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La volpe dalla coda mozza
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro Metis

TRADUZIONE
Una volpe con un laccio si tagliò la coda; poiché per la vergogna considereva intollerabile avere una vita, radunò intorno a se le altre volpi e volle convincerle di essere straordinaria. Una delle volpi rispose: " è chiaro che tutto questo lo dici per un tuo vantaggio, se no, alle altre, non consigliavi". La fevola insegna che spesso gli uomini ai vicini consigliano non per benevolenza, ma per un loro vantaggio.
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La saggezza della volpe
VERSIONE DI GRECO di Esopo
TRADUZIONE dal libro n. p.
TRADUZIONE
Un leone, un asino e una volpe riappacificatasi tra loro raggiungono un accordo riguardo alla preda. Ne Catturarono una grande ed il leone ordinò all' asino di dividerla tra loro. Dopo averla divisa in tre parti uguali, e averlo invitato a scegliere, il leone saltando eccitato, lo divorò e ordinò di dividere la sua (preda) alla volpe. Essa dopo essersi raggomitolata piccola su se stessa abbandonò la sua protezione e lo esortò a scegliere. Avendo chiesto il leone chi le avesse insegnato a dividere, la volpe rispondeva: "la disgrazia dell' asino". Il mito insegna che agli uomini giunge un insegnamento dalle disgrazie del prossimo.
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IL MEDICO INESPERTO
VERSIONE DI GRECO di Esopo
traduzione dal libro gymnasion
Φιλαργυρος τις, απασαν αυτου την ουσιαν εξαργυρισαμενος και χρυσουν βωλον ποιησας, εν τινι τοπω κατωρυξε, συγκατορυξας εκει και την ψυχην εαυτου και τον νουν και καθ' ημεραν ερχομενος αυτον εβλεπε. Των δε εργατων τις αυτον παρατηρησας και το γεγονος συννοησας, ανορυξας τον βωλον ανειλετο. Μετα δε ταυτα κακεινος ελθων και κενον τον τοπον ιδων, θρηνειν ηρξατο και τιλλειν τας τριχας. Τουτον δε τις ολοφυρομενον ουτως ιδων και την αιτιαν πυθομενος· «Μη ουτως, » ειπεν, «ω ουτος, αθυμει· ουδε γαρ, εχων τον χρυσον, ειχες. Λιθον ουν αντι χρυσου λαβων θες, και νομιζε σοι τον χρυσον ειναι. Την αυτην γαρ σοι πληρωσει χρειαν ως ορω γαρ, ουδ', οτε ο χρυσος ην, εν χρησει ησθα του κτηματος». Ο μυθος δηλοι οτι ουδεν η κτησις, εαν μη η χρησις προση.
Un avaro aveva liquidato tutto il suo patrimonio e l'aveva convertito in una verga d'oro; poi l'aveva sotterrato in un certo luogo, sotterrandoci insieme la sua vita e il suo cuore, e di giorno andava a fare un' ispezione. Un'operaio lo tenne d'occhio, subodorando la verità, andò a scavare e si portò via la verga. Dopo un pò arrivo anche l'avaro e, trovando la sua buca vuota, cominciò a strapparsi i capelli. Ma un tale, che l'aveva visto lamentarsi così dolorosamente, quando ne seppe la ragione, gli disse: «Non disperarti così amico; tanto, oro non ne avevi nemmeno quando lo possedevi. Prendi una pietra, mettila al suo posto, e immagina di avere il tuo oro: ti farà lo stesso servizio; perché vedo bene che, anche quando il tuo oro era là, tu non ne facevi nulla». La favola mostra che nulla vale possedere una cosa senza goderla.
traduzione da altro libro
C’era una volta un medico ignorante. Questo curando un malato, un ammalato tutti i suoi colleghi dicevano che la malattia sarebbe stata lunga, ma che il paziente non era in pericolo; lui solo, invece, lo invitò a provvedere alle cose sue, "perché" dichiarava "non avrebbe passato il giorno dopo". Pronunciata questa sentenza, se ne andò. Passò del tempo; il malato si alzò e uscì, pallido, camminando a stento. Lo incontrò il nostro medico. “Salute”, gli disse, “come stanno laggiù, quelli dell’Inferno?”. E l’altro: “Se ne stanno in pace, perché hanno bevuto l’acqua del Lete. Poco tempo fa, però, la Morte e Ade minacciavano terribili vendette contro i medici, perché impediscono agli ammalati di morire, e registravano tutti i loro nomi. Volevano scrivere anche il tuo; ma io mi gettai ai loro piedi, e li supplicai, giurando che si tratta di pura calunnia, perché tu non sei un medico sul serio”.
