- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni di greco di ESOPO
- Visite: 7
La cornacchia e il corvo
Versione greco traduzione libro Triakonta
La cornacchia essendo invidiosa di un corvo poiché esso dava oracoli per mezzo dell'osservazione del volo degli uccelli, prevedeva il futuro ed era perciò noto, si mise in testa di fare la stessa cosa. E quindi avendo visto passare i passanti, era volata su un albero e stando ferma là, iniziò a gracchiare a tutte le porte. Al suono della voce quelli essendosi girati spaventati ma uno disse subito: ''Suvvia, nulla amici, andiamo anche avanti. E' infatti una cornacchia che urlando non augura niente''. Così pure tra gli uomini chi si mette a fare a gara con i più forti non riesce a raggiungere le cose, si guadagna la beffa.
Traduzione n. 2
La cornacchia, gelosa del corvo, che dà auspici agli uomini, prevede il futuro ed è perciò da essi invocato come testimone, si mise in testa di fare altrettanto. Vedendo passare dei viandanti, volò su un albero e piantatasi là, cominciò a gracchiare a tutta forza. Al suono della sua voce, qli si volsero spaventati, ma uno disse dubito: "Amici andiamo pure avanti. E' soltanto una cornacchia e le sue grida non significano nulla" Così anche tra gli uomini, chi si mette a gareggiare coi più potenti di lui non solo non riesce ad eguagliarli, ma si guadagna anche le beffe.
Clicca qui per la versione diversa dal libro greco nuova edizione
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni di greco di ESOPO
- Visite: 8
La ricchezza dell'avaro
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE dal libro I greci: la lingua e la cultura
Φιλαργυρος τις, απασαν αυτου την ουσιαν Εξαργυριοσαμενος και χρυσουν βωλον ποιησας, εν τινι τοπω κατωρυξε συγκατορυξας εκει και την ψυχην εαυτου και τον νουν, και καθ ημεραν ερχομενος αυτον εβλετε. Των δε εργατων τις αυτον παρατηρησας και το πραγμα συννοησας, ανορυξας τον βωλον εχκεψε. Μετα δε ταυτα κακεινος ελθων και κενον τον τοπον ιδων και την αιτιαν πυθομενος «Μη ουτως, εφη, ω ουτος, αθυμει. Ουδε γαρ εχων τον χρυσον ειχες. Λιθον ουν αντι χρυσου κρυψον και νομιζε σοι τον χρυσον ειναι. Την αθτην γαρ σοι πληρωσει χρειαν ως ορω γαρ, ουδ οτε ο χρυσος ην, εν χρησει ησθα του κτηματος»Ο μυθος δηλοι οτι ουδεν η κτησις, εαν μη η χρησισ προση.
Un avaro, avendo trasformato in argento tutti i suoi averi e avendo fatto una palla d'oro, seppellì (ciò) in un luogo e così facendo vi seppellì anche la sua anima e la sua mente e ogni giorno andando lì la guardava. Un lavoratore avendolo osservato e avendo capito il fatto, dissotterrò la palla e la rubò. Dopo queste cose l'altro venendo e vedendo il nascondiglio vuoto cominciò a piangere e a strapparsi i capelli. Un tale, avendolo visto piangere così e avendo appreso il motivo disse: "Tu, non scorraggiarti così; infatti nemmeno quando avevi l'oro l'avevi. Dunque, nascondi una pietra al posto dell'oro e fa conto di averlo: ti renderà lo stesso servizio; infatti, come vedo, nemmeno quando c'era l'oro, ti servivi di quel bene". La storia insegna che il possesso non è niente, se non c'è anche l'utilità.
Traduzione numero 2
Un avaro, avendo convertito in denaro tutto il suo patrimonio e avendo realizzato una pepita d'oro, la seppellì in un luogo avendo seppellito là insieme anche la sua anima e la sua mente, e giungendo ogni giorno la osservava. Ma uno dei lavoratori, avendolo visto e avendo compreso il fatto, dopo aver disseppellito la pepita la portò via. Dopo ciò quando anche quello giunse e trovò vuoto il luogo e avendogli chiesto il motivo, "non essere così scoraggiato", disse, "infatti, nemmeno quando avevi l'oro, lo avevi. Ma sotterra una pietra al posto dell'oro e fai finta che hai ancora l'oro. Infatti, ti fornirà la stessa utilità: come vedo, infatti, nemmeno quando c'era l'oro eri in uso del possesso (te ne servivi)" La favola mostra che nulla è il possesso se non si aggiunge l'uso.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni di greco di ESOPO
- Visite: 6
UN UCCELLINO E UN PIPISTRELLO
Versione greco Esopo e traduzione
Βωταλις από τινος θυριδος κρεμαμενη νυκτος ηδε Νυκετερις δε εξηκρουσε αυτης την φωνην και προσελθουσα επυνθανετο απ αυτης την αιτιαν δι ην ημερας μεν ησυρχαζει, νυκτωρ δε αδει. Της δε λεγουσης ως ου ματην τουτο πραττει (ημερας γαρ ποτε αδουσα συνεληφθη, διο απ εκεινου εσωφρονισθη, η νυκτερις ειπεν Αλλ ου νυν σε δει φυλαττεσθαι, οτε ουδεν οφελος εστι, τοτε δε πριν η συλληφθηναι. Ο λογος δηλοι οτι επι τοις ατυχημασι μετανοια ανωφελης καθεστηκεν.
