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La volpe e il taglialegna
versione greco Esopo n. 112 pag. 74 gymnasion n. 2
Αλωπηξ, τους κυνηγους φευγουσα, ως εθεασατο δρυτομον τινα, τουτον ικετευεν αυτην κατακρυψαι. Ο δε αυτη παρηνεσεν εν τη εαυτου καλυβη κρυβηναι. Μετ' ου πολυ δε παραγιγνονται οι κυνηγοι και του δρυτομου πυνθανονται ει εθεασατο αλωπεκα εκεινη παρερχομενην, κακεινος τη μεν φωνη ηρνειτο αυτην θεασασθαι, τη δε χειρι νευων εσημαινεν οπου η αλωπηξ κρυπτη ειη. Των δε τον νουν ου προσεχοντοαν οις ενευεν, οις δε ελεγε πιστευοντων, η αλωπηξ, επειδη οι κυνηγοι απηλλαγησαν, απροσφωνητι επορευετο. Μεμφομενου δε αυτην του δρυτομου, οτι, καιπερ υπ' αυτου διασωθεισα, ουδε αυτω ευχαριστησεν, απεκρινατο· «Εγω μην ευχαριστουν αν σοι, ει μη ειχες τα της χειρος εργα τοις λογοις ανομοια».
Traduzione da gymnasion n. 1
una volpe, scappando dai cacciatori, come vide un taglialegna, lo supplicò di nasconderla. Quello la esortò a nascondersi nella sua capanna. I cacciatori sopraggiunsero dopo non molto tempo e si informarono dal taglialegna se avesse visto arrivare la volpe là, e quello negò con la voce di averla vista, ma con la mano indicò accennando dove la volpe era nascosta. Essi non prestando attenzione ai cenni che faceva ma credendo a ciò che diceva, la volpe dopo che i cacciatori si allontanarono, se ne andò senza rivolgere parola. Il taglialegna biasimandola per il fatto che sebbene fosse stata salvata da questa non gli mostrava riconoscenza, rispose: "io certamente avrei dimostrato riconoscenza a te se non avessi avuto i gesti della mano diversi da quelli delle parole".
Traduzione da gymnasion n. 2
Una volpe essenso sfuggita ai cacciatori come (quando) vide un taglialegna lo supplicava di nasconderla. Ed egli la esortò a nascondersi nella sua capanna. Dopo non molto arrivano i cacciatori e chiedono al taglialegna se ha visto (se avesse visto) una volpe che passava per di là e quello negava con la voce di averla vista facendo segno con la mano indicava dove fosse (era) nascosta la volpe. Essi non prestando attenzione alle cose che indicava ma credendo alle cose che diceva, la volpe dopo che i cacciatori si allontanarono, andava via senza rivolgere parola. Biasimandola il taglialegna perché (per il fatto che) sebbene essendo stata salvata da lui non gli mostrava riconoscenza rispose: “io certamente dimostravo riconoscenza a te se tu non avevi i gesti della mano diversi dalle parole”.
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Il padre e le figlie: una situazione drammatica VERSIONE GRECO Libro: Antropoi
Un tale che aveva due figlie, ne diede in moglie una un ortolano e l’altra a un vasaio. Dopo un po’ di tempo, andò dalla prima e le chiese come stava e come andavano i loro affari. Ella rispose che tutto andava bene, e che aveva solo una cosa da chiedere agli dèi: temporali e piogge per innaffiare gli ortaggi. Poi il padre andò da quella che era moglie del vasaio e anche a lei chiese come andassero le cose. Questa rispose che non aveva bisogno di nulla, e che pregava soltanto che durasse il tempo sereno e un bel sole per seccare il vasellame. « E io”, esclamò allora il padre, “ per chi dovrò mai pregare, se tu chiedi il sereno e tua sorella la pioggia?”Così, se si mette mano contemporaneamente a due imprese contrastanti, è naturale che vadano male l’una e altra.
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LA DONNA E IL MARITO UBRIACONE Versione di greco di Esopo Dal libro Kata Logon e altri libri
Γυνή και ανήρ μέθυσος - Αἰσώπου Μῦθοι
Γυνή τις ἄνδρα μέθυσον εἶχε· τοῦ δὲ πάθους αὐτὸν ἀπαλλάξαι θέλουσα τοιόνδε τι σοφίζεται. Κεκαρωμένον γὰρ αὐτὸν ὑπὸ τῆς μέθης παρατηρήσασα καὶ νεκροῦ δίκην ἀναισθητοῦντα ἐπ᾿ ὤμων ἄρασα ἐπὶ τὸ πολυάνδριον ἀπενεγκοῦσα κατέθετο καὶ ἀπῆλθεν. Ἡνίκα δ᾿ αὐτον ἤδη ἀνανήφειν ἐστοχάσατο, προσελθοῦσα τὴν θύραν ἔκοπτε τοῦ πολυανδρίου. Ἐκείνου δὲ φήσαντος· "Τίς ὁ τὴν θύραν κόπτων; " ἡ γυνὴ ἀπεκρίνατο· " Ὁ τοῖς νεκροῖς τὰ σιτία κομίζων ἐγὼ πάρειμι. " Κἀκεῖνος· "Μή μοι φαγεῖν, ἀλλὰ πιεῖν, ὦ βέλτιστε, μᾶλλον προσένεγκε· λυπεῖς γάρ με βρώσεως, ἀλλὰ μὴ πόσεως μνημονεύων. " Ἡ δὲ τὸ στῆθος πατάξασα· "Οἴμοι τῇ δυστήνῳ, " φησίν· "οὐδὲν γὰρ οὐδὲ σοφισαμένη ὤνησα· σὺ γάρ, ἄνερ, οὐμόνον οὐκ ἐπαιδεύθης, ἀλλὰ καὶ χείρων σαυτοῦ γέγονας, εἰς ἕξιν σοι καταστάντος τοῦ πάθους. " Ὁ μῦθος δηλοῖ ὅτι οὐ δεῖ ταῖς κακαῖς πράξεσιν ἐγχρονίζειν. Ἔστι γὰρ ὅτε καὶ μὴ θέλοντι τῷ ἀνθρώπῳ τὸ ἔθος ἐπιτίθεται
TraduzioneUna donna che aveva il marito sempre ubriaco, volendo correggerlo del suo vizio, escogitò una trovata di questo genere. Aspettò che egli fosse tanto inebetito per la sbornia da essere insensibile come un morto, e, caricatolo sulle spalle, lo portò al cimitero, lo mise giù, e se ne andò. Quando suppose che avesse smaltito la sbornia, ritornò e bussò alla porta del cimitero. “ Chi bussa?”, chiese lui. E la donna: “Sono quello che porta da mangiare ai morti”. E l’altro: “Ma no, mio caro, non da mangiare; portami da bere, piuttosto. Mi strazi l’anima a parlar di mangiare e non di bere”. Allora la moglie, battendosi il petto, esclamò: “Me disgraziata! Tutta la astuzia non m’ha servito a nulla: tu, caro il mio marito, non solo non ti sei corretto, ma sei diventato peggiore di prima, perché il tuo vizio è ormai una seconda natura”. La favola mostra che non bisogna persistere nei costumi, perché viene un momento in cui l’abitudine si impone a un uomo anche contro la sua volontà.
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Eracle ed Atena versione greco e traduzione
Συνεβαινε διά στενης οδου οδεύειν ποτὲ τὸν Ήρακλέα Βλέπων δὲ επί γης μηλῳ ομοιόν τι, επειρατο (=ετειράετο) συντρίβειν. Ώς δέ εβλεπε μηλον διπλουν γιγνεσθαι, ετι μαλλον επέβαινεν και τω ροπάλω επαιεν. Τό δέ, ϕυσώμενον (=ϕυσαόμενον) εις μέγεθος, την οδόν απέϕρασσεν. Ό δέ Ήρακλης, ριπτω τό ρόπαλον ιστατο θαυμάζων. Άθηνα δέ αυτω (=τῳ Ήπακλει) επιϕαυομενη, εϕη τῳ αδελϕῳ. " αυου ᾦ Ήρακλεις το μηλον νεικος τε και ερις εστιν αν τις αυτο (=το μηλον) καταλειπη αμαχητον, μενει οιον ην πρωτον εν δε ταις μαχαις ουτως οιδειται (=οιδεεται)". Ό λογος δηλοι (=δηλοει) οτι αι μαχαι και αι εριδες αιτιαι βλαβης υπαρχουσιν.
Eracle camminava per una strada stretta. Vedendo a terra qualcosa di simile a un frutto, cercò di spezzarla; questa subito diventò doppia. Tuttavia Eracle la percosse di più e la colpì con la clava. Quella si gonfiò ancora di più e gli sbarrò la strada. Eracle allora, gettando la clava, restava meravigliato. A quel punto Atena, apparendogli, gli disse: "Smettila, fratello; questa è la Discordia. Se uno la lascia stare, senza combatterla, rimane quale era prima; nelle battaglie, invece, così si gonfia". La favola mostra che è chiaro che le battaglie e le contese sono causa di grande danno.
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La gatta innamorata
versione di greco di Esopo
traduzione da gymnasion 1 a pagina 152
Una gatta, che era innamorata di un bellissimo giovane, pregava continuamente Afrodite affinché la trasformasse in una fanciulla. Finalmente la dèa, avendo compassione di questa, cedendo dunque alle preghiere, la trasformava in una graziosa ragazza. Così il giovane, vedendola e essendo a sua volta vinto dall'amore, la portava felice a casa presso di sè. Successivamente Afrodite, volendo sapere se la gatta avesse cambiato oltre al corpo anche il carattere, buttava un topo in mezzo alla stanza: la gatta, dimenticandosi delle circostanzei, balzata e correndo per la stanza come abitudine dei gatti, inseguiva il topo, desvolendo catturarlo per mangiarlo. La dèa, sdegnata contro di lei, la trasformava di nuovo nell'antica natura. La favola insegna che quelli fra gli uomini malvagi di indole, anche se mutano natura, non cambiano affatto il carattere.
Traduzione di altro utente
Una gatta, innamorata di un bel giovinetto, pregava Afrodite di trasformarla in una donna. E la dèa, avendo compassione della sua sofferenza, la trasformò1 in una graziosa ragazza. Dunque il giovane, innamorato della sua bellezza, la portò1 a casa sua, con l'intenzione di sposarla. Mentre essi erano seduti nella camera da letto, Afrodite, volendo sapere se, cambiando l'aspetto fisico2, la gatta avesse cambiato1 anche il carattere, buttò un topo in mezzo (alla stanza). Ed essa, dimenticandosi delle (circostanze) presenti, alzatasi dal letto, inseguiva il topo, desiderosa di mangiarlo. Allora la dèa, sdegnata contro di lei, la trasformò di nuovo nell'antica natura. La favola insegna che quelli fra gli uomini (che sono) malvagi di indole, anche se mutano natura, non cambiano affatto il (loro) carattere.
Ancora altra proposta di traduzione di altro utente
Una gatta, essendosi innamorata di un bellissimo giovane, pregava continuamente afrodite di trasformarla in una fanciulla. Infine avendo dunque la dea compassione di lei, cedendo alle sue preghiere, la trasformava in una graziosa fanciulla; cosi' il giovane vedendola e innamorandosene a sua volta, la conduceva contento a casa sua. Piu' tardi afrodite, volendo sapere se insieme al corpo la gatta avesse cambiato anche l'indole, faceva entrare un topo al centro della stanza : la gatta, dimentica della sua nuova condizione, balzando e correndo per la stanza secondo l'abitudine dei gatti, inseguiva il topo volendo catturarlo per mangiarlo. La dea allora, adirandosi con lei, la mutava di nuovo nella sua vecchia natura. Cosi' anche quelli tra gli uomini che sono di cattiva natura, se anche cambiano aspetto, non cambiano la natura ne' le abitudini.