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- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: versioni di greco di ESOPO
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Ὄνοι ποτὲ ἀχθόμενοι ἐπὶ τῷ συνεχῶς ἀχθοφορεῖν καὶ ταλαιπωρεῖν πρέσβεις ἔπεμψαν πρὸς τὸν Δία, ... πεπρωμένον ἀθεράπευτόν ἐστι.
Una volta degli asini, ormai stanchi di dover continuamente trasportare carichi e subire vessazioni, mandarono degli ambasciatori a Zeus, pregandolo che li liberasse dalle loro fatiche. Ma il dio volendo loro dimostrare che ciò non era possibile, disse che avrebbe esaudito il loro desiderio quando fossero riusciti, orinando, a formare un fiume. E quelli credendo che lui dicesse il vero, lo presero in parola e da quel momento fino ad oggi, non appena vedono un asino orinare, lo imitano subito. La favola dimostra che il destino per ciascun essere vivente non può essere modificato."
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Παις εξ διδασκαλειου την του συμφροιτητου δελτον υφαιρουμενος τη μητρι εκομιζε. Της δε μητρος ου μονον αυτον μη επιπλησσουσης αλλα και επινουσης, εκ δευτερου ιματιον κλεπτων εφερεν αυτη ... Ο λογος δηλοι οτι το κατ' αρκἁς μη κολαζομενον αυξεται. (da Esopo)
Un fanciullo sottraendo da scuola la tavoletta per scrivere del compagno la portava alla madre. Poiché la madre non solo non lo rimproverava ma lo lodava anche quando rubava una seconda volta un vestito lo portava a lei. Poiché lei lo aveva lodato ancora, passando il tempo, quando il ragazzo diventava un giovane, ormai tentava di rubare anche cose di maggior valore. Ma una volta preso in flagrante veniva condotto dal boia pubblico, legato con le mani dietro la schiena. Ma poiché la madre lo seguiva battendosi il petto egli diceva a lei che voleva dirle qualcosa su di loro; e quando si avvicinava a lei, prendendole l'orecchio glielo lacerava a morsi. Avanzata ella un'accusa contro di lui di empietà e dicendo che a lui non potevano bastare queste cose ma che si comportava male verso la giustizia e che maltrattava anche la madre quello rispondendo(le) diceva: ” Ma allora quando la prima volta ti portavo la tavoletta tu mi incatenavi ora non sarei condotto a morte. ” La favola dimostra che ciò che non è punito dall'inizio si ingrandisce.
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Αετος ποτε εαλω υπ' ανθρωπου. τουτου δε τα πτερα ο Ανθρωπος κοψας αφηκε ...τους δε πονηρους δε φρονιμως τροπουσθαι.
Una volta un'aquila fu catturata da un uomo. L'uomo dopo averle mozzato le ali lasciò stare con gli uccelli nella casa. Ma quella era triste e non mangiava nulla dalla sofferenza, era simile ad un re prigioniero. Ma quando la comprò un altro e dopo averle tirato via le penne e dopo ( χρίω participio aoristo) averla frizionata con un unguento la rese (di nuovo) alata. Quella libratasi in volo e dopo aver afferrato con gli artigli una lepre la portò in dono al (suo) benefattore. Una volpe avendo visto ciò diceva: " Non trattare con gratitudine costui, ma quello di prima, perché questo è buono per natura, l'altro invece rendilo più benigno (εξευμενιζου = ἐξευμενίζομαι verbo mediopassivo presente imperativo singolare seconda ) se per caso (=μή πως) prendendoti di nuovo ti devasti l'ala. La favola dimostra che bisogna mostrarsi debitori in risposta ai benefattori ma che invece (bisogna) guardarsi prudentemente i malvagi
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Ημιονος εκ κριθης παχυνομενη ανεσκριπτα καθ'εαυτην βοωσα· "Πατηρ μου εστιν ιππος ο ταχυδρομος... αβεβαιος γαρ εστιν ο ημετερος βιος.
Una mula nutrita dall'orzo si mise ad esultare dicendo tra se stessa: “Mio padre è un cavallo che corre velocemente ed anch'io sono tutta (resa) simile a lui. Dopo poco tempo, presentandosi la necessità, la mula era costretta a correre. Quando finiva (lett. finisce presente) la corsa essendo di cattivo umore / essendosi incupita immediatamente si ricorda(va) che suo padre non era un cavallo ma un asino. La favola dimostra che noi non dobbiamo dimenticarci, presentandosi il momento nella fama, delle nostre stesse origini; la nostra vita infatti è instabile.
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Gymnasmata 1 pagina 433 numero 15
Ανηρ κακοπραγμων βουλομενος ψευδες επιδεικνυναι το εν Δελφοις μαντειον, λαμβανων στρουθιον εις την χειρα και τουτο τω ιματιω σκεπαζων, ηκεν εις το ιερον. Ισταμενος αντικρυς επηρωτα ποτερον τι εμπνουν εχει μετα χειρας η απνουν· ...
Un uomo malvagio volendo dimostrare che l'oracolo a Delfi era falso prendendo un passerotto nella mano e coprendolo con un mantello andava al tempio. Mettendosi di fronte chiedeva quale cosa aveva tra le mani, una cosa che era viva o che non era viva. Voleva infatti al dio che rispondeva che era privo di vita mostrare che l'uccello era ancora vivo rispondendo invece il dio che questo era vivo (puoi anche tradurre se il dio rispondeva che questo era vivo) (voleva) metterglielo in mostra/farglielo vedere morto. E il dio avendo compreso la sua cattiveria diceva. : " (ὦ οὗτος=) ehi tu (παυου Παυου= παύω verbo mediopassivo presente imperativo singolare seconda) poni fine alla tua azione. Dipende da te quello che hai se sia morto o se sia vivo. La favola dimostra che la divinità è inviolabile