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Eulogos 2 pagina 115 numero 252
Αλειυς καθεις το δικτυον ανηνεγκε μαινιδα. Της δε ικετευουσης αυτον προς το παρον μεθειναι αυτην, .... του προσδοκωμενου, καν μεγα υπαρχη
Un pescatore, gettata la rete, tirò su (ἀναφέρω) una sardina. A quella che adesso lo supplicava di liberarla (μεθίημι), visto che gli toccava una piccola cosa, mentre poi cresciuta (αὔξω) trovava una risorsa maggiore, il pescatore disse (λέγω): «Ma io sarei molto ingenuo, se inseguissi un guadagno incerto gettando via dalle mani una certezza». Il racconto...(CONTINUA)
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Eulogos 1 pagina 305 numero 94
Inizio: Ο δε Κορινθος αφνειος μεν λεγεται δια το εμποριον, επι τω Ισθμω κειμενος και δυοιν λιμενων ων κυριος· fine: δ'υστερον και προσεγιγνετο πλεονεκτηματα· και γαρ ο ισθμικος αγων οχλους επηγετο.
Corinto è considerata ricca per il commercio (ἐμπόριον da cui il termine emporio=centro commerciale) poiché si affaccia sull’Istmo ed esercita controllo su due porti: di questi uno é in Asia, l’altro vicino all’Italia. E rende facili gli scambi di merci. Come anticamente era uno stretto di mare di mala navigazione per la Sicilia, così (lo) è anche peggio per i mari sotto capo Malea per i venti contrari: da ciò è detto proverbiale: «Dopo aver superato Malea, scordati (imper. di ἐπιλήθομαι) di quelli in patria». Pertanto (Corinto) era scelta per entrambi i commerci, dall’Italia e dall’Asia, dopo aver evitato la navigazione vicino a Malea; proprio lì si scarica (καταγινέω) la merce: e a piedi (πεζῆ) da parte di quelli che importavano e che esportavano dal Peloponneso si pagavano le tasse (τέλος - εος, τό) a chi gestisce le chiuse. Tutto ciò permaneva anche successivamente: in seguito per la città ci furono (impf. di προγίγνομαι) molti vantaggi: ed infatti il solenne gioco (ἀγών - ῶνος - meglio usare il plurale) istmico attirò (ἐπάγω) le masse. (by Geppetto)
Traduzione numero 2
Si racconta che Corinto è ricca grazie al commercio, poiché si trova sull’Istmo e per essere padrona di due porti: di questi l’uno è vicino all’Asia, l’altro, invece, all’Italia. E rende facili gli scambi delle merci. Ma come anticamente il passaggio attraverso la Sicilia non era di facile navigazione così anche i mari e soprattutto quello sopra capo Malea per i venti contrari: anche per questo si dice per proverbio “dopo aver oltrepassato Malea dimenticati dei tuoi che stanno a casa”. Dunque, era molto caro a tutti i mercanti, quelli provenienti dall’Italia e quelli provenienti dall’Asia, dopo aver evitato la navigazione attraverso Malea, condurre qui la loro merce. E le tasse delle cose che si portavano via per terra dal Peloponneso e di quelle che vi si introducevano toccavano coloro che avevano le chiusure. Questo permaneva e per il futuro per sempre. Successivamente, alla città si aggiunsero altri guadagni: e, infatti, il gioco istmico si attirò le masse.
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Eulogos 2 Pagina 87 numero 229
Συμφραξαντες δε τας ναυς οι Πελοποννησιοι και παραταξαμενοι προς τη γη εμαχοντο ... ο αλους εν Καρια, ιππων ευπορησαντες νυκτος απεδρασαν εις Κλαζομενας.
I Peloponnesiaci dopo aver serrato le navi e dopo essersi disposti dinanzi alla terra, combattevano. Gli Ateniesi invece salparono verso Sesto, dopo aver preso trenta navi dei nemici vuote e dopo aver recuperato quelle che loro stessi avevano perso. Da qui le altre fra le navi eccetto quaranta partivano chi di qua, chi di là per la riscossione di denaro fuori dall'Ellesponto; e Trasillo, che era uno dei comandanti, salpò verso Atene per riferire questi avvenimenti e per chiedere sia un un esercito, sia delle navi. Dopo questi avvenimentiTissaferne giunse nell'Ellesponto; avendo catturato Alcibiade, giunto da lui con una trireme portando doni ospitali, lo rinchiuse (εἴργω) a Sardi, dicendo che il re ordinava di fare guerra agli Ateniesi. Trenta giorni dopo Alcibiade da Sardi e Mantineo, che era stato catturato (ἁλοὺς, partic aor ἁλίσκομαι) in Caria, dopo essersi procurati cavalli durante la notte, fuggirono (ἀπέδρασαν, ἀποδιδράσκω, aoristo) a Clazomene.
