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Eulogos pagina 100 numero 10
Αραχνη τις το αραχνιον υφαινει και επιβουλην προς τας μυιας επιβουλευει. Αι μεν μυιαι της αραχνης την εργασιαν και την εμπειριαν θαυμαζουσιν. ... Εν τη ανοια σωτηρια ουκ εστιν.
Un ragno tesse la ragnatela e tende un'insidia verso le mosche. Le mosche ammirano la lavorazione e l'astuzia del ragno. L'astuto ragno invita le mosche ad avvicinarsi e dice: "Che cosa aspettate? Non volete vedere e toccare da vicino il meraviglioso lavoro?". Le mosche corrono insieme e si posano sulla ragnatela e raggiungono la trappola. Dunque il crudele ragno si avvicina , le sfortunate mosche gridano e supplicano la lucertola di aiutarle. La lucertola le accorre e fa scappare il ragno, divora le mosche. Non c'è salvezza nella stoltezza.(by Dolseal)
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Eulogos pagina 434 numero 161
Εγω ουδε προσηκειν λεγω ανδρι τυραννω προς ιδιωτας αγωνιζεσθαι. Νικων μεν γαρ ουκ αν θαυμαζοιο αλλα φθονοιο ... αλλα κρατης των επιθυμων.
Io dico che al tiranno come uomo non sia conveniente entrare in conflitto con i semplici cittadini. Pur prevalendo infatti non ne saresti onorato, ma saresti oggetto di rancore, in quanto procurandoti capitali da molte sedi, dopo aver prevalso saresti molto odiato da tutti. Ma io ti dico, o Ierone, che a differenza degli altri capi delle città che sono in lotta (coi cittadini), così, se tu amministri la prosperosissima città di cui sei a capo, essa proclama te vincitore nella migliore e più splendida contesa per gli uomini. Essendo tu segnalato non soltanto dai semplici cittadini, ma anche da molte città, saresti amato e ammirato non soltanto personalmente, ma anche per pubblico consenso per tutte le cose che fai. Ascolta i discorsi dei cittadini e io cercherò nello stesso tempo di farti conoscere le cose da dire come esse sono e sulle quali discutano. Domina te stesso non meno che gli altri, e governa con grandissima regalità, per nessuna cosa sii schiavo dei piaceri, ma domina le brama. (by Geppetto)
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Ἦν δ' ἡ τάξις τῆς ἀρχαίας πολιτείας τῆς πρὸ Δράκοντος τοιάδε. Τὰς μὲν ἀρχὰς καθίστασαν ἀριστίνδην καὶ πλουτίνδην. ἦρχον δὲ τὸ μὲν πρῶτον διὰ βίου, μετὰ δὲ ταῦτα δεκαέτειαν. Μεγάλαι δὲ καὶ πρῶται τῶν ἀρχῶν ἦσαν βασιλεὺς καὶ πολέμαρχος καὶ ἄρχων· τούτων δὲ πρώτη μὲν ἡ τοῦ βασιλέως (αὕτη γὰρ ἦν πάτριος), δευτέρα δ' ἐπικαθίέσταντο πολεμαρχία, διὰ τὸ γενέσθαι τινὰς τῶν βασιλέων εὶς τὰ πολέμια μαλακούς. Τελευταία δ' ἡ τοῦ ἄρχοντος· ὅτι δὲ τελευταία τούτων ἐγένετο τῶν ἀρχῶν, σημεῖον καὶ τὸ μηδὲν τῶν πατρίων τὸν ἄρχοντα διοικεῖν, ὥσπερ ὁ βασιλεὺς καὶ ὁ πολέμαρχος, ἀλλ' ἁπλῶς τὰ ἐπίθετα· διό καί νεωστί ή άρχή μεγάλη έστί, τοΐς έπιθέτοις αυξανόμενη.
E l'ordinamento politico dell'antica costituzione, quella prima di Dracone, era questo. Stabilivano le magistrature in base alla nobiltà e in rapporto alle ricchezze. All'inizio, governavano per la vita, in seguito per dieci anni. Le più alte e le prime delle cariche/magistrature per importanza (πρῶται) erano il re, il polemarco e l'arconte. Di queste cariche, la prima era quella del re (infatti questa era ereditaria), la seconda (ἐπικαθίστημι)stabilì la carica di polemarco, per ridurre quella dei re negli avvenimenti bellici per l'essere alcuni fra i re vili nelle cose relative alla guerra e ultima quella dell'arconte; che fra queste cariche sia stata l'ultima, ne è prova anche che l'arconte non amministrava le cose tradizionali, come (facevano) il re e il polemarco, ma semplicemente le cose fittizie; perciò ultimamente la magistratura è diventata grande/potente.
