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VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Agon
inizio: Φιλους κτω μη παντας τους της σης
fine: αν αμφιγνοης εχης τους συνδοκιμασοντας
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UN NONNO DISONESTO
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Agon
TRADUZIONE
O giudici, Diodoto e Diogitone erano fratelli, figli dello stesso padre e della stessa madre, e il patrimonio in beni mobili se lo spartirono tra loro, mentre gli immobili li amministravano in comune. Siccome però Diodoto aveva fatto molti soldi grazie al commercio, Diogitone lo convinse a prendere in moglie la sua unica figlia. E gli nacquero due figli maschi ed una figlia femmina. Un po’ di tempo dopo, Diodoto, arruolato fra gli opliti con Trasillo, chiamata presso di sé sua moglie, che gli era anche nipote, nonché il padre di lei, suo suocero e fratello, nello stesso tempo nonno e zio dei suoi figli, convinto che a causa di questi legami di parentela a nessuno più che a lui si addicesse essere giusto nei confronti dei suoi figli, gli consegnò il suo testamento e cinque talenti d’argento in deposito; ma ufficialmente documentò che erano stati dati sette talenti e quaranta mine per investimenti marittim e duemila investite nel Chersoneso. Stabilì poi, nel caso gli succedesse qualcosa, di dare alla moglie un talento e i beni contenuti nella camera da letto, e per dote un talento alla figlia. Alla moglie lasciò in eredità anche venti mine e trenta stateri di Cizico. Svolte queste operazioni e lasciate in casa copie del testamento, partì per una spedizione insieme con Trasillo. Quando quello morì ad Efeso, Diogitone per un certo tempo nascose alla figlia la morte del marito e prese i documenti scritti e sigillati che lui aveva lasciato, sostenendo che sulla base di quei documenti si dovevano riscuotere gli introiti marittimi.
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LA SITUAZIONE POLITICA DEGENERA AD ATENE
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Agon e da test di greco
επειδή δι η μίν ναυμαχία χαί ή συμφορά τη πόλτι ίγίνετο δημο χρατίαςϊτι οναης ό&ίν της ατάαιώς ηρξαν πίντι ιινϋοίΐ έφοροι χατέατ ησ6ιν ίιπά των χαλονμένων ίτιΊ ξων ανναγωγίίς μεν των πολιτών ΐχοντις δε των αυνιαμοτων εναντία 3έ τω υμίτΐρίρ πλή ε πράττοντας ων Έρατοα&ίνης χαί Κριτίας ήσαν ονιοί ίί φνλάςχους τί επί τάς φυίαχιίς χατέατησαν χαί ο τι ΰέοι χιιροτονιϊα&αι χαί ουατινας χρή αρχειν πα ρήγγιλλυν χαί ίΐ τι λλο πράττιιν βοΰίοιντο ύ φιοι ηααν όντως οΰχ νπδ των πολεμίων μόνον άλλα χαί ΰπο τούτων πολιτών ίντων έπιβονλιΰεσ&ε οπής μήτ άγα&ον μηδέν ψηφίαια&ε πολλών τε έν δΐΐίί ϋ οΌ τοΰιο γ ι ΧΜ ήπίαταντο ότι άλλως μίν οΰχ οίοι τι έσονται περινενέα&κί χαχ&ς δε πραττόντων δννήαονται χαί νμ&ς ηγοϊιντο τ άι παρόντων χαχάίν έπι&νμονντας άπαλλαγηναα περί των μελλόντων οΰχ έν&νμήσεσ&αι
TRADUZIONE n. 1
Dopo che c’era stata la battaglia navale disastrosa per la città, mentre ancora sussisteva il regime democratico, dalle cosiddette eterie1 vennero istituiti, e da lì dettero l’avvio al rivolgimento politico, cinque efori, (apparentemente) atti a convocare i cittadini, ma in realtà capi dei congiurati e fautori dell’opposizione alla vostra collettività. Tra questi c’erano Eratostene e Crizia. Questi istituirono dei capi per ogni tribù e ordinavano loro cosa dovevano votare (per alzata di mano) e chi doveva comandare ed erano padroni di fare qualunque altra cosa volessero; così voi venivate ad essere insidiati non solo dai nemici, ma anche da questi che pure erano concittadini, con la conseguenza che voi non avreste preso nessuna decisone positiva e nello stesso tempo vi sareste trovati ad aver mille necessità. Infatti essi sapevano bene che in altre circostanze non sarebbero stati in grado di aver la meglio su di voi, mentre avrebbero potuto farlo, se voi vi foste trovati in condizioni penose; ed erano convinti che voi per il desiderio di liberarvi dai guai presenti, non avreste pensato ai rischi futuri.
traduzione n. 2
Quando ci fu la battaglia navale e la disfatta della cità mentre ancora si era in regime democratico furono creati dai cosidetti "compagni" cinque efori e fu l'occasione da cui presero inizio per il rivolgimento politico, con il compito di procurarsi il favore dei cittadini, di guidare i congiurati e di agire contro la democrazia, di essi facevano parte Eratostene e Crizia. Essi imposero ad ogni tribù dei filarchi, davano disposizioni su come bisognava votare e su chi doveva ricoprire le cariche ed erano padroni di fare qualsiasi altra cosa volessero così non solo da parte dei nemici ma anche da parte di costoro che erano vostri concittadini si tramava contro di voi per non farvi prendere alcuna buona decisione e per ridurvi in grave stato di indigenza. Infatti sapevano bene che in altro modo non sarebbero riusciti ad avere ragione di voi ma che se vi foste trovati in difficoltà ce l'avrebbero fatta. E pensavano che voi desiderando liberarvi dai mali presenti non vi sareste dati pensiero di quelli a venire
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SONO MALFATTORI I FREQUENTATORI
DELLE BOTTEGHE?