La presente favola mette alla gogna certi medici ignoranti, incolti e tutto chiacchiere.
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MERCURIO E IL LEGNAIOLO
VERSIONE DI GRECO di Esopo e traduzione
Ξυλευομενος τις παρα τω ποταμω τον οικειον απεβαλε πελεκυν. Αμηχανων τοινυν παρα την οχθην καθισας ωδυρετο. Ερμης δε μαθων την αιτιαν, και οικτιρας τον ανθρωπον, καταδυς εις τον ποταμον, χρυσουν ανηνεγκε πελεκυν, και ει ουτος εστιν ον απωλεσεν ηρετο. Του δε μη τουτον ειναι φαμενου, αυθις καταβας αργυρουν ανεκομισε. Του δε μηδε τουτον ειναι τον οικειον ειποντος, εκ τριτου καταβας εκεινον τον οικειον ανηνεγκε. Του δε τουτον αληθως ειναι φαμενου, Ερμης αποδεξαμενος αυτου την δικαιοσυνην, απαντας αυτω εδωρησατο. Ο δε παραγενομενος, παντα τοις εταιροις τα συμβαντα ειπεν ων εις τις τα ισα διαπραξασθαι εβουλευσατο και παρα τον ποταμον ελθων, και την οικειαν αξινην εξεπιτηδες αφεις εις το ρευμα, κλαιων εκαθητο. Ο ουν Ερμης παρεγενετο κακεινω, και την αιτιαν μαθων του θρηνου, καταβας ομοιως χρυσην ανηνεγκε, και ηρετο ει ταυτην απεβαλε. Του δε συν ηδονη· «Αληθως ηδ' εστι» φησαντος, μισησας ο θεος την τοιαυτην αναιδειαν, ου μονον εκεινην κατεσχεν, αλλ' ουδε την οικειαν απεδωκεν.
TRADUZIONE
Un misero contadino taglia la legna sulle rive del fiume. Tuttavia l'ascia cade nell'acqua discende sotto le onde. Il contadino triste si siede sulla riva e piange. In cielo Mercurio vede la scena, scende dal cielo, si immerge nel fiume. Balza fuori dall'acqua con un'ascia aurea e dice al contadino: " L'ascia è tua: tieni!" "Ti ringrazio, o padre ma non è mia". Per la seconda volta il dio si immerge nel fiume e tira fuori una d'argento e il contadino di nuovo rispose: "Questa ascia è bella ma non è mia". Per la terza volta il dio si immerge ed estrae un'ascia ferrea e la offre al contadino. " Questa è veramente mia!" esclama il contadino. Il dio, lieto per l'onesta risposta, restituisce l'ascia ferrea, dona anche l'argentea e l'ascia d'oro
Altra versione con questo titolo
Un taglialegna perse la propria scure presso un fiume. Dunque essendo perplesso, essendosi seduto presso la riva si lamentava. Mercurio avendo capito e avendo pietà dell'uomo, essendosi immerso nel fiume, portò su una scure d'oro, chiedeva se fosse quella che aveva perduto. Poichè non diceva che fosse la propria, subito, essendo scenso, ne prendeva una d'argeto. Poiche non diceva che questa fosse la sua, essendo sceso per la terza volta, portò sù la scure di quello. Poichè diceva in modo sincero che quella fosse la scure da lui perdute, Mercurio, avendo approvato la rettitudine di lui, gli regalò tutte le asce.
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Il pescatore versione greco Esopo e traduzione
Αλιεσις εξερχονται εις αγραν πολυν χρονον εταλαιπωρουν αλλ'ουδεν ελαμβανον· σφοδρα τε ήθύμουν και αναχωρειν παρεσκευαζοντο. Ευθυς δέ θυννος ος ύπό μεγαλου ιχθυος εδιωκετο, εις το πλοιον αυτων εισαλλεται. Οι δέ τουτον λαμβανουσι και μεθ' 'ηδονής αναχωρουσιν. Ο μυθος δελοι οτι πολλακις, α μη τεχνη παρεχει, ταυτα τυχη δωρειται
Dei pescatori escono a pesca. Per molto tempo si affaticavano, ma non prendevano niente; erano molto scoraggiati e si preparavano ad andarsene. Ma all'improvviso un tonno, che era inseguito daun grosso pesce, balza su sulla nloro imbarcazione. Quelli lo prendono e se ne vanno con gioia. La favola dimostra che spesso la sorte dona le cose, che l'arte non procura.