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Βατραχος τις ποτε εν λιμνη ην και επαιζεν ιλαρως, ...Ο μυθος δηλοι οτι ο παιδειας αμυητος πως εχει τους αλλους παιδευειν.
Una rana una volta era in uno stagno e giocava allegramente, saltava infatti dalla riva alla palude e dalla palude di nuovo sulla terra, gli altri animali tutt'intorno ammiravano la sua agilità. La rana allora si rallegrava e gridava agli animali: "Animali, sono agile e forte ed esperta di medicina, sono pronta a guarirvi". Una volpe sente queste cose e sorridendo (con sorriso) dice: "O sciocca, tu non riesci a curare la tua zoppìa, come sei in grado di salvare gli altri animali?". La rana allora diventa rossa per la vergogna e si immerge nella palude. La favola insegna: come può chi è profano di scienza insegnare agli altri?
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Χερσαιος μυς μακη μοιρα βατραχω εφιλιωθη. Ο δε βατραχος κακως βουλευσαμενος τον ποδα του μυος τω εαυτου ποδι συνεδησε. ...Οτι, καν νεκρος η τις ισχυει προς αμυναν η γαρ θεια δικη εφορα παντα και το ισον αποδιδωσι ζυγοστατουσα.
Un topo di terra, per cattiva sorte, aveva fatto amicizia con una rana. La rana, deliberando malamente (essendo malintenzionata), legò il piede del topo al suo piede. E dapprima se ne andarono sulla terra per mangiar grano; successivamente, avvicinatisi al bordo di uno stagno, la rana trascinò dentro verso il fondo il topo, mentre essa sguazzava nell'acqua e gracchiava i suoi "gra gra gra". Invece, il topo sventurato, essendosi riempito d'acqua, era morto; ma galleggiava essendo legato al piede della rana. Dunque, quando un nibbio lo vide, lo afferrò con gli artigli: allora, la rana, legata, gli tenne dietro, divenuta anch'ella pasto per il nibbio. (La favola dimostra) che, anche se uno è morto, ha la possibilità di vendicarsi (lett. "per la vendetta"; ): infatti, la giustizia divina vede ogni cosa e restituisce ricompensando la stessa cosa. Da altro libro Un topo di terra per sua disgrazia (lett. per cattiva sorte) aveva fatto amicizia con una rana. La rana, malintenzionata, legò il piede del topo al suo. E in un primo tempo se ne andarono nei campi per mangiar grano; poi, avvicinatisi al bordo di uno stagno, la rana trascinò dentro (lett. imperi. ) nel fondo il topo, mentre essa sguazzava nell'acqua e gracchiava i suoi "gra gra gra". Il povero topo gonfiatosi d'acqua era affogato; galleggiava però legato al piede della rana. Avendolo visto un nibbio, se lo portò via tra gli artigli. La rana, legata, gli tenne dietro (lett. imperf. ), divenuta anch'essa pasto per il nibbio. La favola dimostra che, anche qualora uno sia morto, ha la possibilità di vendicarsi: infatti la giustizia divina vede tutto.
Da altro libro
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Αλωπηξ και τραγος εν φρεατι ενεπεσον.... πριν την ανοδον αν εσκεψω.
Una volpe e un caprone erano caduti (ἐμπίπτω) in un pozzo. Poiché il caprone studiava come risalire (la risalita), la volpe: «Quale cosa vantaggiosa», disse, «vuoi tentare, io ho escogitato (ἐπινοέω) la salvezza di ambedue». Il caprone chiese: «In che modo?». La volpe rispose: «Appoggiando (προσερείδω) al muro le tue zampe anteriori e mettendoti in modo eretto e piegando in avanti le corna. Così salito (ἀναθέω) io sul tuo dorso e uscito fuori (αἴρω) in modo eretto, dall’alto subito io solleverò di qui anche te». Avendo questi prontamente ubbidito (ὑπηρετέω) all’invito, la volpe, montando con le zampe, saliva sul dorso e spingendosi (διερείδω) con violenza sulle corna dell’altro e si trovò (εὑρίσκω) uscita fuori (ἐκτινάσσω) dalla bocca del pozzo e, alzatasi, (ἀνέρχομαι) se ne andava. Scappata via quella e compiangendosi il caprone e lamentandosi di quella e rimproverandola perché trasgrediva i patti, (la volpe) dopo essersi girata, diceva: «Ehi tu, ma se avevi tante idee, per quanti i peli della tua barba, non saresti (eri) sceso (καταβαίνω) prima, se prima non avevi esaminato l’uscita». (by Geppetto)
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Αλωπηξ και τραγος εν φρεατι ενεπεσον.... πριν την ανοδον αν εσκεψω.
Una volpe e un caprone erano caduti (ἐμπίπτω) in un pozzo. Poiché il caprone studiava come risalire (la risalita), la volpe: «Quale cosa vantaggiosa», disse, «vuoi tentare, io ho escogitato (ἐπινοέω) la salvezza di ambedue». Il caprone chiese: «In che modo?». La volpe rispose: «Appoggiando (προσερείδω) al muro le tue zampe anteriori e mettendoti in modo eretto e piegando in avanti le corna. Così salito (ἀναθέω) io sul tuo dorso e uscito fuori (αἴρω) in modo eretto, dall’alto subito io solleverò di qui anche te». Avendo questi prontamente ubbidito (ὑπηρετέω) all’invito, la volpe, montando con le zampe, saliva sul dorso e spingendosi (διερείδω) con violenza sulle corna dell’altro e si trovò (εὑρίσκω) uscita fuori (ἐκτινάσσω) dalla bocca del pozzo e, alzatasi, (ἀνέρχομαι) se ne andava. Scappata via quella e compiangendosi il caprone e lamentandosi di quella e rimproverandola perché trasgrediva i patti, (la volpe) dopo essersi girata, diceva: «Ehi tu, ma se avevi tante idee, per quanti i peli della tua barba, non saresti (eri) sceso (καταβαίνω) prima, se prima non avevi esaminato l’uscita». (by Geppetto)
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Ονον τις αγορασαι μελλων επι πειρα αυτον ελαβε· και εισαγαγων εις τους ιδιους επι της φατνης αυτον εστησεν. Ο δε καταλιπων τους αλλους παρα τω αργοτατω και αδηφαγω εστη. Και ως ουδεν εποιει, δησας και απαγαγων τω δεσποτη αυτον απεδωκε. Του δε διερωτωντος ει ουτως αξιαν αυτου την δοκιμασιαν εποιησατο, υποτυχων ειπεν· "Αλλ' εγωγε ουδεν επιδεομαι πειρας· οιδα γαρ οτι τοιουτος εστιν οποιον εξ απαντων τον συνηθη απελεξατο". Ο λογος δηλοι οτι τοιυτος ειναι τις υπολαμβανεται οπιοις αν ηδηται τοις εταιροις.
Un tale, volendo comprare un asino, lo prese in prova: e, mettendolo insieme agli altri, lo portò nella stalla. Esso, trascurando gli altri, si mise vicino al più pigro e più ingordo.
E siccome non faceva nulla, legatolo (δέω), lo riportò al padrone per ridarglielo. Chiedendogli allora questi se aveva fatto la prova per quello (l’asino), rispondendo, disse: «Ma io non ho bisogno di prova: so bene infatti che questo fra tutti gli altri si scelse (ἐπιλέγω) uno con uguali costumi». Il racconto insegna che diventa tale chi viene attirato dai simili se si compiace (ἥδω) di essi.(by Geppetto)