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La donnola e il gallo VERSIONE DI GRECO di Esopo
Una donnola, avendo catturato un gallo, volle mangiarlo con una ragione plausibile. E dunque lo accusava di essere fastidioso per gli uomini, cantando di notte e non permettendo loro di prendere sonno. Difendendosi quello, dicendo che lo faceva a vantaggio di quelli, al fine di svegliarli per i lavori consueti, di nuovo la donnola gli rivolgeva l'accusa di essere empio per natura, avendo rapporti con la madre e le sorelle. Avendo quello detto che faceva anche questo a vantaggio dei padroni, in quanto da ciò venivano fatte loro molte uova, la donnola, dopo aver ribattuto: "Ma se tu disponi di molte belle giustificazioni, io invero non rimarrò senza cibo", lo divorò. La favola dimostra che la natura malvagia, determinata a far del male, qualora non possa fare il male con una bella maschera, lo fa a viso aperto. testo greco della versione
Testo greco della versione
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La formica
VERSIONE DI GRECO di Esopo
Ό μυρμηξ πάλαι άνθρωπος ην, και την γεωργίαν έσπευδεν. Ουκ έβιότευε δε τωι-δίφ έργω και πόνοις, αλλά, ως κλώψ, τους των πλησίων καρπούς ύφηρεΐτο. Διό ό Όλύμπιος αγανακτεί και τον κλώπα δια την πλεονεξίαν κολάζει και εις μικρόν ζωδάριον μεταμορφοι, μύρμηκα ονομαζρμρ. νργ^παντελώς όμοιο^αισχρ^σκώληκι Ό μυρμηξ ούν την μορφην μεν μετεβαλλετο, την δε συνήθειαν ουδέ τους τρόπους ουκ ήλλασσεν έτι και νυν γαρ κατά τάς άρούρας περιέρχεται, και τους των άλλων πύρους και κριθάς συλλέγει, και βιοτεύει τοις άλλοτρίοις πόνοις χρώμενος. Ό λόγος δήλοι ότι οι πονηροί, ει και κολάζονται, τους τρόπους ου μεταβάλλονται.
Un tempo, quella che oggi è la formica era un uomo che attendeva all’agricoltura e, non contento del frutto del proprio lavoro, guardava con invidia quello degli altri e continuava a rubare il raccolto dei vicini. Sdegnato della sua avidità, Zeus lo trasformò in quell’insetto che chiamiamo formica; ma esso, mutata natura, non mutò costumi, perché anche oggi gira per i campi, raccoglie il grano e l’orzo altrui e li mette in serbo per sé.
La favola mostra che chi è cattivo di natura, anche se è gravemente punito, non muta costumi.
altra proposta di traduzione
La formica anticamente era un uomo, e si adoperava per l'agricoltura, non viveva però della propria opera e di fatiche, ma, come un ladro rubava i prodotti del vicino. Perciò Zeus si indisna a punisce il ladro per l'aspirazione ad avere di più e lo trasforma in un piccolo animaletto, che è chiamato formica, interamente uguale a un brutto verme. La formica quindi cambiava aspetto, non cambiava però l'abitudine e le maniere: ancora, anche oggi, infatti gira per i campi, raccoglie il frumento degli altri e l'orzo e vive servendosi delle fatiche altrui. La favola insegna che i maligni, anche se vengono puniti, non cambiano le maniere.
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La formica
VERSIONE DI GRECO di Esopo
Traduzioen dal libro i greci e noi
Inizio ο μυρμηξ το παλαιον ανθρωπος ην και την γεωργἱαν εσπευδεν ... Fine των αλλοτριων εργασιων φυλαξ εστιν
La formica un tempo era un uomo e si dava da fare nell'agricoltura ma non si serviva delle proprie fatiche e, come un ladro, rubava i frutti degli amici. Zeus lo puniva per la prepotenza e lo trasformava in animale che chiamava formica e lo rendeva simile ad un piccolo verme.
Quelloera cambiato nell'aspetto ma non cambiava nell'abitudine; infatti fin da ora va in giro
per le terre coltivate e raccoglie le fatiche degli altri ed e' custode dei lavori altrui.
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L'uomo che spezzò la statua VERSIONE DI GRECO di Esopo TRADUZIONE dal libro Verso Itaca
(Anna Maria Giannetto-Zanichelli) versione pag. 84 n° 65.
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La volpe e il leone
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libroEllenisti
numero 12 pag 159 dal libro Ellenisti esercizi 2° edizione
Qui trovi quella del libro VERSO ITACA
Una volpe non avendo mai visto un leone quando si imbattè in lui per caso, per prima cosa vedendolo si impaurì cosicchè per poco non moriva. La seconda volta imbattendosi ancora in lui si spaventò, ma non come la prima volta. La terza volta vedendolo ebbe coraggio cosìcch avvicinatasi parlò con lui. La favola insegna che l'abitudine mitiga anche le cose temibili.
Traduzione da altro utente
una volpe che non aveva mia visto un leone dopo che per sorta gli andò in contro, vedendolo per la prima volta, fu impaurito quasi da morire. la seconda volta, imbattendosi in lui, fu spaventato, ma non come la prima volta. la terza, guardandolo, si prese così di coraggio da disputarlo. la favola dimostra che la consuetudine calma anche il più pauroso degli avvenimenti.