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Eulogos pagina 368 numero 130
Inizio: Οι Ελληνες εξικνουντο πολιν μεγαλην και ευδαιμονα καλουμενην Γυμνιαν. Εκ ταυτης ο της χωρας αρχων ... Fine: αλληλους και στρατηγους και λοκἁγους δακρυοντες· σωοι δε μογις ησαν.
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Μεθισταντος δε ηρακλεους εις θεους οι παιδες αυτου φευγοντες Ευρυσθεα ... επι Πελοποννησον επηρχοντο οι Ηρακλειδαι, και πασας διεφθειρον τας πολεις.
Eracle trasferitosi (genitivo assoluto) tra gli dei, i suoi figli sfuggendo Euristeo, giungevano a Ceice. Poiché Euristeo diceva a Ceice di consegnarli minacciando guerra, gli Eraclidi, lasciando Trachis, fuggivano per la Grecia. Poiché le città Greche scacciavano i figli di Eracle, perché temevano la potenza di Euristeo, perseguitati, giunsero ad Atene e sedendosi sull'altare della pietà, sedevano supplici. Ma poiché gli Ateniesi, non li consegnarono, intrapresero una guerra contro Euristeo, e uccisero i suoi figli: Alessandro, Ifimedonte, Euribio, Mentore, Perimede. Illo inseguendo Euristeo lo uccide mentre fugge sul carro e mentre ormai passa sulle Rupi Scironide, e troncando(gli) la testa (la) consegna ad Alcmena; ella con degli spilloni per capelli (ἡ κερκίς, τῆς κερκίδος dativo plurale ταῖς κερκίσι) mani estirpava (εξορυσσω) i suoi occhi. Ucciso Euristeo, gli Eraclidi andarono al Peloponneso e distrussero tutte le città. (by Stuurm)
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πρῶτον μὲν συνένειμε πάντας εἰς δέκα φυλὰς ἀντὶ τῶν τεττάρων, ἀναμεῖξαι βουλόμενος, ὅπως μετάσχωσι πλείους τῆς πολιτείας· ἔπειτα τὴν βουλὴν πεντακοσίους ἀντὶ τετρακοσίων κατέστησεν, πεντήκοντα ἐξ ἑκάστης φυλῆς. τότε δ' ἦσαν ἑκατόν. διὰ τοῦτο δὲ οὐκ εἰς δώδεκα φυλὰς συνέταξεν, ὅπως αὐτῷ μὴ συμβαίνῃ μερίζειν πρὸς τὰς προϋπαρχούσας τριττῦς. ἦσαν γὰρ ἐκ δ΄ φυλῶν δώδεκα τριττύες, ὥστ' οὐ συνέπιπτεν ‹ἂν› ἀναμίσγεσθαι τὸ πλῆθος. διένειμε δὲ καὶ τὴν χώραν κατὰ δήμους τριάκοντα μέρη, δέκα μὲν τῶν περὶ τὸ ἄστυ, δέκα δὲ τῆς παραλίας, δέκα δὲ τῆς μεσογείου, καὶ ταύτας ἐπονομάσας τριττῦς, εκλερου τρεῖς εἰς τὴν φυλὴν ἑκάστην, ὅπως ἑκάστη μετέχῃ πάντων τῶν τόπων. καὶ δημότας ἐποίησεν ἀλλήλων τοὺς οἰκοῦντας ἐν ἑκάστῳ τῶν δήμων, ἵνα μὴ πατρόθεν προσαγορεύοντες ἐξελέγχωσιν τοὺς νεοπολίτας, ἀλλὰ τῶν δήμων ἀναγορεύωσιν. προσηγόρευσε δὲ τῶν δήμων τοὺς μὲν ἀπὸ τῶν τόπων, τοὺς δὲ ἀπὸ τῶν κτιστων· οὐ γὰρἅπαντες ὑπῆρχον ἐν τοῖς τόποις. τὰ δὲ γένη καὶ τὰς φρατρίας καὶ τὰς ἱερωσύνας εἴασεν ἔχειν ἑκάστους κατὰ τὰ πάτρια.
