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NEL VENTRE DI UNA BALENA
VERSIONE DI GRECO DI LUCIANO
TRADUZIONE dal libro AGON versione numero 79 pagina 160
I nizio: Το μεν γενος ειμι, ω ξενοι, Κυπριος, Oρμηθεις δε κατ'εμποριαν απο της πατριδος μετα παιδος, ον ορατε, και αλλων πολλων οικετων επλεον εις Ιταλιαν ποικιλον φορτον κομιζων επι νεως μεγαλης, ην επι στοματι του κητους διαλελυμενην ισως εωρακατε. Μεχρι μεν ουν Σικελιας ευτυχως διεπλευσαμεν... ...
TRADUZIONE
Io, o stranieri, sono di Cipro. Uscito per commerciare dalla mia patria, con questo mio figliuolo che vedete, e con molti altri servi navigavo per l'Italia, portando un carico di mercanzie sopra una gran nave, che forse alla bocca della balena voi vedeste sfasciata. Fino alla Sicilia navigammo prosperamente, ma di là un vento gagliardissimo dopo tre giorni ci trasportò nell'Oceano, dove abbattutici nella balena, fummo uomini e nave inghiottiti; e morti tutti gli altri, noi due soli scampammo. Sepolti i compagni, e rizzato un tempio a Nettuno, viviamo questa vita coltivando quest'orto, e cibandoci di pesci e di frutti. La selva, come vedete, è grande, e ha molte viti, dalle quali facciamo vino dolcissimo; ha una fonte, forse voi la vedeste, di chiarissima e freschissima acqua. Di foglie, ci facciamo i letti, bruciamo fuoco abbondante, prendiamo con le reti gli uccelli che volano, e peschiamo vivi i pesci che entrano ed escono per le branchie della balena; qui ci laviamo ancora, quando ci piace, che c'è un lago non molto salato, di un venti stadi di circuito, pieno d'ogni sorta di pesci, dove nuotiamo e andiamo in una barchetta che io stesso ho costruito. Son ventisette anni da che siamo stati inghiottiti, e forse potremmo sopportare ogni altra cosa, ma troppo grave molestia abbiamo dai nostri vicini, che sono intrattabili e selvatici. .
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NINO RE DEGLI ASSIRI I e II
VERSIONE DI GRECO di Diodoro Siculo
TRADUZIONE dal libro Agon
INIZIO prima parte: το παλαιον τοινυν κατα την Aσιαν υπηρχον εγχωριοι βασιλεις
FINE prima parte: και πολεμικοις κινδυνοις
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INIZIO seconda parte: ο δ' ουν των 'Aσσυριων βασιλευς Nινος τον δυναστευοντα των 'Aραβων...
FINE seconda parte: ...των καταπολεμηθεντων μετα των τεκνων αιχμαλωτον απεκτεινε
TRADUZIONE PRIMA PARTE
In tempi antichi dunque governavano in Asia i re del luogo, dei quali né un'azione notevole né nomi sono ricordati. Il primo consegnato al ricordo, Nino, il re degli Assiri compì grandi azioni; proveremo a scrivere di lui i particolari. Infatti essendo stato per natura bellicoso, armò i più forti fra i giovani, dopo averli allenati per molto tempo, preparò i compagni a tutte le sofferenze e ai pericoli della guerra. Allora Nino re degli assiri, avendo catturato il signore degli arabi fece una spedizione con molta forza contro i babilonesi che abitavano la regione limitrofa. in quel periodo Babilonia non era stata fondata, ma nella stessa terra nascevano altre importanti città. avendo sottomesso facilmente gli indigeni poiché erano inesperti dei pericoli bellici, avendo preso come prigioniero il re dei vinti con i figli, li uccise.
TRADUZIONE SECONDA PARTE
Allora Nino re degli assiri, avendo catturato il signore degli arabi fece una spedizione con molta forza contro i babilonesi che abitavano la regione limitrofa. in quel periodo Babilonia non era stata fondata, ma nella stessa terra nascevano altre importanti città. A vendo sottomesso facilmente gli indigeni poiché erano inesperti dei pericoli bellici, avendo preso come prigioniero il re dei vinti con i figli, li uccise.
