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Qualità di Caio Mario versione greco Plutarco
Ό Μάριος άνδρώδης φύσει και πολεμικός ήν. και στρατιωτικής μάλλον ή πολιτικής παιδείας μετέλαβε. Λέγεται δε μήτε γράμματα μαθεϊν Ελληνικά μήτε γλώττη Έλληνίδι χρήσθαι, ώς γελοιον ένόμιζε γράμματα μανθάνειν, ων οι διδάσκαλοι δουλεύοιεν έτέροις. Γενόμενος δέ γονέων παντάπασιν άδοξων, αυτουργών δέ και πενήτων, πατρός μεν ομωνύμου, μητρός δέ Φουλκινίας, όψέ πόλιν ('Ρώμην) είδε* τον δ" άλλον χρόνον έν κώμη τής Άρπίνης δίαιταν είχε. Πρώτην δέ στρατείαν έστράτευσεν έπι Κελτίβηρας, δτε Σκηπίων Αφρικανός Νομαντίαν έπολιόρκει.
Mario era per natura coraggioso e amante della guerra, e ricevette un’educazione più militare che politica. Si dice che né imparò le lettere greche, né utilizzò la lingua greca, poiché reputava ridicolo imparare le lettere i cui insegnanti sono sottomessi ad altri. Nato da genitori del tutto oscuri, lavoratori e poveri, il padre portava lo stesso nome, la madre di nome Fulcinia, dopo qualche tempo si recò nella città (Roma); altro tempo dopo ebbe dimora nella regione di Arpino. Condusse una prima spedizione militare contro i Celtiberi, quando Scipione l’Africano assediava la Numanzia.
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versione greco Plutarco traduzione dal libro
730 temi di versione dal greco
Ὅταν ἰατρὸς εἰσελθὼν πρὸς ἄνθρωπον ἐρριμμένον ἐν τῷ κλινιδίῳ καὶ στένοντα καὶ μὴ βουλόμενον τροφὴν λαβεῖν ἅψηται καὶ ἀνακρίνῃ καὶ εὕρῃ μὴ πυρέττοντα, 'ψυχικὴ νόσος' ἔφη καὶ ἀπῆλθεν· οὐκοῦν καὶ ἡμεῖς ὅταν ἴδωμεν ἄνδρα τῷ πορισμῷ προστετηκότα καὶ τοῖς ἀναλώμασιν ἐπιστένοντα καὶ μηδενὸς εἰς χρηματισμὸν συντελοῦντος αἰσχροῦ μηδ' ἀνιαροῦ φειδόμενον, οἰκίας δ' ἔχοντα καὶ χώρας καὶ ἀγέλας καὶ ἀνδράποδα σὺν ἱματίοις, τί φήσομεν εἶναι τοῦ ἀνθρώπου τὸ πάθος ἢ πενίαν ψυχικήν; ἐπεὶ τήν γε χρηματικήν, ὥς φησιν ὁ Μένανδρος, εἷς ἂν φίλος ἀπαλλάξειεν εὐεργετήσας, τὴν δὲ ψυχικὴν ἐκείνην οὐκ ἂν ἐμπλήσειαν ἅπαντες οὔτε ζῶντες οὔτ' ἀποθανόντες.
Qualora un medico essendosi recato da un uomo gettato a letto e che sospira e che non vuole prendere cibo toccasse il polso ed interrogasse e trovasse che non ha la febbre, “malattia mentale” disse e se ne andò; ebbene anche noi quando abbiamo visto un uomo logorato nel far guadagno e che sospira nelle spese e non avendo contribuito al guadagno infame non risparmiando la pena, che possiede case, campi, armenti, schiavi e assieme vestiti, cosa diremo essere il male dell’uomo se non povertà dell’anima? Perché la carenza finanziaria, come dice Menandro, un solo amico pote' essere benefattore di eliminare, quella dell’anima tutti né i viventi né quelli che morirono non potrebbero riempire.
