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Gli animali sono privi di sentimenti umani; hanno senz'altro certi istinti simili ad essi, ma in loro non c'è l'amore e neppure l'odio; dunque non ci sono l'amicizia e la rivalità, il disaccordo e la concordia. Alcune tracce di queste cose affiorano anche in loro, ma esse sono pregi e difetti caratteristici dei cuori umani. Solo all'essere umano è stata concessa l'assennatezza, la previdenza, la diligenza, la riflessione; e gli animali non sono privi soltanto delle qualità umane, ma anche dei difetti. In loro non ci sono il timore, le preoccupazioni, la tristezza e la collera, bensì certe cose simili: perciò dopo uno scatto violento, segue immediatamente il riposo e il sonno.
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Un Greco, che si considerava un abile poeta, poiché voleva guadagnarsi la riconoscenza dell'imperatore Augusto, ogni giorno andava incontro ad Augusto e gli porgeva un lungo poema, dove venivano celebrate non soltanto le innumerevoli e stupefacenti qualità dell'imperatore, ma anche la (sua) devozione nei confronti degli dèi. Inoltre Augusto veniva definito "vanto del genere umano" e "lume dell'impero Romano". Ma Augusto, che disprezzava gli adulatori e i cattivi poeti, ogni giorno scacciava quell'uomo e rifiutava la sua opera. Alla fine l'imperatore, stanco della testardaggine del poeta, a sua volta scrive un piccolo testo in versi per scherno del poeta, e, quando vede il Greco, gli porge la propria opera. Il poeta legge immediatamente i versi di Augusto, e finge una grande gioia, poi dà all'imperatore poche monete dicendo: "Vorrei darti di più, ma non ho altro!". Augusto ride e, molto divertito dalla sua astuzia, dona centomila sesterzi al cattivo poeta.
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Marco aspira al tribunato, per questo, vestito di una toga bianca, va nel foro, sale sulla tribuna e parla in questo modo al popolo: "Oh cittadini, se sarò eletto tribuno dalla plebe, e mi darete la vostra fiducia, io difenderò sempre i vostri diritti contro l'arroganza dei patrizi: voi vivrete tranquilli e sicuri sotto la mia protezione. Se voi amate i vostri figli, la mogli e i genitori, se voi rispettate gli dei e le dee di Roma, se amate la libertà, la pace e la concordia, se rispettate giustizia e onestà, se volete conservare i vostri averi, quando metterete il vostro voto nell'urna, ricordatevi soltanto questo: io vi aiuterò sempre, eliminerò dal vostro cammino le difficoltà e starò al servizio dei vostri vantaggi: infatti dovere del tribuno è difendere i diritti della plebe". Voi cosa dite? Se Marco sarà eletto tribuno, manterrà le sue promesse?
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Scossi da questo discorso, i soldati interrompevano ripetutamente Curione persino mentre parlava e, allo scopo di allontanare da sé il sospetto di tradimento, ognuno esponeva a gran voce ciò che provava nell'animo. Successivamente mentre egli si allontana dall'assemblea, tutti quanti lo incitano ad essere intrepido e a non esitare ad intraprendere il combattimento, e a mettere alla prova la loro lealtà e il loro valore. Per la qual cosa, poiché sia la volontà sia il parere di tutti erano mutati, Curione decise di attaccare battaglia non appena si fosse offerta l'opportunità. Il giorno seguente dispone le proprie truppe sul campo di battaglia. Neanche Azio Varo esita a far avanzare le truppe, allo scopo di non perdere la possibilità di combattere in una posizione vantaggiosa. C'era, in mezzo ai due eserciti, una vallata non grande, ma dalla salita aspra e impervia; sia l'uno che l'altro dei due aspettava di vedere se le truppe dei nemici tentassero di passare, per ingaggiare la battaglia in una posizione più vantaggiosa. All'improvviso, dal lato sinistro, tutta la cavalleria di Azio e moltissimi soldati dall'armatura leggera si calano nella vallata. Contro di loro, Curio invia la cavalleria e due coorti di Marrucini; i cavalieri dei nemici non ressero il primo assalto di costoro, e, incitati i cavalli, fuggirono indietro in direzione dei loro compagni.
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Dopo la morte del figlio Germanico in Siria, l'imperatore Tiberio lascia Roma e si dirige in Campania. Qui vaga per il territorio dei Campani: visita Napoli e Pompei, dedica un tempio a Giove a Capua, e un tempio ad Augusto a Nola, infine giunge a Capri, dove preferisce vivere lontano da tutti, e soprattutto lontano dagli affari di Stato. Ma, quando presso Fidene muoiono o vengono gravemente feriti molti spettatori di giochi di gladiatori, a causa di un crollo dell'anfiteatro, poiché il popolo protesta fortemente a causa della sciagura e accusa i magistrati di negligenza, l'imperatore viene richiamato a Roma. Lì Tiberio ascolta le lamentele del popolo, le placa e torna di nuovo nell'isola di Capri.
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