(By Vogue)
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μετὰ δὲ τὴν μάχην ὁ Φίλιππος τρόπαιον στήσας καὶ τοὺς νεκροὺς εἰς ταφὴν συγχωρήσας ἐπινίκια τοῖς θεοῖς ἔθυσε καὶ τοὺς ἀνδραγαθήσαντας κατὰ τὴν ἀξίαν ἐτίμησεν. Λέγουσι δέ τινες ὅτι καὶ παρὰ τὸν πότον πολὺν ἐμφορησάμενος ἄκρατον καὶ μετὰ τῶν φίλων τὸν ἐπινίκιον ἄγων κῶμον διὰ μέσων τῶν αἰχμαλώτων ἐβάδιζεν ὑβρίζων διὰ λόγων τὰς τῶν ἀκληρούντων δυστυχίας. Δημάδην δὲ τὸν ῥήτορα κατ' ἐκεῖνον τὸν καιρὸν ἐν τοῖς αἰχμαλώτοις ὄντα χρήσασθαι παρρησίᾳ καὶ λόγον ἀποφθέγξασθαι δυνάμενον ἀναστεῖλαι τὴν τοῦ βασιλέως ἀσέλγειαν. φασὶ γὰρ εἰπεῖν αὐτόν, Βασιλεῦ, τῆς τύχης σοι περιθείσης πρόσωπον Ἀγαμέμνονος αὐτὸς οὐκ αἰσχύνῃ πράττων ἔργα Θερσίτου; τὸν δὲ Φίλιππον τῇ τῆς ἐπιπλήξεως εὐστοχίᾳ κινηθέντα τοσοῦτο μεταβαλεῖν τὴν ὅλην διάθεσιν ὥστε τοὺς μὲν στεφάνους ἀπορρῖψαι, τὰ δὲ συνακολουθοῦντα κατὰ τὸν κῶμον σύμβολα τῆς ὕβρεως ἀποτρίψασθαι, τὸν δ' ἄνδρα τὸν χρησάμενον τῇ παρρησίᾳ θαυμάσαι καὶ τῆς αἰχμαλωσίας ἀπολύσαντα πρὸς ἑαυτὸν ἀναλαβεῖν ἐντίμως.
Dopo la battaglia Filippo innalzato il trofeo e concesso i morti per la sepoltura fece sacrifici per la vittoria agli dei e onorò secondo i meriti quelli che si erano comportati eroicamente. Alcuni dicono che anche versato vino puro durante il grande banchetto e insieme agli amici facendo la festa della vittoria camminava in mezzo ai prigionieri oltraggiando con parole la sventura di quelli che erano infelici. Che l’oratore Demade che era tra i prigionieri in quel momento opportuno potendo servirsi di parlare francamente ed esprimere la propria opinione di frenare l’insolenza del re. Infatti si dice che gli disse, “o re poiché la sorte ti ha assegnato di rappresentare Agamennone non ti vergogni di fare le azioni di Tersite? Che Filippo turbato con sagacia dal rimprovero tanto da mutare tutto il modo d’essere da gettare via le ghirlande, essere portati via i segni d’insolenza che accompagnavano durante la festa, ammirare l’uomo che con franchezza aveva parlato e liberato dalla prigionia da assumere presso di sè con onore. (By Stuurm)
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Eulogos 1 pag.218 versione 55
Βάτραχοι δύο έν λίμνῃ ένέμοντο· ...Ό μῦθος λέγει ὂτι ού δεῖ άπερισκέπτως πράσσειν.
Due rane abitavano nello stagno; nella stagione estiva lo stagno lo stagno si prosciugò (ξηραίνω): le rane allora lasciarono lo stagno ed andarono altrove. E trovavano un pozzo: quando videro il pozzo, una diceva: «Amica, scendiamo insieme nel pozzo». L’altra rispondeva: «Probabilmente anche questo pozzo qui si prosciugherà: allora in che modo saliremmo?». ...(CONTINUA)