Versione greco Lisia traduzione libro Agon
Ἔτι δὲ καὶ συλλέγεσθαί φησιν ἀνθρώπους ὡς ἐμὲ πονηροὺς καὶ πολλούς, οἳ τὰ μὲν ἑαυτῶν ἀνηλώκασι, τοῖς δὲ τὰ σφέτερα σῴζειν βουλομένοις ἐπιβουλεύουσιν. ὑμεῖς δὲ ἐνθυμήθητε πάντες ὅτι ταῦτα λέγων οὐδὲν ἐμοῦ κατηγορεῖ μᾶλλον ἢ τῶν ἄλλων ὅσοι τέχνας ἔχουσιν, οὐδὲ τῶν ὡς ἐμὲ εἰσιόντων μᾶλλον ἢ τῶν ὡς τοὺς ἄλλους δημιουργούς. ἕκαστος γὰρ ὑμῶν εἴθισται προσφοιτᾶν ὁ μὲν πρὸς μυροπώλιον, ὁ δὲ πρὸς κουρεῖον, ὁ δὲ πρὸς σκυτοτομεῖον, ὁ δ᾽ ὅποι ἂν τύχῃ, καὶ πλεῖστοι μὲν ὡς τοὺς ἐγγυτάτω τῆς ἀγορᾶς κατεσκευασμένους, ἐλάχιστοι δὲ ὡς τοὺς πλεῖστον ἀπέχοντας αὐτῆς· ὥστ᾽ εἴ τις ὑμῶν πονηρίαν καταγνώσε ται τῶν ὡς ἐμὲ εἰσιόντων, δῆλον ὅτι καὶ τῶν παρὰ τοῖς ἄλλοις διατριβόντων· εἰ δὲ κἀκείνων, ἁπάντων Ἀθηναίων· ἅπαντες γὰρ εἴθισθε προσφοιτᾶν καὶ διατρίβειν ἁμοῦ γέ που.
Inoltre dice che si raccolgono alla mia bottega uomini malvagi e numerosi che hanno dissipato le loro ricchezze da un lato, e dall’altro cospirano contro coloro che vogliono salvare le loro; ma voi tutti meditate che facendo questa accusa non mi accusa per nulla più degli altri che possiedono un’attività né più di coloro che entrano da me più che nella bottega di altri artigiani. Infatti ciascuno di voi è abituato a recarsi chi dal profumiere, chi dal barbiere, chi dal calzolaio, chi dovunque capiti, e moltissimi di quelli disposti vicinissimi alla piazza, pochissimi da coloro che ne distano moltissimo, così che se qualcuno di voi accusa di malvagità quelli che vengono da me, è chiaro che accuserà anche quelli che si fermano nelle altre botteghe; se però qualcuno di voi accuserà anche loro, accuserà tutti gli Ateniesi; infatti tutti voi usate recarvi e frequentare qualunque altro luogo in ogni caso.
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ESORDIO DELL'ORAZIONE CONTRO I MERCANTI DI GRANO
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Agon
TRADUZIONE
Molti sono venuti da me, o giudici, meravigliandosi che io nell’assemblea accusassi i mercanti di grano e affermando che voi, se credete che essi siano in torto al massimo grado, non di meno credete che anche coloro che fanno sentire la loro voce contro costoro siano calunniatori. Perciò intendo parlare prima di tutto dei motivi per cui mi sono visto costretto ad accusarli. Quando i membri del Pritaneo all’assemblea riferirono su di loro1, questi2 si indignarono con loro3 a tal punto che alcuni dei consiglieri affermavano che occorreva consegnarli agli Undici4 senza sottoporli a giudizio perché venissero condannati a morte. Io invece, convinto che fosse pericoloso che l’assemblea prendesse l’abitudine a tali provvedimenti, alzatomi in piedi dissi che mi pareva giusto giudicare i mercanti di grano secondo la legge, ritenendo che, se pure essi avevano commesso azioni degne della pena di morte, voi non meno di noi avreste emesso una giusta sentenza, ma se non erano colpevoli di nessuna colpa, essi non dovevano essere condannati a morte senza una procedura regolare. E siccome l’assemblea si lasciò convincere di questo, alcuni cominciarono a calunniarmi, sostenendo che io pronunciavo queste parole per salvare i mercanti. Pertanto io di fronte all’assemblea, quando era affidato a loro il giudizio, mi difesi sulla base dei fatti. Mentre gli altri se ne stavano in silenzio, io alzatomi in piedi li accusai e così chiarii a tutti che non parlavo prendendo le loro difese, ma quelle delle leggi vigenti. È per questo dunque che presi la parola, per timore delle accuse; ritengo d’altra parte vergognoso smettere prima che voi decidiate su di loro qualsiasi cosa vogliate.