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Eulogos 1 pagina 179 numero 34
Inizio: λεγουσιν οτι Αλεξανδρος μετα την των Θηβαιων καταστροφην εκελευεν τους στρατηγους διασωζειν την του Πινδαρου οικιαν ...Fine: του Αλεξανδρου και της ελευθεριας επιθυμια συμμαχιαν ποιεισθαι ποιε εσθαι τοις περσαις
Dicono che Alessandro, dopo la sconfitta dei Tebani, ordinava che gli strateghi salvassero la casa del celebre poeta Pindaro. Alessandro voleva onorare le arti elleniche e soprattutto i poeti. Non voleva punire gli Ateniesi, che erano fortemente ostili ad Alessandro poiché (li) considerava primi in valore e in amore per l'arte. Agli ambasciatori degli Ateniesi che si rallegravano con Alessandro della conquista di Tebe, ordinava solamente di esiliare lo stratega Caridmo che era ostile ad Alessandro e all'egemonia macedone. Alessandro pensava ancora che non conveniva accrescere l'ostilità degli ateniesi. Era infatti un pericolo che per l'avversione nei confronti di Alessandro e per desiderio di libertà si alleassero con i persiani.
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Eulogos pagina 222 numero 58
Ανδρογεως, ο του Μινω, ρωμη και ανδρεια των ηλικιωτων διεφερεν· ... και εξεπλει επι τας Αθηνας οπως τους του φονου του υιου αιτιους κολαζοι.
Androgeo, il figlio di Minosse, si distingueva fra i coetani per forza il coraggio; andava ad Atene per mostrare la superiorità nelle gare Panatenee. Là superava molti atleti e diventava ospite e amico dei Pallantidi. Ma Egeo signore dell’Attica, era nemico e ostile dei Pallantidi e sospettava l’amicizia di Androgeo e dei Pallantidi; udiva infatti che Minosse aveva una utile ciurma e che poteva navigare da Creta verso l’Attica. Allora quando il giovane andava a Tebe per lo spettacolo, Egeo ordinava che alcuni abitanti dell'Attica intorno ad Enoe (del seguito di Enoe) lo uccidano con un inganno. Quando la notizia dell'uccisione veniva annunciata a Creta. !uando anche Minosse veniva informato della sciagura contro il figlio immediatamente preparava la flotta e si metteva in mare verso Atene per punire i responsabili dell'omicidio del figlio
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Eulogos 2 pagina 56 numero 216
Ωφελησονται δ'οι επθυμουντες τουτου του εργου πολλα· υγιειαν τε γαρ τοις σωμασι παρασκευαζει και οραν και ακουειν μαλλον, γηρασκειν δε ηττον ... η γαρ συνηθεια του εργου παρεξει αυτοις πλεον τι ειδεναι. (versione greco da Senofonte)
Ricaveranno molto vantaggio coloro che desiderano (cacciare) da questa attività: la caccia infatti li prepara saldamente con il corpo e a guardare e sentire meglio, fa invecchiare di meno, li educa soprattutto alla guerra. Prima di tutto se compiranno viaggi duri con (lett. "avendo") le armi non si stancheranno: infatti sopporteranno le fatiche per l'essere abituati a catturare con queste gli animali.Poi saranno anche capaci di coricarsi/dormire in modo scomodo e di essere (buone) guardie e di essere buoni esecutori di ciò che è stato loro ordinato.Negli assalti contro i nemici saranno capaci di colpire insieme e di fare ciò che è stato loro ordinato perché così loro catturano le prede. Non abbandoneranno le schiere perché possono sopportare. Nella fuga dei nemici li inseguiranno saldamente in tutti i luoghi secondo l'abitudine. Se il loro esercito sarà sconfitto (essendo il loro esercito sconfitto), essi saranno capaci di salvarsi e di salvare gli altri coraggiosamente anche nei luoghi boscosi e scoscesi. Infatti la pratica dell'attività procurerà a loro più che sapere.
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Επι της ημετερας ηγεμονιας οι οικοι οι ιδιοι προς ευδαιμονιαν πλειστον επεδιδοσαν και αι πολεις μεγισται εγιγνοντο. Ου γαρ εφθονουμεν ταις αυξανομεναις...ὑπερ παῥ ημιν αυτοις και παρα τοις αλλοις καθισταμεν. (da Isocrate)
Sotto la nostra egemonia le casate private progredivano verso una grandissima ricchezza/un grandissimo benessere e le città diventavano grandissime. Noi non invidiavamo quelle che si accrescevano né vi provocavamo sconvolgimenti stabilendo accanto governi opposti perché i cittadini si dividessero in due fazioni, ed entrambe ci servissero. Al contrario, considerando la concordia degli alleati un vantaggio comune, governavamo tutte le città con le stesse leggi, prendevamo nei loro confronti decisioni da alleati e non da padroni e, se dirigevamo la loro politica generale, lasciavamo a ognuno la sua libertà interna. Aiutavamo il popolo e facevamo guerra ai dispotismi, ritenendo intollerabile che i molti fossero sottomessi dai pochi, che i meno forniti di beni ma non inferiori per il resto, fossero esclusi dalle cariche, e inoltre che, nella patria comune, gli uni fossero tiranni, gli altri metecibenché cittadini per nascita, fossero privati della cittadinanza per legge. ùAvendo tali rimproveri da muovere alle oligarchie e più gravi ancora, stabilimmo presso gli altri la stessa costituzione che avevamo anche noi
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alfa beta grammata 1 pagina 149 numero 45
Εν τω πεδιω προς της Τροιας, η μαχη χαλεπη και αγχωμαλος ην. Εκτωρ, ο των Δαρδανων προμος, εις την Ιλιον εισηρχετο και εις τον οικον ετρεχε· αδινως γαρ εν τω θυμω την φιλην αλοχον κιχανειν και παλλειν το τεκνον εθελεν. .... Εκτωρ, και επι την μαχην επειχεν.
Sulla pianura davanti a Troia c'era una battaglia ostile e con esito incerto. Ettore campione dei dardani (dei troiani) entrava a Troia e si affrettava verso casa; infatti (si trovava) fortemente nel desiderio di raggiungere l'amata moglie e voleva prendere in braccio il figlio. Ma Andromaca dalle bianche braccia era fuori dalle stanze (dimore), infatti la regina con il figlio e con la nutrice era/si trovava sulla torre molto angosciata. ... (continua)