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Serenità di Socrate di fronte alla morte
Versione greco Platone traduzione libro Agon
Μὴ θορυβεῖτε, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, ἀλλ’ ἐμμείνατέ μοι οἷς ἐδεήθην ὑμῶν, μὴ θορυβεῖν ἐφ’ οἷς ἂν λέγω ἀλλ’ ἀκούειν· καὶ γάρ, ὡς ἐγὼ οἶμαι, ὀνήσεσθε ἀκούοντες. Μέλλω γὰρ οὖν ἄττα ὑμῖν ἐρεῖν καὶ ἄλλα ἐφ’ οἷς ἴσως βοήσεσθε· ἀλλὰ μηδαμῶς ποιεῖτε τοῦτο. Εὖ γὰρ ἴστε, ἐάν με ἀποκτείνητε τοιοῦτον ὄντα οἷον ἐγὼ λέγω, οὐκ ἐμὲ μείζω βλάψετε ἢ ὑμᾶς αὐτούς· ἐμὲ μὲν γὰρ οὐδὲν ἂν βλάψειεν οὔτε Μέλητος οὔτε Ἄνυτος, οὐ γὰρ οἴομαι θεμιτὸν εἶναι ἀμείνονι ἀνδρὶ ὑπὸ χείρονος βλάπτεσθαι.
Non interrompetemi, cittadini, vi prego, non protestate per quello che dico, ma vogliate ancora ascoltarmi ché, oltretutto, ne potrete, io penso, trarre profitto. Ciò che sto per dirvi vi farà gridare, ma non lo fate, vi prego. Se mi condannerete a morte, poiché sono quel che vi ho detto, voi non danneggerete me più che voi stessi. Nessun danno possono, infatti, arrecarmi né Meleto, né Anito. Non lo possono perché non credo che un malvagio possa fare del male a un uomo buono.
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La moglie di Candaule I e II
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro AGON
ὁ δὲ Κανδαύλης, ἐπεὶ ἐδόκεε ὥρη τῆς κοίτης εἶναι, ἤγαγε τὸν Γύγην ἐς τὸ οἴκημα, καὶ μετὰ ταῦτα αὐτίκα παρῆν καὶ ἡ γυνή· ἐσελθοῦσαν δὲ καὶ τιθεῖσαν τὰ εἵματα ἐθηεῖτο ὁ Γύγης. Ὡς δὲ κατὰ νώτου ἐγένετο ἰούσης τῆς γυναικὸς ἐς τὴν κοίτην, ὑπεκδὺς ἐχώρεε ἔξω. Καὶ ἡ γυνὴ ἐπορᾷ μιν ἐξιόντα. Μαθοῦσα δὲ τὸ ποιηθὲν ἐκ τοῦ ἀνδρὸς οὔτε ἀνέβωσε αἰσχυνθεῖσα οὔτε ἔδοξε μαθεῖν, ἐν νόῳ ἔχουσα τείσεσθαι τὸν Κανδαύλην· παρὰ γὰρ τοῖσι Λυδοῖσι, σχεδὸν δὲ καὶ παρὰ τοῖσι ἄλλοισι βαρβάροισι, καὶ ἄνδρα ὀφθῆναι γυμνὸν ἐς αἰσχύνην μεγάλην φέρει. Τότε μὲν δὴ οὕτως οὐδὲν δηλώσασα ἡσυχίην εἶχε· ὡς δὲ ἡμέρη τάχιστα ἐγεγόνεε, τῶν οἰκετέων τοὺς μάλιστα ὥρα πιστοὺς ἐόντας ἑωυτῇ ἑτοίμους ποιησαμένη, ἐκάλεε τὸν Γύγην. Ὁ δὲ οὐδὲν δοκέων αὐτὴν τῶν πρηχθέντων ἐπίστασθαι ἦλθε καλεόμενος· ἐώθεε γὰρ καὶ πρόσθε, ὅκως ἡ βασίλεια καλέοι, φοιτᾶν.
