, altri per la sconfitta nelle battaglie e altri ancora per le vittorie nelle Olimpiadi. A Dodona, nell'Epiro, c'era un bosco molto antico e sacro a Zeus, dove, quando gli uomini consultavano l'oracolo, un'alta quercia agitava le foglie e le profetesse interpretavano l'oracolo.
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Οἱ Αἰγύπτιοι μαλα διεφερον τῳ εθισματι των αλλων φυλων. Παρα τοις Αἰγυπτίοις γαρ αι μεν γυναικες ηγοραζον και εκαπηλευον, οι δε φωτες υφαινον·... προσεφερε τω των ανθρωπων βιω
Gli Egiziani differivano molto per l'abitudine dalle altre tribù. Presso gli Egizi infatti le donne andavano in piazza e facevano commerci, gli uomini tessevano; e gli altri uomini quando tessevano (la lana), la muovevano verso l'alto, mentre gli Egiziani verso il basso. Mentre questi (gli uomini) portavano i carichi sulle teste, le donne li portano sulle spalle ... (CONTINUA)
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Μετα τον της μητρος θανατον Καδμος ηρχετο εις Δελφους ινα της αδελφης Ευρωπης πυνθανοιτο. Ο δε Απολλων εκελευε αυτω παρθενου ... Εχιων, Ουδαιος, Χθονιος, Υπερηνωρ και Πελωρ.
Dopo la morte della madre, Cadmo si recava a Delfi per interrogare l'oracolo sulla sorella Europa. Ma Apollo gli ordinava di non preoccuparsi (κήδεσθαι inf pres κήδω) della ragazza, ma di pensare a una giovenca bianca e di fondare una nuova città dove quella cadeva stanca. Cadmo accettava l'oracolo e procedeva attraverso i territori dei Focesi, fino a quando incontrava una giovenca bianca, e la seguiva con l'aiuto dei bovari di Pelagone. ...(CONTINUA)