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Ανήρ τις ὑπὸ χειμῶνος ἐν τῷ αὐτοῦ προαστείῳ ἀποληφθεὶς πρῶτα μὲν τὰ πρόβατα κατεσθίει, εἶτα τὰς αἶγας. Τοῦ δὲ χειμῶνος ἐπικρατοῦντος καὶ τοὺς ἐργάτας βοῦς σφάττει καὶ θοινᾶται. Οἱ δὲ κύνες ταῦτα ὁρῶντες διελέχθησαν...
Un uomo, rimasto isolato a causa della stagione fredda (ὑπὸ χειμῶνος) nel suo stesso sobborgo, prima mangia le pecore, poi le capre. Ma quando il gelo prevale (gen ass), uccide anche i buoi operosi e li divora. I cani, vedendo queste cose, si parlarono tra loro: "Ma fuggiamo almeno noi da qui; se il padrone non risparmia (φείδομαι regge il genitivo) i buoi operosi, come può risparmiare noi? La favola dimostra che bisogna fuggire e difendersi soprattutto da quelli che neppure si astengono/si tengono lontani dai propri simili
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Μυγδόνιός τις τῶν Φρυγίων στρατηγός, πολεμίων προσκαθημένων λιμῷ πιεζόμενος, σωροὺς ὑπερμεγέθεις γῆς καὶ λίθων ἐν τῇ ἀγορᾷ νήσας καὶ περιαλείψας πηλῷ, τοῖς μὲν πυρούς, τοῖς δὲ κριθὰς ἐπέβαλε καὶ θρέψας ἡμιόνους μεγίστους καὶ πιοτάτους ἐκτὸς τείχους ἀφῆκεν. ...(da Polieno)
Un certo Migdonio, comandante dei Frigi, essendo assediato dai nemici e tormentato da fame, avendo ammucchiato (νέω part aor) enormi mucchi di terra e di pietre nella piazza e avendoli rivestiti/ricoperti (περιαλείφω) con del fango, gettò frumento su alcuni e orzo su altri, e, avendo nutrito muli grandissimi e grassissimi, li lasciò liberi fuori dalle mura. I nemici catturarono questi (i muli). Ma egli, dopo aver inviato un araldo, chiese di mandare questi per accordarsi sul il riscatto. Gli araldi arrivavano; con essi Migdonio trattava nella piazza. Essi, avendo visto i grandi mucchi di frumento e di orzo, dopo esser tornati (ἐπανέρχομαι) riferirono ai nemici. E quelli, avendo già visto anche il buono stato di ingrasso dei muli e, avendo creduto agli araldi sulla preparazione delle provviste e che non sarebbero stati in grado di prendere la città con poco tempo, levarono il campo/tolsero l'assedio.
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Τὰ ἔθη τῶν ἀνθρώπων ἐστὶν τὰ μὲν κοινὰ τὰ δὲ ἴδια. Ἔθη μὲν οὖν κοινὰ πᾶσι τοῖς ἀνθρώποις τοιάδε ἐστί. Θεοὺς σέβεσθαι καὶ τιμᾶν· οὐδὲν γὰρ ἔθνος ἄθεον· ἄλλοι δὲ ἄλλους τιμῶσι θεούς, ἀλλ' ἐπὶ τὸ θεῖον ἀναφέρουσι πάντες...(da Artemidoro di Daldi)
Le usanze degli uomini sono in parte comuni, in parte personali. Le usanze comuni a tutti gli uomini sono le seguenti: Venerare e onorare gli dèi; infatti nessun popolo è ateo; ma alcuni onorano alcuni dèi, altri ne onorano altri, ma tutti si riferiscono al divino. Allevare i figli, essere svegli di giorno, dormire di notte, usare alimenti, riposarsi quando si è stanchi, vivere all'ombra e non all'aria aperta, queste le chiamiamo usanze comuni. Chiamiamo invece personali e nazionali le usanze personali. Come per esempio (Οἷον) presso i Traci vengono tatuati i figli dei nobili e presso i Geti gli schiavi. E i Mossini nel Ponto hanno rapporti con le donne in pubblico, ma per gli altri uomini queste cose sono considerate disonorevoli. Nella Ionia, i figli degli Efesini lottano contro i tori per propria libera scelta, e nell'Attica i giovani Ateniesi fanno lo stesso; nel resto del mondo abitato, ciò accade a coloro che sono condannati a morte. Quindi, le prime usanze sono comuni a tutto il genere umano, mentre le altre riguardano ciascun popolo.
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Ανήρ τις ἀποδημήσας, εἶτα δὲ πάλιν πρὸς τὴν ἑαυτοῦ γῆν ἐπανερχόμενος, ἄλλα τε πολλὰ ἐν διαφόροις χώραις τὰ ἑαυτοῦ ἔργα ἐκόμπαζε, καὶ δὴ καὶ ἐν τῇ Ῥόδῳ πηδᾶν πήδημα, οἷον οὐδεὶς τῶν ἐπ' αὐτοῦ δυνατὸς ἂν εἴη πηδᾶν. Πρὸς ταῦτα ... (dalle Favole di Esopo)
Un uomo, vissuto lontano dalla patria, tornando poi di nuovo nella propria terra, decantava molto le sue imprese in varie regioni, e (vantava) un salto che aveva fatto a Rodi, [un salto] tale che nessuno di quelli del suo tempo (ἐπ' αὐτοῦ, letteralmente "vicino a lui") sarebbe stato in grado di saltare. Per di più ( Πρὸς ταῦτα) diceva di avere come testimoni coloro che erano presenti là. Uno dei presenti, interrompendolo (gen ass), disse: "Oh tu, se questo è vero (se questa è verità), non c'è bisogno di testimoni; ecco Rodi, ecco anche il salto!". La favola dimostra che, se la dimostrazione di un fatto non è immediata, ogni discorso è superfluo.
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Θεμιστοκλέους δὲ πρὸς τὸν δῆμον ἀγορεύσαντος, ὡς ἔχει τι βούλευμα καὶ γνώμην ἀπόρρητον, ὠφέλιμον δὲ τῇ πόλει καὶ σωτήριον, ἐκέλευσαν οἱ Ἀθηναῖοι τὸν Ἀριστείδην μόνον ἀκοῦσαι καὶ συνδοκιμάσαι. Φράσαντος δὲ τῷ Ἀριστείδῃ τοῦ Θεμιστοκλέους, ὡς διανοεῖται τὸ ναύσταθμον...(dalla Vita di Aristide di Plutarco )
Dopo che Temistocle proclamò al popolo, o che aveva un piano e un intendimento segreto, utile e salvifico per la città, gli Ateniesi ordinarono che solo Aristide lo ascoltasse e lo esaminasse. Quando Temistocle spiegò (Φράσαντος, part aor φράζω) ad Aristide che medita(va) di incendiare le navi all'ancoraggio degli Greci, (dicendo) infatti che in questo modo gli ateniesi sarebbero diventati i più grandi e signori di tutti, Aristide, presentatosi a parlare al popolo, disse che l'azione che Temistocle progettava di compiere non era né più vantaggiosa né più giusta di un'altra. Dopo aver ascoltato queste cose, gli Ateniesi ordinarono (προσέταξαν, aorπροστάσσω ) a Temistocle di fermarsi. Così, dunque, il popolo era tanto amante della giustizia, mentre Aristide era tanto fidato e saldo per il popolo.
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