TRADUZIONE parte I
Candaule, quando gli parve ora di andare a dormire, condusse Gige nella sua camera; subito dopo comparve anche la moglie: Gige la osservò mentre entrava e posava i propri vestiti. Appena la donna si voltò per avvicinarsi al letto, dandogli le spalle, Gige uscì dal nascondiglio e si allontanò; lei lo scorse mentre usciva, ma, pur avendo compreso il misfatto del marito, invece di gridare per la vergogna, finse di non essersi accorta di niente, con l’intenzione però di vendicarsi di Candaule. Bisogna sapere che presso i Lidi, come presso quasi tutti gli altri barbari, è grande motivo di vergogna persino che sia visto nudo un uomo. Sul momento non lasciò trasparire nulla e rimase tranquilla; ma non appena fu giorno diede istruzioni ai servi che vedeva a sé più fedeli e mandò a chiamare Gige. Gige credeva che lei ignorasse l’accaduto e si presentò subito: era abituato anche prima ad accorrere ogni volta che la regina lo chiamava
PARTE II
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LA LINGUA DI LISIA
VERSIONE DI GRECO TRADUZIONE dal libro Agon
Egli è nello stile particolarmente puro ed il modello migliore della lingua attica, non di quella antica che hanno usato Platone e Tucidide, ma di quella in uso comunemente a quel tempo, come è possibile ricavare attraverso le orazioni di Andocide e Crizia e numerosi altri. Sotto questo aspetto invero, che è il primo e il più importante in ambito oratorio, intendo dire la purezza di linguaggio, nessuno dei posteri riuscì a superarlo, ma molti non seppero neanche imitarne le capacità tranne solo Isocrate; da Lisia in poi infatti mi sembra proprio che questo sia stato tra gli altri il più puro nella scelta e nell’uso dei vocaboli. In questo oratore trovo altresì questa sola qualità che meriti ammirazione e imitazione e mi sentirei di consigliare a chi vuole scrivere o parlare in un linguaggio puro di proporsi quell’oratore come modello di tale qualità.
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L'ELOQUENZA DI DEMOSTENE
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro Agon
TRADUZIONE
Quando prendo in esame una delle orazioni di Demostene, mi sento come invasato e trascinato qua e là, passando da un sentimento all’altro, incredulità, inquietudine, paura, disprezzo, odio, pietà, simpatia, ira, invidia, insomma provando di volta in volta tutti i diversi sentimenti, che per natura sono in grado di prevalere sulla razionalità umana: e non mi sembra di esser per niente diverso da coloro che celebrano il culto di Cibele e i riti orgiastici dei Coribanti e cose simili a queste, sia che quelli recepiscano le numerose e varie immagini dietro lo stimolo di profumi o di suoni o dell’ispirazione dei loro demoni. E talvolta riflettendo mi sono anche chiesto che effetto mai fosse naturale che subissero gli uomini di quel tempo, quando ascoltavano l’oratore pronunciare queste orazioni.
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POETI LONGEVI
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro Agon
TRADUZIONE
Il poeta tragico Sofocle, mangiando un acino d’uva, morì soffocato all’età di novantacinque anni. Questi, verso la fine della vita, citato in giudizio dal figlio Iofonte con l’accusa di essere rimbecillito, di fronte ai giudici lesse il suo Edipo a Colono, dimostrando attraverso la tragedia come fosse sano di mente, tanto che i giudici ammirarono oltremodo lui, mentre accusarono suo figlio di follia. Il poeta comico Cratino visse fino a novantasette anni e verso la fine della vita, dopo aver messo in scena la Bottiglia e dopo aver ottenuto la vittoria, morì di lì a poco. Anche Filemone, poeta comico proprio come Cratino, all’età di novantasette anni, se ne stava tranquillo disteso sul letto, ma, visto un asino che mangiava i fichi preparati per lui, scoppiò a ridere, poi chiamato un servo, sempre ridendo a crepapelle, gli disse di dare da bere all’asino del vino puro e soffocando per il riso morì. Si dice che anche Epicarmo, autore di commedie, sia vissuto novantasette anni. Anacreonte, poeta lirico, visse ottantacinque anni e così Stesicoro, anche lui poeta lirico, mentre Simonide di Ceo oltre novant’anni.