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La costruzione dei grandi monumenti in Atene
versione greco e traduzione
τὰ δὲ Προπύλαια τῆς ἀκροπόλεως ἐξειργάσθη μὲν ἐν πενταετίᾳ Μνησικλέους ἀρχιτεκτονοῦντος: τύχη δὲ θαυμαστὴ συμβᾶσα περὶ τὴν οἰκοδομίαν ἐμήνυσε τὴν θεὸν οὐκ ἀποστατοῦσαν, ἀλλὰ συνεφαπτομένην τοῦ ἔργου καὶ συνεπιτελοῦσαν. ὁ γὰρ ἐνεργότατος καὶ προθυμότατος τῶν τεχνιτῶν ἀποσφαλεὶς ἐξ ὕψους ἔπεσε καὶ διέκειτο μοχθηρῶς, ὑπὸ τῶν ἰατρῶν ἀπεγνωσμένος. ἀθυμοῦντος δὲ τοῦ Περικλέους ἡ θεὸς ὄναρ φανεῖσα συνέταξε θεραπείαν, ᾗ χρώμενος ὁ Περικλῆς ταχὺ καὶ ῥᾳδίως ἰάσατο τὸν ἄνθρωπον
I propilei dell'Acropoli furono fatti in 5 anni sotto la direzione di Mnesicle, un caso straordinario, occorso durante la costruzione fece capire che la dea non solo non era indifferente, ma addirittura cooperava al compimento delle imprese. Una volta infatti il più attivo e intelligente degli operai scivolò e cadde dall'alto ed era in cattive condizioni tanto che i medici non lo curavano pià mentre Pericle era in preda allo sconforto, la dea gli apparve in sogno e gli prescrisse una cura che Pericle utilizzò per rimettere rapidamente in piedi quell'uomo.
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Inizio: Ουτω το πολιτευμα του Λυκουργου μιξαντος, ομως ακρατον Fine: χαλασαι της εξουσιας επι το δημοτικον εθελησαντας.
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Mi vedrai a Filippi versione greco Plutarco traduzione libro Lukeion
Ἐπεὶ δὲ διαβαίνειν ἐξ Ἀσίας ἔμελλον, λέγεται τῷ Βρούτῳ μέγα σημεῖον γενέσθαι. φύσει μὲν γὰρ ἦν ἐπεγρήγορος ὁ ἀνήρ, καὶ τὸν ὕπνον εἰς ὀλίγου χρόνου μόριον ἀσκήσει καὶ σωφροσύνῃ συνῆγεν, ἡμέρας μὲν οὐδέποτε κοιμώμενος, νύκτωρ δὲ τοσοῦτον ὅσον οὔτε τι πράττειν οὔτε τῳ διαλέγεσθαι, πάντων ἀναπαυομένων, παρεῖχε. τότε δὲ τοῦ πολέμου συνεστῶτος, ἐν χερσὶν ἔχων τὰς ὑπὲρ τῶν ὅλων πράξεις καὶ τεταμένος τῇ φροντίδι πρὸς τὸ μέλλον, ὁπηνίκα πρῶτον ἀφ' ἑσπέρας ἐπινυστάξειε τοῖς σιτίοις, ἤδη τὸ λοιπὸν ἐχρῆτο τῇ νυκτὶ πρὸς τὰ κατεπείγοντα τῶν πραγμάτων. εἰ δὲ συνέλοι καὶ κατοικονομήσειε τὴν περὶ ταῦτα χρείαν, ἀνεγίνωσκε βιβλίον μέχρι τρίτης φυλακῆς, καθ' ἣν εἰώθεσαν ἑκατόνταρχοι καὶ χιλίαρχοι φοιτᾶν πρὸς αὐτόν. ὡς οὖν ἔμελλεν ἐξ Ἀσίας διαβιβάζειν τὸ στράτευμα, νὺξ μὲν ἦν βαθυτάτη, φῶς δ' εἶχεν οὐ πάνυ λαμπρὸν ἡ σκηνή, πᾶν δὲ τὸ στρατόπεδον σιωπὴ κατεῖχεν. ὁ δὲ συλλογιζόμενός τι καὶ σκοπῶν πρὸς ἑαυτόν, ἔδοξεν αἰσθέσθαι τινὸς εἰσιόντος· ἀποβλέψας δὲ πρὸς τὴν εἴσοδον, ὁρᾷ δεινὴν καὶ ἀλλόκοτον ὄψιν ἐκφύλου σώματος καὶ φοβεροῦ, σιωπῇ παρεστῶτος αὐτῷ. τολμήσας δ' ἐρέσθαι, τίς ποτ' ὢν εἶπεν ἀνθρώπων ἢ θεῶν, ἢ τί βουλόμενος ἥκεις ὡς ἡμᾶς; ὑποφθέγγεται δ' αὐτῷ τὸ φάσμα ὁ σὸς ὦ Βροῦτε δαίμων κακός· ὄψει δέ με περὶ Φιλίππους. καὶ ὁ Βροῦτος οὐ διαταραχθεὶς ὄψομαι εἶπεν.