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La vendetta di Medea
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro AGON n. 6 pag. 8
οἱ δὲ ἧκον εἰς Κόρινθον, καὶ δέκα μὲν ἔτη διετέλουν εὐτυχοῦντες, αὖθις δὲ τοῦ τῆς Κορίνθου βασιλέως Κρέοντος τὴν θυγατέρα Γλαύκην Ἰάσονι ἐγγυῶντος, παραπεμψάμενος Ἰάσων Μήδειαν ἐγάμει. ἡ δέ, οὕς τε ὤμοσεν Ἰάσων θεοὺς ἐπικαλεσαμένη καὶ τὴν Ἰάσονος ἀχαριστίαν μεμψαμένη πολλάκις, τῇ μὲν γαμουμένῃ πέπλον μεμαγμένον φαρμάκοις ἔπεμψεν, ὃν ἀμφιεσαμένη μετὰ τοῦ βοηθοῦντος πατρὸς πυρὶ λάβρῳ κατεφλέχθη, τοὺς δὲ παῖδας οὓς εἶχεν ἐξ Ἰάσονος, Μέρμερον καὶ Φέρητα, ἀπέκτεινε, καὶ λαβοῦσα παρὰ Ἡλίου ἅρμα πτηνῶν δρακόντων ἐπὶ τούτου φεύγουσα ἦλθεν εἰς Ἀθήνας.
Essi allora andarono a Corinto, dove vissero tranquillamente per dieci anni, fino a quando Creonte, il re della città, fidanzò sua figlia Glauce con Giasone: e questi ripudiò Medea e sposò la principessa. Costei (medea) chiamò a testimoni gli Dèi nel nome dei quali Giasone le aveva giurato fedeltà, e lo accusò di ingratitudine; poi inviò in dono alla sposa novella un peplo intriso di veleni: non appena la giovane l'ebbe indossato, subito morì consumata da un fuoco violento, e con lei il padre, che tentava di aiutarla. E i figli che aveva avuto da Giasone - Mermero e Ferete - Medea li uccise; poi salì sul carro di Elio, trainato da draghi alati, e fuggì ad Atene
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i sintomi del male parte II
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
traduzione dal libro AGON
καὶ πολλοὶ τοῦτο τῶν ἠμελημένων ἀνθρώπων καὶ ἔδρασαν ἐς φρέατα, τῇ δίψῃ ἀπαύστῳ ξυνεχόμενοι· καὶ ἐν τῷ ὁμοίῳ καθειστήκει τό τε πλέον καὶ ἔλασσον ποτόν. καὶ ἡ ἀπορία τοῦ μὴ ἡσυχάζειν καὶ ἡ ἀγρυπνία ἐπέκειτο διὰ παντός. καὶ τὸ σῶμα, ὅσονπερ χρόνον καὶ ἡ νόσος ἀκμάζοι, οὐκ ἐμαραίνετο, ἀλλ' ἀντεῖχε παρὰ δόξαν τῇ ταλαιπωρίᾳ, ὥστε ἢ διεφθείροντο οἱ πλεῖστοι ἐναταῖοι καὶ ἑβδομαῖοι ὑπὸ τοῦ ἐντὸς καύματος, ἔτι ἔχοντές τι δυνάμεως, ἢ εἰ διαφύγοιεν, ἐπικατιόντος τοῦ νοσήματος ἐς τὴν κοιλίαν καὶ ἑλκώσεώς τε αὐτῇ ἰσχυρᾶς ἐγγιγνομένης καὶ διαρροίας ἅμα ἀκράτου ἐπιπιπτούσης οἱ πολλοὶ ὕστερον δι' αὐτὴν ἀσθενείᾳ διεφθείροντο. διεξῄει γὰρ διὰ παντὸς τοῦ σώματος ἄνωθεν ἀρξάμενον τὸ ἐν τῇ κεφαλῇ πρῶτον ἱδρυθὲν κακόν, καὶ εἴ τις ἐκ τῶν μεγίστων περιγένοιτο, τῶν γε ἀκρωτηρίων ἀντίληψις αὐτοῦ ἐπεσήμαινεν. κατέσκηπτε γὰρ ἐς αἰδοῖα καὶ ἐς ἄκρας χεῖρας καὶ πόδας, καὶ πολλοὶ στερισκόμενοι τούτων διέφευγον, εἰσὶ δ' ο῏ καὶ τῶν ὀφθαλμῶν. τοὺς δὲ καὶ λήθη ἐλάμβανε παραυτίκα ἀναστάντας τῶν πάντων ὁμοίως, καὶ ἠγνόησαν σφᾶς τε αὐτοὺς καὶ τοὺς ἐπιτηδείους.
TRADUZIONE
Ma il bere misurato o abbondante produceva il medesimo effetto. Senza pause li tormentava l'insonnia e l'impossibilità assoluta di riposare. Le energie fisiche non si andavano spegnendo, nel periodo in cui la virulenza del male toccava l'acme, ma rivelavano di poter resistere in modo inaspettato e incredibile ai patimenti: sicché in molti casi la morte sopraggiungeva al nono e al settimo giorno, per effetto dell'interna arsura, mentre il malato era ancora discretamente in forze. Se invece superava la fase critica, il male s'estendeva aggredendo gli intestini, al cui interno si produceva una ulcerazione disastrosa accompagnata da una violenta diarrea: ne conseguiva una spossatezza, un esaurimento molte volte mortali. La malattia, circoscritta dapprima in alto, alla testa, si ampliava in seguito percorrendo tutto il corpo, e se si usciva vivi dagli stadi più acuti, il suo marchio restava, a denunciarne il passaggio, almeno alle estremità. Ne rimanevano intaccati i genitali, e le punte dei piedi e delle mani: molti, sopravvivendo al male, perdevano la facoltà di usare questi organi alcuni restavano privi anche degli occhi. Vi fu anche chi riacquistata appena la salute, fu colto da un oblio così profondo e completo da non conservare nemmeno la coscienza di se stesso e da ignorare i suoi cari.