Un uccellino di notte, pendendo da una finestra cantava. La voce di questo era giunto al pipistrello ed essendo arrivata (la voce) si era chiesto il motivo per cui di giorno questo era in silenzio e di notte cantava che fa ciò non inutilmente (infatti poiché di giorno mentre cantava fu catturato). Il pipistrello disse: "Ma tu non hai bisogno di stare attento, quando non c'è alcun bisogno. Il discorso dice che il ripensamento inutile porta alle colpe.
La versione di sopra è un adattamento della favola originale di Esopo che trovi qui sotto:
Un uccellino, appeso fuori d'una finestra, cantava di notte. Un pipistrello, udendone la voce, si avvicinò e gli chiese per quale ragione stesse zitto di giorno e gorgheggiasse di notte. E quello gli rispose che c'era il suo perché: "Quando mi catturarono, era di giorno e io stavo cantando. Da allora sono diventato prudente". E il pipistrello (disse): "Ma perché star in guardia ora che non ti serve più a nulla ? Dovevi farlo prima che ti catturassero". La favola mostra che, quando le disgrazie sono avvenute, il pentimento diventa inutile.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni di greco di ESOPO
- Visite: 6
Storia della formica
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Scholè
Ό μυρμηξ πάλαι άνθρωπος ην, και την γεωργίαν έσπευδεν. Ουκ έβιότευε δε τωι-δίφ έργω και πόνοις, αλλά, ως κλώψ, τους των πλησίων καρπούς ύφηρεΐτο. Διό ό Όλύμπιος αγανακτεί και τον κλώπα δια την πλεονεξίαν κολάζει και εις μικρόν ζωδάριον μεταμορφοι, μύρμηκα ονομαζρμρ. νργ^παντελώς όμοιο^αισχρ^σκώληκι Ό μυρμηξ ούν την μορφην μεν μετεβαλλετο, την δε συνήθειαν ουδέ τους τρόπους ουκ ήλλασσεν έτι και νυν γαρ κατά τάς άρούρας περιέρχεται, και τους των άλλων πύρους και κριθάς συλλέγει, και βιοτεύει τοις άλλοτρίοις πόνοις χρώμενος. Ό λόγος δήλοι ότι3 οι πονηροί, ει και κολάζονται, τους τρόπους ου μεταβάλλονται.
TRADUZIONE
Un tempo, quella che oggi è la formica era un uomo che attendeva all’agricoltura e, non contento del frutto del proprio lavoro, guardava con invidia quello degli altri e continuava a rubare il raccolto dei vicini. Sdegnato della sua avidità, Zeus lo trasformò in quell’insetto che chiamiamo formica; ma esso, mutata natura, non mutò costumi, perché anche oggi gira per i campi, raccoglie il grano e l’orzo altrui e li mette in serbo per sé. La favola mostra che chi è cattivo di natura, anche se è gravemente punito, non muta costumi.
VERSIONE DI UN ALTRO UTENTE
La formica anticamente era un uomo, e si adoperava per l'agricoltura, non viveva però della propria opera e di fatiche, ma, come un ladro rubava i prodotti del vicino. Perciò Zeus si indisna a punisce il ladro per l'aspirazione ad avere di più e lo trasforma in un piccolo animaletto, che è chiamato formica, interamente uguale a un brutto verme. La formica quindi cambiava aspetto, non cambiava però l'abitudine e le maniere: ancora, anche oggi, infatti gira per i campi, raccoglie il frumento degli altri e l'orzo e vive servendosi delle fatiche altrui. La favola insegna che i maligni, anche se vengono puniti, non cambiano le maniere.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni di greco di ESOPO
- Visite: 6
I due nemici
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Verso Itaca
TRADUZIONE
Navigando sulla stessa nave due uomini che erano nemici l'un l'altro, dei quali l'uno stava a poppa e l'altro a prua. Poichè sopraggiungeva una tempesta e la nave stava ormai per affondare, quello che stava a prua chiese al timoniere quale delle due parti della nave si sarebbe immersa per prima. Poichè quello sentì che sarebbe stata la poppa, esclamò: "Allora per me non è dolorosa la morte -diceva- se sto per vedere morire il mio nemico prima di me!" La favoletta insegna che molti uomini non si curano affatto della propria rovina, se vedono che ne sono colpiti i nemici prima di loro.