In primo luogo distribuì tutti i cittadini in dieci tribù, al posto delle quattro, volendo che si fondessero tra loro, onde un maggior numero di partecipasse alla cittadinanza poi costituì il consiglio di cinquecento membri al posto di quattrocento, cinquanta da ciascuna tribù, mentre fin allora ne erano stati presi cento. Non raggruppò i cittadini in dodici tribù, perché non gli toccasse di dividerli secondo le trittie già esistenti: c'erano, infarti, dodici trittie ricavate dalle quattro tribù, ma così non si sarebbe giunti alla fusione del popolo. Divise pure il territorio per demi in trenta parti, dieci intorno alla città, dieci della costa, dieci dell'entroterra: le chiamò anche queste trittie e ne assegnò tre a ciascuna tribù, in modo che ciascuna tribù avesse la sua parte di tutte le aree. E concittadini del demo fece quelli che abitavano in ciascun demo, perché non si chiamassero col nome del padre, denunciando così i nuovi cittadini, ma si chiamassero col nome del demo. Il nome di alcuni demi fece derivare dal luogo che avevano avuto in assegnazione, il nome di altri da quello del loro fondatore, perché non tutti corrispondevano a delle divisioni locali. Lasciò poi ancora sussistere le stirpi, le fratrie e le associazioni sacre, ciascuna secondo i costumi tradizionali che le avevano rette.
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Eulogos pagina 261 numero 74
Ο Κροισος ο των Λυδων δυναστης, τω πλουτω και τη ισχυρα τυραννιδι εμακραριζετο. ... τοις θεοις αγαπητον ειναι και φιλον ειχεν.
Creso signore dei Lidi era chiamato beato per la ricchezza e per la potente tirannide. Solo Solone, una volte ammoniva il sovrano sulla assai instabile fortuna del genere umano. Quando Creso voleva condurre una guerra contro Ciro signore della Persia, inviava a Delfi messaggeri con splendide offerte volitive per chiedere (affinchè chiedessero = prop. Finale) al dio un oracolo, quelli che erano inviati come messaggeri da parte di Creso riportarono a Creso il responso dell'oracolo che diceva così; "Qualora tu combatta contro la Persia, distruggerai un potere potente". Creso pensava che il dio prediceva la distruzione della Persia e che lo associava all'esercito di Ciro. Ma Ciro schiacciava l'esercito di Creso, si scagliava contro la Lidia e catturava Creso. Ciro ordinava ai servitori di far salire Creso su un rogo e di bruciarlo. Creso allora ricordava le parole di Solone sulla vacillane sorte umana. Le fiamme del fuoco erano già alte e Solone invocava Apollo ed improvvisamente arrivavano delle nuvole ed una tempesta e dell'acqua violenta spegneva il fuoco. Ciro capiva dunque che Creso era un uomo buono amato dagli dei e lo riteneva un amico.
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Eulogos pagina 204 numero 52
την δε εξης χωραν επεχουσιν των Αιθιοπων οι Κυνηγοι· ουτοι ουκ τολυανθρωποι εισι και βιον δ'οικαιον τη προσηγορια αγουσιν. ... τα θερια καταπονουσι και αποκτεινουσιν.
Di seguito occupano la regione degli Etiopi i Cinegi; essi non sono numerosi e conducono una vita conforme al nome. La regione non è priva di frutti perché ha poche sorgenti, ma produce animali di ogni specie. I Cinegi infatti dormono sugli alberi per paura da parte degli animali, verso l’aurora si aggirano attorno ai fiumi con armi e si nascondono nel bosco e guardono sopra gli alberi. Quando i buoi selvatici e i leopardi e nche altri animali vanno alle sorgenti per eccesso di calura e sete, bevono impetuosamente finchè sono pieni e sono lenti a muoversi, allora gli Etiopi saltano giù dagli alberi e con bastoni e pietre, inoltre con frecce, sviniscono facilmente e uccidono gli animali.