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- Scritto da Anna Maria Di Leo
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Inizio: Εν νησιδιω ταυρος ενεμετο· τη δε κοπρω αυτου κανθαροι ετρεφοντο δυο.... Fine: Ο μυθος αν αρμοζοι τοις βουλομενοις ειναι φιλοις τοις μεν λογοις, ου δε εργω.
In un'isoletta pascolava un toro; i due si nutrivano con il suo sterco. E quando/poiché incombeva la stagione invernale lo scarabeo diceva all'altro che avrebbe voluto volare verso il continente cosicché sarebbe stato disponibile il cibo sufficiente per quello lasciato solo nell'isoletta e lui avrebbe trascorso là la stagione invernale. Diceva che se avesse trovato abbondante foraggio, l' avrebbe portato a lui. Ma lo scarabeo giungeva alla terraferma e trovava abbondante sterco ma, poiché era umido, rimaneva e si cibava. Quando c'era la stagione primaverile di nuovo lo scarabeo volava verso l'isoletta. Ma l'altro, quando lo vedeva l'altro ben pasciuto, lo accusava perché (lo) aveva ingannato. Ma egli diceva: "Non biasimare me ma il luogo; là il cibo c'è, ma laggiù non può essere portato via." La favola potrebbe essere adatta per coloro che vogliono essere amici con le parole ma non con i fatti (lett. presente "fatto")
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Se i pesci sembrano insensibili alla musica di un inesperto pescatore, così non sembra una volta che sono stati pescati con un metodo più tradizionale..... (dalle Favole di Esopo)
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Ταυρος διωκομενος υπο λεοντος κατεφευγεν εις σπηλαιον, αλλ' εκει ησαν αιγες αγριαι·...
Un toro inseguito da un leone fuggiva in una grotta ma li c'erano delle capre selvatiche essendo percosso da quelle il toro mentre viene spinto da quelle con le corna dice: "Io (lo) tollero non temendo (perchè temo) voi ma (perchè temo) colui che è davanti alla grotta". Così la maggior parte degli uomini per paura dei più forti tollerano gli oltraggi dei più deboli.
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Ναυαγος επειδη εξεβραζετο το εις τον αιγιαλον, δια τον κοπον κατεδαρθανε· οτε δε μετα μικρν εξανιστατο και εβλεπετο ... οταν υπακουωσιν αλλοις, αλλα τους εφισταμενους.
Un naufrago dopo che si gettava sulla spiaggia e dormiva per la stanchezza quando dopo poco (tempo) si svegliava guardava il mare e lo criticava e (gli) diceva che poteva ingannare gli uomini con l'apparenza di mare calmo (di calma) ma che invece quando eventualmente li accoglieva poteva diventare violento e poteva ucciderli. Ma il mare gli diceva: "Ma, o uomo, non rimproverare me ma i venti: io infatti sono sempre lo stesso ma quelli mi assalgono all'improvviso mi gonfiano/agitano e mi inaspriscono." Tuttavia bisogna che anche noi davanti alle ingiustizie non riteniamo responsabili quelli che le compiono se sono sotto il dominio di altri ma coloro che le causano.
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Ὄνοι ποτὲ ἀχθόμενοι ἐπὶ τῷ συνεχῶς ἀχθοφορεῖν καὶ ταλαιπωρεῖν πρέσβεις ἔπεμψαν πρὸς τὸν Δία, λύσιν τινὰ αἰτούμενοι τῶν πόνων. Ὁ δὲ αὐτοῖς ἐπιδεῖξαι βουλόμενος ὅτι τοῦτο ἀδύνατόν ἐστιν, ἔφη τότε αὐτοὺς ἀπαλλαγήσεσθαι τῆς κακοπαθείας, ὅταν οὐροῦντες ποταμὸν ποιήσωσι. Κἀκεῖνοι αὐτὸν ἀληθεύειν ὑπολαβόντες ἀπ᾿ ἐκείνου καὶ μέχρι νῦν ἔνθα ἂν ἀλλήλων οὖρον ἴδωσιν, ἐνταῦθα καὶ αὐτοὶ περιιστάμενοι οὐροῦσιν. Ὁ λόγος δηλοῖ ὅτι τὸ ἑκάστῳ πεπρωμένον ἀθεράπευτόν ἐστι.
Una volta degli asini, ormai stanchi di dover continuamente trasportare carichi e subire vessazioni, mandarono degli ambasciatori a Zeus, pregandolo che li liberasse dalle loro fatiche. Ma il dio volendo loro dimostrare che ciò non era possibile, disse che avrebbe esaudito il loro desiderio quando fossero riusciti, orinando, a formare un fiume. E quelli credendo che lui dicesse il vero, lo presero in parola e da quel momento fino ad oggi, non appena vedono un asino orinare, lo imitano subito. La favola dimostra che il destino per ciascun essere vivente non può essere modificato."