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Ὁδοιπόροι κατά τινα αἰγιαλὸν ὁδεύοντες ἦλθον ἐπί τινασκοπιάν. Κἀκεῖθεν θεασάμενοι φρύγανα πόρρωθεν ἐπιπλέοντα, ναῦν εἶναι μεγάλην ᾠήθησαν. Διὸ δὴ προσέμενον, ὡς μελλούσης αὐτῆς προσορμίζεσθαι. Ἐπεὶ δὲ ὑπὸ ἀνέμου φερόμενα τὰ φρύγανα ἐγγυτέρω ἐγένετο, οὐκέτι ναῦν, ἀλλὰ πλοῖον ἐδόκουν βλέπειν. Ἐξενεχθέντα δὲ αὐτὰ φρύγανα ὄντα ἰδόντες, πρὸς ἀλλήλους ἔφασαν ὡς ἄρα μάτην ἡμεῖς τὸ μηδὲν ὂν προσεδεχόμεθα. Ὁ μῦθος δηλοῖ ὅτι τῶν ἀνθρώπων ἔνιοι ἐξ ἀπροόπτου δοκοῦντες φοβεροὶ εἶναι, ὅταν εἰς πεῖραν ἔλθωσιν, οὐδενὸς εὑρίσκονται ἄξιοι.
Dei viandanti, che avanzavano su una spiaggia, arrivavano sopra un'altura. E scorgendo da lì dei pezzi di legna che galleggiavano in lontananza, credevano che fosse una grande nave; perciò attendevano, ritenendo che stesse per approdare. Quando poi i pezzi di legna, portati dal vento, si avvicinavano, supponevano che fosse una piccola imbarcazione, non più grande come in precedenza. Alla fine, mentre la legna era trasportata completamente vicino, la osservano e dicono fra di loro: «attendevamo invano, pensando che fosse una nave». La favola dimostra che anche alcuni fra gli uomini sembrano da lontano essere spaventosi, quando invece arrivano alla prova, si trova che sono insignificanti e degni di poca stima.
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Gymnasmata Pagina 29 numero 18
Εν οικια τινι πολλων μυων οντων, αιλουρος τουτο αισθανομενος ηκεν ενταυθα και καθ'εκαστον αυτων συλλαμβανων κατησθιεν ... εξαπατωνται ταις υποκρισεσιν.
Poiché in una casa c’erano molti topi, un gatto avendo saputo ciò, andò là e prendendoli mangiava uno per uno. Essi vedendo che ogni giorno erano mangiati dicevano tra loro: «Non scendiamo più giù, affinché non periamo del tutto; infatti il gatto non potendo arrivare qua, ci potremmo salvare». Il gatto, poiché i topi non più andavano giù, agendo con ingegno tramava affinché tramite un invenzione li prendesse. E allora arrampicatosi si lasciava pendere da un paletto e fingeva di essere morto. Ma uno dei topi sporgendosi furtivamente e vedendolo disse: «ehi tu, anche quando diventassi un sacco, non mi avvicino a te». Il racconto dimostra che i saggi tra gli uomini, quando fanno esperienza della malvagità di alcuni, non si fanno più illudere dalle loro finzioni. (by Stuurm)
Qui trovi quella del libro Mathesis stesso titolo ma diversa
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Ὅνον ἃνθρωπός τις άγοράζων, έπι πείρᾳ αύτόν έλάμβανε και είσάγων εις τούς έαυτών ὂνους έπι τῆς φάτνης αύτόν ϊστη. Ό δέ ὂνος καταλείπων τούς άλλους ὂνους έξέλεγε φίλον τον άργότατον καί άδηφάγον ὂντα. Ό ἃνθρωπος, ώς έώρα τόν ὂνον ούδέν ποιοῦντα, άπάγων τῷ δεσπότῃ αύτόν άπεδίδου. Τού δέ δεσπότου διερωτώντος εί οΰτως άξίαν αύτοῦ τήν δοκιμασίαν έποιεῖτο, ό άνθρωπος ύπολαμβάνων ἒλεγεν· «Άλλ’ έγωγε ούδέν έπιδέομαι πείρας. Έπίσταμαι γάρ ὂτι έστι τοιοῦτος όποῖον έταῖρον έξελέγετο». Ό λόγος δηλοΐ ὂτι οί ἃνθρωποι ήγοϋνταί τινα εἶναι τοιοῦτον οἶον φίλον έκλέγει.
Un uomo mentre comprava al mercato un asino, lo prendeva in prova e presentandolo ai suoi asini lo poneva davanti alla greppia. L’asino lasciando tutti gli altri asini sceglieva come amico chi era il più inoperoso e ghiottone. L’uomo, appena vedeva che l’asino non faceva nulla, portando via lo ridava al padrone. Poiché il padrone domandava se rendeva così degna la sua prova, l’uomo prendendo la parola disse: “Ma io non ho bisogna di prova. Capisco infatti che è tale quale il compagno si era scelto”. Il racconto dimostra che gli uomini giudicano che uno è tale quale l’amico sceglie. (by Stuurm)
ALTRA PROPOSTA DI TRADUZIONE
Un certo uomo dopo aver contrattato un asino, lo prendeva in prova e, dopo averlo portato fra gli altri asini, lo metteva nella stalla. L’asino, trascurando gli altri asini, si sceglieva un amico che era assai pigro ed ingordo. L’uomo, vedendo che l’asino non faceva nulla, riportandolo al padrone, glielo restituiva. Chiedendo il padrone se allora il prezzo di quello richiedeva una prova, l’uomo replicando diceva: «Ma io non ho bisogno di una prova. So per certo infatti che è la stessa del compagno che si era scelto». Il racconto insegna che gli uomini pensano che chiunque sia come l’unico amico che si sceglie. (By Geppetto)
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Λυκος τις δια την θηραν υπο των κυνων δακνεται και, δεινως αλγων, εν αντρω τινι κατακλινεται ολυφυρομενος ... συ χρηση εμοι ως ροφη".
Un lupo a causa della caccia viene morso dai cani e, soffrendo terribilmente, gemendo si nasconde in un antro. Dopo non molto tempo, mancando di cibo, si reprime per la fame e la sete. Vedendo una pecora che passa davanti all’antro, chiama e gli chiede di portare acqua dal fiume che scorreva vicino. Se tu infatti – dice- mi procurerai acqua, io procurerò a te stessa cibo. Ma la pecora risponde: Se io ti procurerò acqua, tu mi userai come cibo. (by Stuurm)
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Il corvo spergiuro è una favola di Esopo e afferma che coloro che non sono riconoscenti verso quelli che fanno loro del bene, alla fine non trovano più nessuno che sarà disposto a correre in loro aiuto, qualora si ritrovino di nuovo in difficoltà. Questa è la sua morale.
Il brano è un rifacimento della favola originale di Esopo Il corvo ed Ermes e la sua traduzione non presenta molte difficoltà, per cui è adatto per essere tradotto dagli studenti del primo anno del Liceo Classico.
Nel nostro sito puoi trovare diverse versioni di greco con questo titolo: