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Al Lupo! Al Lupo! versione greco Esopo
Ποιμὴν ἐξελαύνων αὐτοῦ τὴν ποίμνην ἀπό τινος κώμης πορρωτέρω διετέλει τοιαύτῃ παιδιᾷ χρώμενος. ἐπιβοώμενος γὰρ τοὺς κωμήτας ἐπὶ βοήθειαν ἔλεγεν, ὡς λύκοι τοῖς πρόβασιν ἐπῆλθον. δὶς δὲ καὶ τρὶς τῶν ἐκ τῆς κώμης ἐκπλαγέντων καὶ ἐκπηδησάντων, εἶτα μετὰ γέλωτος ἀπαλλαγέντων, συνέβη τὸ τελευταῖον λύκον ἐπελθεῖν τῇ ἀληθείᾳ. ἀποτεμνομένης δὲ αὐτοῦ τῆς ποίμνης καὶ αὐτοῦ ἐπὶ βοήθειαν βοῶντος ἐκεῖνοι ὑπολαβόντες αὐτὸν παίζειν κατὰ τὸ ἔθος ἧττον ἐφρόντιζον. καὶ οὕτως συνέβη αὐτὸν ἀπολέσαι τὰ πρόβατα. ὁ λόγος δηλοῖ, ὅτι τοῦτο κερδαίνουσιν οἱ ψευδόμενοι τὸ μηδέ, ὅταν ἀληθεύωσι, πιστεύεσθαι.
Un pastore conducendo il suo gregge da un villaggio più avanti, continuava ad essere solito allo stesso scherzo: gridando infatti aiuto ai paesani diceva che i lupi aggredivano gli animali. Due e tre volte quelli stupitasi e essendo usciti dal villaggio, poi essendosi allontanati con una risata, accadde un’ ultima volta che un lupo andò a mangiarlo. Quelli separato il gregge il pastore e gridando aiuto ai paesani, quelli credendo che egli scherzasse, come d’abitudine, pensavano di meno, e così accadde a quello che fosse privato di tutto il gregge. La favola insegna che ciò guadagnano i bugiardi, qualora dicano la verità non sono creduti.
Altra stesura d traduzione
Un pastore che portava il proprio gregge piuttosto lontano da un villaggio si divertiva a praticare questo scherzo. Chiamando in soccorso a gran voce infatti gli abitanti del villaggio diceva che dei lupi venivano ad aggredire le pecore. E poiché due volte e tre volte quelli del villaggio si spaventarono e accorsero, ma poi se ne andarono tra le beffe, accadde alla fine che un lupo venne veramente. E mentre il suo gregge veniva sbranato e lui gridava per (chiedere) soccorso quelli, pensando che lui scherzasse secondo l'abitudine si preoccuparono di meno. E così accadde che egli perdesse le pecore. Il racconto dimostra che questo guadagnano coloro che mentono, (cioè) il (fatto di) non essere creduti neppure quando dicono la verità.
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Κολοιόν τις συλλαβών και δήσας τον τον αουτου ποδα λιυω τοις αυτου παισιν εδωκεν. Ο δε ουχ υπομεινας την μετ'αντΘρωπων διαιταν ως προς ολιγον αδειας ετυχε φυγων ηκεν εις την εαυτου καλιαν. ΠεριειληΘεντος δε του δεσμου τοις κλαδοις απαπτηναι μη δυναμενος, επειδη αποΘησκειν εμελλεν, εφε προς εαυτον "Αλλ' εγωγε δειλαιος, οστις την μετα των ανΘρωπων δουλειαν μη υπομεινας, ελαΘον εμαυτον και σωτηριας στερησασ" Ουτος ο λογος αρμοσειεν αν επ'εκεινους των ανΘρωπων, οιτινες μετριων εαυτους κινδυνων ρυσασΘαι βουλομενοι, ελαΘον εις μειζονα δεινα πεσοντες.
Avendo un tale catturato un gracchio e avendo legato la sua zampa ad un filo, lo regalò ai suoi figli. Ma poiché quello non tollerava la vita con gli uomini, come per un poco (di tempo) ebbe libertà d'agire, dopo essere fuggito, arrivò al suo nido. Ma essendosi la catena legata attorno ai rami, e non riuscendo a volare via, quando stava per morire, disse tra sé: "Ahimè, povero, che non avendo tollerato la schiavitù con gli uomini, inaspettatamentemi trovo ad aver privato me stesso anche della salvezza". Questa favola potrebbe rivolgersi a quegli uomini che, volendo liberare se stessi da moderati pericoli, inaspettatamente si trovano a cadere in pericoli (ancora) più grandi. "
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versionario greco Italiano Quaderno per il recupero
Καμηλος θεωμενη ταυρον επι τοις κερασιν αγαλλομενον. Εφθονει και ιμειρετο κερατων τυγκἁνειν. Διοπερ προς τον Δια παρεγιγνετο και εδειτο, οπως κερατα προσμενοι. Και ο Ζευς οργιζομενος ως ουκ αρκοιτο μεν τω μεγεΘει και τη ισκηυι του σωματος, αλλα δε βουλοιτο, ου μονον κερατα ου προσενεμεν, αλλα και μερος των ωτων αφηρει. Ουτω πολλοι δια πλεονεξιαν τουις αλλοις φΘονουντες λανΘανουσι και των ιδιων στερισκομενοι.
Poichè un cammello /una cammella, aveva scorto un toro che andava fiero per le sue corna, lo invidiava e desiderava avere delle corna. Perciò, andò da Zeus e lo pregò di darle delle corna. E Zeus, infuriato perché non le erano sufficienti la grandezza e la robustezza del corpo, ma desiderava altre cose, non solo non le diede delle corna, ma la privò anche di una parte delle orecchie. Così molti invidiando per cupidigia gli altri inaspettatamente vengono privati anche delle loro cose.
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Esopo Libro Euloghia
παῖς ἐκ διδασκαλείου τὴν τοῦ συμφοιτητοῦ δέλτον ἀφελόμενος τῇ μητρὶ ἐκόμισε. τῆς δὲ οὐ μόνον αὐτὸν μὴ ἐπιπληξάσης, ἀλλὰ καὶ ἐπαινεσάσης αὐτὸν ἐκ δευτέρου ἱμάτιον κλέψας ἤνεγκεν αὐτῇ· ἔτι δὲ μᾶλλον ἀποδεξαμένης αὐτῆς προϊὼν τοῖς χρόνοις ὡς νεανίας ἐγένετο, ἤδη καὶ τὰ μείζονα κλέπτειν ἐπεχείρει. ληφθεὶς δέ ποτε ἐπ' αὐτοφώρῳ καὶ περιαγκωνισθεὶς ἐπὶ τὸν δήμιον ἀπήγετο. τῆς δὲ μητρὸς ἐπακολουθούσης αὐτῷ καὶ στερνοκοπούσης εἶπε βούλεσθαί τι αὐτῇ πρὸς τὸ οὖς εἰπεῖν καὶ προσελθούσης αὐτῆς ταχέως τοῦ ὠτίου ἐπιλαβόμενος καταδήξας ἀφείλετο. τῆς δὲ κατηγορούσης αὐτοῦ δυσσέβειαν, εἴπερ μὴ ἀρκεσθεὶς οἷς ἤδη πεπλημμέληκε καὶ τὴν μητέρα ἐλωβήσατο, ἐκεῖνος ὑπολαβὼν ἔφη· “ἀλλ' ὅτε σοι πρῶτον τὴν δέλτον κλέψας ἤνεγκα, εἰ ἐπέπληξάς μοι, οὐκ ἂν μέχρι τούτου ἐχώρησα καὶ ἐπὶ θάνατον ἠγόμην. ” ὁ λόγος δηλοῖ, ὅτι τὸ κατ' ἀρχὰς μὴ κολαζόμενον ἐπὶ μεῖζον αὔξεται.
Un fanciullo avendo sottratto da scuola la tavoletta per scrivere del compagno, (la) portò alla madre. E siccome quella non solo non lo punì, ma addirittura lo approvò, di nuovo avendo rubato un vestito (lo) portò a lei; e poiché quella ancor più accettò, procedendo coi tempi, quando divenne ragazzo ormai incominciava a rubare anche le cose di maggior valore. Ma colto una volta in flagrante e ammanettato venne condotto dal carnefice. E poiché la madre lo seguiva e si percuoteva il petto, disse di volerle dire qualcosa all'orecchio e quando lei si avvicinò subito attaccatosi ad un lobo dell'orecchio (lo) strappò mordendolo. E siccome lei lo accusava per la sua empietà, visto che, non soddisfatto dei malanni che già aveva combinato, aveva anche mutilato la madre, quello rispondendo disse: "Ma se tu mi avessi punito quando per la prima volta ti ho portato la tavoletta per scrivere dopo averla rubata, non mi sarei spinto fino a questo punto e non sarei condotto a morte". Il racconto dimostra che ciò che non viene punito dall'inizio cresce verso il peggio.
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Un'antica metamorfosi versione greco Esopo
traduzione libro Atena Esercizi pagina 235 numero 5
Ο νυν μυρμηξ το παλαιον ανθρωπος ην και τη γεωργια προσειχε, αλλα τοις ιδιις πονοις ουκ ηρκειτο (=ηρκεετο) αλλα και τοις αλλοτριοις εμπωφθαλμια (εποφθαλμιαω) αει και τους των γενοιτονων καρπους εκλεπτεν. Ο δε Ζευς ινα κολαζη αυτον δια την πλεονεξιαν, μετεβαλεν εις το ζωον ο οι νυν ονομαζουσι μυρμηκα. Ο δε την μορφην μετεβαλλομενος την συνηΘειαν ου κ ηλλασσε. Μεχρι γαρ νυν κατα τας αρουρας περιερχεται και συλλεγων τους πονους των αλλων και ακριβως φυλασσων τα ποριζομενα εν τη μυρμηκια εαυτω αποΘησαυριζει. Ο λογος δηλοι (=δελοει) οτι οι πονηροι καν τα μαλιστα κολαζονται τον τροπον ουκ αλλασσουσιν.
Anticamente quella che oggi è la formica era un uomo, e che si adoperava per l'agricoltura, ma non gli bastavano le proprie fatiche, ma desiderava sempre quelle degli altri e rubava i prodotti ( i frutti) dei vicini. Allora, Zeus, per punirlo a causa della sua arroganza, lo trasformò nell'animale che quelli di oggi chiamano formica. Quello, dunque, mutato nell'aspetto, non cambiava, però, l'abitudine. Infatti, ancora ad oggi, gira per i campi e, raccogliendo le fatiche degli altri e proteggendo accuratamente le cose che si è procurato nel formicaio, le accumula per se stesso. La favola insegna che i malvagi, anche se vengono puniti al massimo grado, non cambiano l' indole.