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Αγις, Πελοποννησίων Λακεδαιμονίοις πολεμούντων ἐν λιμῷ, γνώμην ἠγόρευσε τὰ κτήνη παρὰ μίαν ἡμέραν ἀσιτεῖν. Φοβεῖν δὲ τοὺς πολεμίους βουλόμενος, αὐτομόλους πέμπει ἀγγελοῦντας, ὡς μεγάλη συμμαχία τῇ μελλούσῃ νυκτὶ τοῖς Λάκωσιν ἀφίξεται... (dagli Stratagemmi di Polieno)
Agide, mentre i Peloponnesiaci e gli Spartani combattevano (gen ass) in un periodo di carenza di cibo, annunciò la decisione affamare il bestiame per un solo giorno. Volendo spaventare i nemici, invia volontari riferendo che una grande alleanza militare sarebbe arrivata (lett futuro "arriverà) agli Spartani la notte seguente. Egli lega (δέω pres 3a pl)le bocche degli animali per tutto il giorno, ma all'inizio della notte le scioglie, così che il bestiame, affamato e liberato dalle catene, prendendo l'erba, saltava, nitriva e produceva molto rumore; riecheggiavano anche le gole delle montagne. Ai soldati ordina di disperdersi in vari punti e di accendere fuochi doppi e tripli. I Peloponnesiaci, ingannati dalla quantità delle grida e dalla grandezza del rumore, [credendo che] un grande aiuto fosse arrivato, fuggendo subito se ne andavano (οἴχομαι).
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Ὑπελάμβανε ὁ λεὼς Αιδην τόπον ὑπόγειον, σύμπλεων φόβου καὶ σκοτεινόν. Δυναστεύουσι δ' ἐνταῦθα Πλούτων καὶ Περσεφόνη· δικαστὰς μὲν ἔχουσι Μίνων καὶ Ῥαδάμανθυν (, ὑπηρέτας δ' ἄλλους τε θεοὺς καὶ τὸν ἄγγελον Ἑρμῆν. Μίνως καὶ Ῥαδάμανθυς ...
Il popolo riteneva l'Ade un luogo sotterraneo, pieno di paura e oscuro. Regnano là Plutone e Persefone; hanno come giudici Minosse e Radamanto, e come servitori altri dèi e il messaggero Ermes. Minosse e Radamanto sono benevoli verso i buoni e giusti tra gli uomini e li mandano nel campo Eliso; è un luogo pieno di piaceri – mentre i malvagi li mandano nel Tartaro. Perciò gli uomini rendono propizi gli dèi e per questo costruiscono templi splendidi e presso i templi ricchi altari.
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Οἱ δὲ Ῥωμαῖοι τά τ' ἄλλα τῷ Φαβίω προσεφέροντο λαμπρῶς καὶ τὸν υἱὸν αὐτοῦ Φάβιον ανέδειξαν ὕπατον. Παραλαβόντος δὲ τὴν ἀρχὴν αὐτοῦ καὶ διοικοῦντός τι τῶν πρὸς τὸν πόλεμον, ὁ πατὴρ εἴτε διὰ γῆρας καὶ ἀσθένειαν, εἴτε διαπειρώμενος τοῦ παιδός, αναβας ἐφ᾽ ἵππον προσῄει διὰ τῶν ἐντυγχανόντων καὶ περιεστώτων...
E i Romani offrivano a Fabio tutte le altre cose magnificamente e designarono suo figlio Fabio console. Quando egli (il figlio) prese il potere (gen ass) e amministrava alcune questioni relative alla guerra, il padre, sia per vecchiaia sia per malattia, sia per la preoccupazione per il figlio, montando a cavallo e si avvicinava a coloro che incontrava e ai presenti. E il giovane, avendolo visto da lontano, non (lo) sopportò, e inviato un servitore, ordinò al padre di smontare dal cavallo e di avvicinarsi a lui, se per caso aveva bisogno di qualcosa del potere. L'ordine scoraggiò anche gli altri e in silenzio guardarono Fabio come colui che soffriva cose indegne dell'onore. E questo stesso, essendo saltato giù rapidamente, più velocemente che a piedi, si affrettò verso il figlio, abbracciandolo e salutandolo:"Bene", disse, "o figlio, ragioni e agisci, rendendoti conto di chi governi e quanto grande sia il potere che hai. Così anche noi e i nostri antenati abbiamo fatto crescere Roma, mettendo sempre, in secondo luogo, sia i genitori che i figli tra le cose belle della patria.
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Οἱ τῶν Θηβαίων πρεσβευταὶ ἐφ᾽ ἁμαξῶν ἀπέρχονται διὰ τῶν θυρῶν· πρεσβεύονται εἰς τοὺς Ἀθηναίους, ἐπειδὴ ἐκ πολλοῦ χρόνου οἱ Θηβαῖοι τοῖς Ἀθηναίοις· νῦν δὲ οἱ Θηβαῖοι τὴν εἰρήνην βούλονται·
Gli ambasciatori dei Tebani partono su carri attraverso le porte; sono mandati come ambasciatori dagli Ateniesi, poiché da molto tempo i Tebani sono in guerra con gli Ateniesi. Ma ora i Tebani desiderano la pace; infatti, a causa della guerra, la Beozia, la terra dei Tebani, viene sempre bruciata e devastata dall'esercito degli Ateniesi e dagli alleati degli Ateniesi. Per questi motivi dunque, gli ambasciatori si affrettano verso l'Attica. Schiavi e soldati sul/a cavallo seguono l'ambasceria, in questo modo proteggono gli ambasciatori; infatti, la strada attraversa fiumi, foreste, colline e monti. Gli ambasciatori sono sempre in pericolo. Infatti (δὲ) le caverne nascondono ladri e briganti
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Κλαζομενίων τινές, ὡς ἔτι καὶ νῦν φέρεται, εἰς τὴν Σπάρτην ἀφικνοῦντο καί, ἢ ὕβρει ἢ ἀλαζονείᾳ τινί, ἀσβόλῳ ἔχριον πολλὰ ἄλλα τε σκεύη καὶ αὐτοὺς τοὺς τῶν ἐφόρων θρόνους, ἔνθα ἐκεῖνοι καθ᾿ ἑκάστην ἡμέραν ἐκάθηντο, ἵνα χρηματίζοιεν καὶ διατάσσοιεν ...(da Eliano)
Alcuni degli abitanti di Clazomene, come ancora oggi si racconta, arrivavano a Sparta e, per insolenza o per qualche arroganza, cospargevano con fuliggine molte cose ma non solo, perfino gli arredamenti (σκεῦος -εος, contr. -ους, τό) degli efori stessi, dove essi sedevano (κάθημαι) ogni giorno per occuparsi e mettere in ordine gli affari della città. Ciò accadeva non una sola volta, ma due e tre volte: ogni volta che i servi rimuovevano la fuliggine dai seggi, di nuovo un abitante di Clazomene faceva gli stessi atti sconvenienti. Benché fossero evidenti coloro che facevano le cose sconvenienti (gen ass), gli efori ogni volta accertavano queste cose con calma e dignità, infatti non si davano cura (ὀλιγωρέω ) delle azioni rozze dei Clazomeni, non provandone alcuna indignazione. Alla fine, convocavano l'araldo (κῆρυξ-ῡκος, ὁ, acc sing) pubblico ordinandogli di proclamare pubblicamente questa cosa che era certamente (δὴ) guardata con meraviglia: "Sia lecito agli abitante di Clazomene, non essendo possibile per loro avere un comportamento decoroso, di comportarsi in modo sconveniente (ἀσχημονέω)."
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