Mentre si accingevano a salpare dall'Asia, Bruto, si racconta capitò una visione prodigiosa. Incline per natura alla veglia egli dormiva molto poco per ascesi e disciplina. Dio giorno non si concedeva un attimo di riposo, di notte mentre tutti erano immersi nel sonno dormiva per breve tempo solo che non aveva altro da fare o qualcuno con cui parlare. In quella fase decisiva della guerra, sia per le responsabilità che comportava l'impresa sia per la tensione dovuta all'incertezza del futuro, non appena si faceva sera, durante il pasto poggiava la testa sul tavolo ma il resto della notte lo passava a sbrigare gli affari più urgenti. Se poi riusciva in poco tempo a risolvere e concludere ciò che era necessario, leggeva un libro in attesa della terza guardia, quando i centurioni e i tribuni avevano preso l'abitudine di recarsi da lui. Ora nel momento in cui il suo esercito doveva lasciare l'Asia nel cuore della notte, mentre il resto dell'accampamento era immerso nel silenzio e la sua tenda era illuminata da una luce fioco, a Bruto tutto assorto nei suoi pensieri parve che qualcuno entrasse. Volse lo sguardo verso l'apertura della tenda ed ebbe una visione mirabile e terrificante, una figura fuori dal comune ed enorme stava ritta al suo fianco in profondo silenzio. A stento Bruto trovò il coraggio di chiederle "chi sei tu, uomo o dio e perché sei qui da me?" "Sono il tuo cattivo genio, Bruto. Bruto mi rivedrai a Filippi" E Bruto imperturbabile "Ti rivedrò"
Traduzione numero 2
Nel prepararsi poi a tornare dall'Europa all'asia si racconta che gli arrivò una strana visione. Per nature egli era incline a rimanere sveglio, con l’abitudine e la morigeratezza riduceva il sonno ad una piccola parte di poco tempo, non dormendo mai di giorno, di notte invece concedeva (al sonno) tanto tempo per quanto non poteva fare alcunché, né parlare con alcuno, essendo tutti a dormire. Allora mentre la guerra continuava, avendo tra le mani gli affari riguardanti il supremo potere, ed essendo con il pensiero proteso verso il futuro, non appena a sera si appisolava dopo cena, poi per il resto passava la notte a sbrigare gli affari urgenti. Se poteva compire e terminare il disbrigo di tali affari, lesse lo scritto fino alla terza vigilia, durante la quale i centurioni e i tribuni militi erano soliti andare da lui. Quando dunque stava per condurre l’esercito dall’Asia, era notte profonda, la tenda aveva una luce non del tutto chiara, il silenzio avvolgeva tutto l’accampamento. Mentre era immerso in un pensiero e rifletteva su se stesso, gli parve di aver sentito entrare uno: avendo volto lo sguardo all’entrata, vede una terribile e mostruosa visione di un corpo strano e pauroso che in silenzio si era fermato accanto a lui. Essendosi fatto coraggio a domandare, disse “ quale degli uomini o degli dei sei tu che vieni da me?” Risponde a lui il fantasma “ il tuo cattivo demone, o Bruto; “mi vedrai a Filippi”. E Bruto non sconvolto “ti vedrò” disse.