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Eracle cattura Cerbero versione greco Pseudo Apollodoro dal libro Esperia
Δωδεκατον αθλον επετασσε Κερβερον εξ Αιδιου κομοζειν. Είχε δε ουτος τρεις μεν κυνων κεφαλας, την δε ουραν δρακοντος, κατα δε του νωτου παντοιων ειχεν οφεων κεφαλας. Και παραγενομενος επι Ταιναρον της Λακωνικης, ού της εις Αιδου καταβασεως το στομιον εστι, δια τούτου επηει. Οπηνικα δε εωρων αυτόν αι ψυχαι, χωρίς Μελεαγρου και Μεδουσης της Γοργονος εφευγον. Αιτουντος δε αυτού Πλουτωνα τον Κερβερον, επετασσεν ο Πλουτων αγειν χώρις ων ειχεν όπλων. Ο δε εύρισκε αυτόν επι ταις πυλαις του Αχεροντος· περιβάλλων τη κεφαλή τας χείρας ουκ ανήκε κρατών και αγχων το θεριον, εώς έπεισε, και πες δακνομενος υπό του κατα την ουραν δρακοντος.
Euristeo comandò come dodicesima prova di catturare Cerbero dall'Ade. Questo aveva 3 teste di cane, la coda di serpente, aveva le teste di serpente di ogni genere lungo la schiena. E arrivato presso il Tenaro della Laconia, dove c'è l'ingresso della discesa verso l'Ade, passa attraverso questo. Quando le anime lo vedevano, fuggivano differentemente da Meleagri e Medusa la Gorgone. Chiedendo lui Cerbero a Plutone, Plutone gli ordini di portarlo senza le armi che aveva. Egli lo trovò presso le porte dell'Acheronte: cingendo le mani attorno alla testa non smise di stringere e di soffocare la belva, finché non riuscì a soffocarla, sebbene morso dal serpente nella coda.
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Adone versione greco da Apollodoro
traduzione dal libro greco nuova edizione
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Melampo figlio di Amitaone e di Idomene Apollodoro versione greco sapheneia pagina 109, numero 52
Ἀμυθάων μὲν οὖν οἰκῶν Πύλον Εἰδομένην γαμεῖ τὴν Φέρητος, καὶ γίνονται παῖδες αὐτῷ Βίας καὶ Μελάμπους, ὃς ἐπὶ τῶν χωρίων διατελῶν, οὔσης πρὸ τῆς οἰκήσεως αὐτοῦ δρυὸς ἐν ᾗ φωλεὸς ὄφεων ὑπῆρχεν, ἀποκτεινάντων τῶν θεραπόντων τοὺς ὄφεις τὰ μὲν ἑρπετὰ ξύλα συμφορήσας ἔκαυσε, τοὺς δὲ τῶν ὄφεων νεοσσοὺς ἔθρεψεν. οἱ δὲ γενόμενοι τέλειοι παραστάντες αὐτῷ κοιμωμένῳ τῶν ὤμων ἐξ ἑκατέρου τὰς ἀκοὰς ταῖς γλώσσαις ἐξεκάθαιρον. ὁ δὲ ἀναστὰς καὶ γενόμενος περιδεὴς τῶν ὑπερπετομένων ὀρνέων τὰς φωνὰς συνίει, καὶ παρ᾽ ἐκείνων μανθάνων προύλεγε τοῖς ἀνθρώποις τὰ μέλλοντα. προσέλαβε δὲ καὶ τὴν διὰ τῶν ἱερῶν μαντικήν, περὶ δὲ τὸν Ἀλφειὸν συντυχὼν Ἀπόλλωνι τὸ λοιπὸν ἄριστος ἦν μάντις.
Amitaone che viveva a Pilo e sposa Idomene, figlia di Ferete, ed ha i figli Biante e Melampo. Melampo si ritirò a vivere in campagna, e aveva come casa il tronco di una quercia, nella quale c'era anche un nido di serpenti. Un giorno i suoi servi uccisero tutti i serpenti: allora Melampo raccolse della legna, bruciò i corpi dei rettili e allevò i loro piccoli. Quando furono diventati grandi, i serpenti si avvicinarono a lui mentre dormiva, gli salirono sulle spalle e gli pulirono le orecchie con la lingua. Egli altò in piedi pieno di spavento, ma si accorse allora di capire il linguaggio degli uccelli che volavano sopra di lui: e da quel momento egli apprese da loro tante cose, che poi profetizzava agli uomini rivelando il futuro. Imparò anche l'arte di rendere vaticini con il sacrificio delle vittime, quel giorno che incontrò Apollo sulle rive dell'Alfeo: e da allora fu per sempre un grande profeta.
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La gelosia e la vendetta di Era il mito di Eco
versione greco Apollodoro
Eco, ninfa di montagna, viene punita da Era e non può usare liberamente la voce: risponde solo alle parole degli altri e ripete le ultime parole pronunciate. Ella un giorno vede Narciso, giovane di mirabile bellezza. Il giovane caccia in un posto solitario. La ninfa desidera veramente e ama Narciso, e lo chiama. Ma Narciso allontana la misera ragazza con disprezzo e Eco soffre e viene consumata dal disprezzo (dolore), finchè scompare e diventa incorporea: solo la voce le rimane, le ossa si trasformano in pietra. La ragazza supplica vendetta agli dei, e dice:"Che Narciso non trovi mai l'amore!". Gli dei esaudiscono la preghiera della ninfa.
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Desiderando Dioniso di essere trasportato da Icaro a Nasso, affitta una trireme da pirata degli Etruschi. I marinai allora lasciano imbarcare Dionisio, ma navigano oltre a Nasso e si spingono verso l'Asia con l'intenzione di vendere il dio come schiavo. I marinai infatti non sanno che Dionisio sia un dio. Il dio allora trasforma in serpenti l'albero maestro ed i remi, e riempie la nave di edera e di suoni di flauto: i pirati impazziscono, si gettano in mare e diventano delfini. Dopo aver imparato che quello era un dio gli uomini da allora onorano Dionisio.