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I boscaioli e il pino
Versione greco e traduzione Esopo
Dei boscaioli stavano abbattendo un pino; in più lo facevano con facilità per merito dei cunei ricavati dallo stesso albero. Allora il pino disse: "Non ce l'ho tanto con la scure che mi sta abbattendo, quanto con questi cunei che io stesso ho generato". La favola insegna che i maltrattamenti degli estranei sono meno dolorosi di quelli fatti dai familiari.
Altra stesura stessa versione
Dei boscaioli stavano tagliando un pino e lavoravano facilmente con i cunei ricavati dall’albero stesso. Il pino disse: non mi lamento tanto della scure che mi colpisce, quando dei cunei, nati da me” la favola dimostra che non è tanto terribile il momento in cui un uomo subisce qualche malvagità dagli estranei quanto dai familiari.
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L'asino e il giardiniere
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Meletan pag. 582 n°9
TRADUZIONE
un asino che serviva un giardiniere, poiché mangiava poco ma faticava moltissimo, pregava zeus in modo che liberato dal giardiniere, fosse venduto ad un altro padrone.
dopo che zeus ascoltò e dopo che ordinò che fosse venduto ad un ceramista, di nuovo (l'asino ) si trovava male, poiché trasportava più pesi di prima trasportando sia l'argilla sia i vasi.
di nuovo quindi prega di cambiare padrone, e cosi è venduto ad un cuoiaio.
dunque essendosi imbattuto in un padrone peggiore dei precedentie vedendo ciò che era stato fatto da questo, disse tra i sospiri: "oh me misero, era meglio per me rimanere dai padroni precedenti; infatti questo, come vedo, anche la mia pelle acconcierà"
il mito mostra che talvolta i servi rimpiangono i precedenti padroni, quando fanno esperienza di quelli (padroni) posteriori.
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Una morte improbabile versione greco Esopo
libro i greci la lingua e la cultura volume 2
pagina 218 Numero 6.
Μαντευομένης τινός περί τοϋ εαυτής παιδός νηπίου δντος, οί μάντεις προέλεγον ότι ύπό κόρακος άναιρεΦήσεται. Διόπερ φοβούμενη λάρνακα μεγίστην κατασκευάσασα έν ταΰτη αυτόν καθεΐρξε, φυλαττομένη μή ΰπό κόρακος όναιρεθή. Κα'ι διετέλει τεταγμέναις' ώραις άναπεταννϋσα και τάς επιτηδείους αϋτώ τροφάς παρεχομένη. Και ποτε άνοιξάσης αυτής και τό πόμα έπιθείση; . ό παις άπροφυλάκτως παρέκυψεν. Οϋτω τε συνέβη τής λάρνακος τόν κόρακα κατά τοϋ βρέγματος κατενεχθέντα άποκτεϊναι αυτόν
Un tale consultando un tale l'oracolo circa suo figlio, che era un fanciullo, gli indovini predicevano che sarebbe stato ucciso da un corvo. Perciò, essendo spaventato, dopo aver costruito un baule grandissimo, lo chiuse in esso, badando che non fosse ucciso da un corvo. E portava a termine le premure stabilite, mettendo anche, aprendolo, i nutrimenti necessari. Ma un giorno, dopo averlo aperto poiché aveva aggiunto un coperchio, il fanciullo fece capolino all'improvviso. Allora accadde che il corvo lo uccidesse, che aveva battuto la testa sul baule.
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Il granchio e la volpe
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro metisEs. 36 pg. 220 (Metis Esercizi 1)
Καρνίνοϛ βουλόμενοϛ τὴν αὑτοῦ δίαιταν ἀλλοιοῦν ἀναβαίνει ἀπὸ τῆϛ θαλάσσηϛ καὶ ἐπί τινοϛ αἰγιαλοῦ ἐνέμετο. Ἀλώπεξ δὲ λιμώττουσα ὡϛ ἐθεᾶτο αὐτόν, προστρέχει καὶ συλλαμβάνει αὐτόν. Ὁ δὲ πρῶτον μὲν ἐπειρᾶτο ἐναντιοῦσθαι, ἔπειτα δέ, χειρούμενοϛ τῇ τῆϛ ἀλώπεκοσ δυνάμει, μέλλων καταβιβρώσκεσθαι ἔλεγεν· «Ἀλλ᾽ἔγωγε δίκαια πάσχω· θαλάσσιοϛ γὰρ ὢν χερσαῖοϛ ἠβουλόμην γίγνεσθαι». Οὔτω καὶ τῶν ἀνθρώπων οἱ τὰ οἰκεῖα καταλείποντεϛ ἐπιτηδεύματα καὶ τοῖϛ ἀλλοτρίοιϛ ἐπιχειροῦντεϛ εἰκότωϛ δυστυχοῦσιν.
TRADUZIONE n. 1
Il granchio, volendo cambiare il suo stile di vita, risalì dal mare e andò ad abitare sulla spiaggia. La volpe però, siccome le veniva fame non appena lo guardava, gli corse davanti e lo afferrò. Il granchio all'inizio provò ad opporsi, ma dopo, una volta assoggettato alla forza della volpe, volendo essere mangiato, disse: «Ma io almeno pago per le mie colpe: infatti pur essendo una creatura marina volevo diventarne una di terra». Così anche tra gli uomini coloro che abbandonano le occupazioni che sono loro adatte e ne intraprendono altre sono giustamente puniti.
Traduzione n. 2
Un granchio salito dal mare su una spiaggia pascolava. Ma una volpe affamata quando lo vide, avvicinatasi di corsa lo catturò. E quello, essendo sul punto di essere divorato, disse: "Ma io ho subìto giuste conseguenze, visto che, pur essendo marino, ho voluto diventare (animale) di terra". Così anche tra gli uomini coloro che lasciano le proprie occupazioni e mettono mano alle cose che per nulla si addicono ovviamente hanno cattiva sorte.
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L'asino e il lupo
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Mythos vs 13 pag. 240
TRADUZIONE
Un asino, avendo calpestato una spina, divenne zoppo. Avendo visto un lupo gli disse: "O lupo, ecco che dal dolore io muoio, ed è necessario che io diventi il pranzo tuo, di avvoltoi o di corvi. ti chiedo un favore, di estrarre dal mio piede la spina, per morire con un dolore in meno". Il lupo mordendo con la punta dei denti estrasse la spina. Ma l'asino, liberato dal dolore, dopo aver colpito con un calcio il lupo, che teneva ancora la bocca aperta, fuggì, schiacciando la pelle, la fronte e i denti. il lupo, quindi, disse: "Ahimé, soffro cose giuste, poiché avendo in un primo tempo imparato ad essere un macellaio, ora ho voluto diventare un veterinario". La storia dimostra che coloro che lasciano i propri compiti e si occupano di ciò che non li riguarda vengono derisi e si espongono a dei pericoli.