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MANOVRE DURANTE LA GUERRA DEL PELOPONNESO
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Agon
Μυτιληναῖοι δὲ κατὰ τὸν αὐτὸν χρόνον ὃν οἱ Λακεδαιμόνιοι περὶ τὸν Ἰσθμὸν ἦσαν ἐπὶ Μήθυμναν ὡς προδιδομένην ἐστράτευσαν κατὰ γῆν αὐτοί τε καὶ οἱ ἐπίκουροι· καὶ προσβαλόντες τῇ πόλει, ἐπειδὴ οὐ προυχώρει ᾗ προσεδέχοντο, ἀπῆλθον ἐπ᾿ Ἀντίσσης καὶ Πύῤῥας καὶ Ἐρέσου, καὶ καταστησάμενοι τὰ ἐν ταῖς πόλεσι ταύταις βεβαιότερα καὶ τείχη κρατύναντες διὰ τάχους ἀπῆλθον ἐπ᾿ οἴκου. ἐστράτευσαν δὲ καὶ οἱ Μηθυμναῖοι ἀναχωρησάντων αὐτῶν ἐπ᾿ Ἀντισσαν· καὶ ἐκβοηθείας τινὸς γενομένης πληγέντες ὑπό τε τῶν Ἀντισσαίων καὶ τῶν ἐπικούρων ἀπέθανόν τε πολλοὶ καὶ ἀνεχώρησαν οἱ λοιποὶ κατὰ τάχος. οἱ δὲ Ἀθηναῖοι πυνθανόμενοι ταῦτα, τούς τε Μυτιληναίους τῆς γῆς κρατοῦντας καὶ τοὺς σφετέρους στρατιώτας οὐχ ἱκανοὺς ὄντας εἴργειν, πέμπουσι περὶ τὸ φθινόπωρον ἤδη ἀρχόμενον Πάχητα τὸν Ἐπικούρου στρατηγὸν καὶ χιλίους ὁπλίτας ἑαυτῶν.
TRADUZIONE letterale
Gli abitanti di Mitilene, nello stesso periodo in cui i Lacedemoni si trovavano vicino all'Istmo di Corinto, e le truppe mercenarie facevano una spedizione militare via terra contro Metimna pensando che avesse compiuo un tradimento; e dopo aver attaccato la città (essi), poiché non procedeva come si aspettavano, partirono per Antissa, Pirra ed Ereso. Anche gli abitanti di Metimna, quando quelli (di Mitilene) si ritirarono, facevano una spedizione militare contro Antissa; ma, dal momento che nacque una sortita, (furono) colpiti dagli abitanti di Antissa e dalle truppe mercenarie, molti morirono e i rimanenti si ritirarono velocemente. Gli Ateniesi, essendo venuti a sapere tali cose, cioè che gli abitanti di Mitilene si erano impadroniti della regione e che i soldati di Metimna non erano stati in grado di respingerli, in autunno già iniziato, mandano Pachete, lo stratega di Epicuro, e mille soldati dei loro.
TRADUZIONE libera da altro libro
In quel medesimo periodo, quando gli Spartani confluivano sull'Istmo, gli abitanti di Mitilene, con rinforzi alleati, compirono, per terra, una spedizione contro Metimna, contando su una conquista resa agevole dal tradimento. Ma la città, sebbene l'assalissero con ogni forza, non si piegava com'essi si auguravano: quindi iniziarono la ritirata ad Antissa, Pirra ed Ereso, centri di cui assicurarono l'ordine interno più conforme ai propri interessi e di cui potenziarono le fortificazioni murarie. Seguì sollecito il rientro in patria. Dopo il loro rimpatrio anche i Metimnei presero le armi, contro Antissa: ma un'improvvisa uscita dei difensori di Antissa e di truppe ausiliarie produsse una disfatta ingente e una vasta messe di morti: i superstiti si ritirarono rapidi. Quando arrivarono in Atene le notizie sullo stato delle operazioni in Lesbo, che cioè i cittadini di Mitilene erano padroni delle proprie campagne e che le forze ateniesi erano insufficienti ad arginarne il predominio, si organizzò l'invio al principio ormai dell'autunno, di mille opliti cittadini agli ordini dello stratego Pachete, figlio di Epicuro.