(By Vogue)
Così era l'ordinamento dell'antica sua cittadinanza prima di Draconte. Stabilì le cariche secondo la nobiltà e in base al censo. Per prima cosa erano a capo a vita, dopo per dieci anni. Le grandi cariche e anche le prime delle autorità erano re, polemarco e arconte; di esse la prima autorità quella del re (questa infatti era ereditaria), poi veniva stabilta la carica di polemarco, per il sorgere alcune mollezze dei re verso le faccende belliche. Infine quella dell'arconte; perché diveniva ultima di queste cariche, era prova anche che nessuna funzione di quelle patrie amministrasse l'arconte, nel modo in cui il re e il polemarco, ma in assoluto quelle aggiuntive; perciò anche per ultimo è importante la carica, accresciuta da quelle funzioni aggiuntive.
(By Stuurm)
(By Geppetto) Questo era per Dracone l'ordinamento dell'antica cittadinanza. Integrava le vecchie (leggi) in base al merito e al censo. Regolavano per prima cosa la vita durante un decennio. Grandi e importanti per i magistrati arconti erano il Re, il polemarco e l'arconte: fra tutte la prima (carica) quella del re (infatti era ereditaria), la seconda stabiliva la carica di polemarco, per ridurre quelle dei re negli avvenimenti bellici. Ultima quella sugli arconti: per quale ragione fra tutte quelle degli arconti era l'ultima è un segno: nessuna funzione di quelle ereditarie doveva amministrare l'arconte, perché (le gestivano) il re ed il polemarco, ma soltanto quelle acquisite: perciò anche ultimamente il comando principale è, fra quelli acquisiti, aumentato.
(By Geppetto)
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Ευλογος pagina 450 numero 171
Ανηρ αλιευς λαμβανει ιχθυν μεγαν και καλον και αξιοι αυτον Πλυκρατει δωρον διδοσθαι ...
... και φερουσι παρα τον Πολυκρατη και διδοντες δε αυτω την σφραγιδα λεγουσιν οτω τροπω ευρισκετο. Ο δε συνιεται θειον ειναι το πραγμα.
Un uomo pescatore prendeva un pesce grande e bello e lo riteneva un dono degno da dare a Policrate. Quindi portatolo alle porte e dirigendosi alla vista di Policrate, diceva : " O re, io non ho voluto portare un pesce tale al mercato, ma mi sembrava fosse degno di te e della tua autorità; quindi portandotelo lo do a te ". Ed egli si rallegrava per le parole e rispondeva con queste (parole): " facevi certamente molto bene, e due volte grazie per le parole e per il dono; e ti invitiamo a pranzo ". Da una parte il pescatore tenendo in grande considerazione queste cose, andava a casa. Dall'altra i servitori tagliando il pesce trovano che c'era nel suo stomaco l'anello con il sigillo di Policrate. Subito lo prendevano e lo portavano presso Policrate, danogli poi l'anello con il sigillo raccontavano in che modo era stato trovato. Quello comprendeva che quello fosse un fatto divino.
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Eulogos 1 pagina 108 numero 14
Ανθρωποι τινες προς τους Αθηναιους προσερχονται, την του στρατου ησσαν αγγελλουσι και εις αθυμιαν τους πολιτας εμβαλλουσιν. ... επι τοις βαρβαροις μαχην ορνυασι και εις φυγην τρεπουσιν.
Alcuni uomini giungono ad Atene, annunciano la sconfitta dell'esercito e incitano i cittadini al tumulto. Il popolo si è radunato all'assemblea e un comandante di Atene dice: " sventure e pericoli all'improvvisono si abbattono sul popolo di Atene. Alcuni infatti fra i soldati sono uccisi dai nemici mentre alcuni (altri) sono volti in fuga, e i barbari distruggono la regione. Ma non cedete allo scoraggiamento perché gli dei proteggono gli ateniesi. Dunque pregate gli dei e fate (loro) sacrifici. Infatti il dono al cospetto degli dei produce salvezza e vittoria, invece l'avversione (agli dei) produce la sconfitta e la distruzione. " Gli ateniesi obbediscono al discorso del generale, prendono le armi sacrificano agli dei e pregano. Poi prendono le armi e si lanciano in battaglia contro i barbari e li mettono in fuga