Anno sescentesimo sexagesimo secundo ab Urbe condita primum civile bellum Romae ortum est eique bell
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Nell'anno seicentosessantadue dalla fondazione di Roma, a Roma cominciò la prima guerra civile, e a quella guerra dette inizio Gaio Mario, dopo essere stato eletto console per sei volte. Infatti, dal momento che il senato aveva affidato a Silla il comando della guerra contro Mitridate – il re del Ponto, che aveva assoggettato anche l'Acaia – Mario si adirò molto, e chiese al senato il comando della guerra per sé. Allora Silla, che era già partito da Roma con l'esercito, stabilì di ritornare dalla Campania a Roma, perché voleva vendicare l'affronto di Mario. Giunse velocemente a Roma, insieme alle proprie truppe, ed entrò armato nella città prima che i consoli – Mario e il suo collega Sulpicio – si accorgessero del suo arrivo. Lì combatté contro Mario e Sulpicio: uccise Sulpicio, mise in fuga Mario. E così Silla, dopo che come consoli per l'anno successivo furono designati Gneo Ottavio e Lucio Cornelio Cinna, partì per l'Asia contro Mitridate.
Non semper doni magnitudo efficit ut donum gratum sit; gratius tamen erit etiamsi parvum si opportun
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Non sempre la grandezza di un regalo, fa sì che il regalo risulti gradito; anche se piccolo, esso sarà più gradito se sarà stato dato al momento giusto. Nella Seconda Guerra Punica, dopo la disfatta dei Romani nella battaglia presso il lago Trasimeno, che fu tanto sanguinosa che perse la vita anche il console Flaminio, i cavalieri dei Cartaginesi avevano catturato molti soldati dei Romani che si sforzavano di salvarsi per mezzo della fuga. Allora il senato, per riscattare i prigionieri, chiese ad Annibale, il comandate dei Cartaginesi, il prezzo della liberazione. Ma, dal momento che il prezzo stabilito ai fini della loro liberazione era eccessivo, ed il senato non aveva abbastanza denaro, il dittatore Q. Fabio Massimo, che allora era assente da Roma, quando venne a sapere la faccenda, inviò il figlio a Roma, affinché vendesse l'unico podere che possedeva, e consegnasse al senato tutto il denaro, anche se poco, affinché i prigionieri Romani venissero riscattati. E così avvenne che Quinto Fabio, per aiutare la patria, si privasse dell'intero suo patrimonio.
Noe Dei iussu in arca cum coniuge tribus filiis totidemque nuribus et bina animalia in singulum genu
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Noè, su ordine di Dio, era entrato nell'arca con la coniuge, tre figli e altrettante nuore, e due animali di ciascuna specie. Allora le acque di tutti i mari e di tutti i laghi, dei fiumi e delle sorgenti, erano esondate al di sopra della terraferma; al contempo, a causa della pioggia che era caduta sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti, l'acqua aveva ricoperto anche le montagne altissime, sull'intero pianeta. Tutti gli esseri viventi erano morti nel diluvio, dall'uomo ai capi di bestiame, ai rettili, e agli uccelli del cielo. Era rimasto il solo Noè, insieme a coloro che si trovavano nell'arca insieme a lui. Quando le acque cominciarono ad abbassarsi, Noè, che desiderava vedere se si fossero ritirate le acque, aprì la finestra dell'arca, e lasciò uscire un corvo, il quale non ritornò; allora lasciò uscire una colomba, la quale, verso sera, ritornò con un ramo d'ulivo, che indicava la fine del diluvio. Allora Noè uscì dall'arca con la moglie ed i figli.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Una volta da Filippo, il re dei Macedoni, venne acquistato un cavallo di nome Bucefalo, straordinario in fatto di bellezza, ma indomito quando ad indole, e insofferente della briglia. Tutte le volte, infatti, che il re Filippo e gli altri nobili Macedoni tentavano di salire sul cavallo, venivano disarcionati da quello. A quel punto Alessandro, il giovane figlio del re, si avvicinò al cavallo, e, dopo che ebbe osservato a lungo e con attenzione i movimenti di quello, tirando l'animale con delle briglie, ed accarezzandolo dolcemente, lo fece rivolgere verso il sole, perché – come Alessandro aveva compreso – il cavallo era spaventato dalla propria ombra. Poi, dopo essere salito sul dorso di Bucefalo, tirando delicatamente le briglie, cominciò a domare il cavallo. Alla fine, quando percepì il cavallo sufficientemente calmo, allentò le briglie, e spronò lo straordinario animale ad una corsa tanto sfrenata che, nel giro di breve tempo, scomparve dalla vista di coloro che erano presenti. Il padre Filippo e gli altri nobili, vedendo l'audacia di Alessandro e temendo per la vita di lui, attendevano preoccupati il ritorno del giovane ma, dopo che ebbero visto Alessandro che tornava sul cavallo domato, lo accolsero con degli applausi. A quel punto Filippo, mentre piangeva per la gioia, esclamò: O figlio mio, richiedi agli dèi un regno pari alla tua grandezza, perché per te la Macedonia non è abbastanza grande!
Compone te in rectum corporis statum; aperi caput; vultus sit nec tristis nec torvus nec impudens ne
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Sistèmati in una corretta posizione del corpo; scopri la testa; che il volto non sia né triste, né torvo, né sfacciato, né protervo, né insicuro. I piedi uniti e immobili, le mani ferme. Non dondolare ora su una gamba, ora sull'altra, che le mani non siano gesticolanti, non (ti) dovrai mordere il labbro, non (ti) dovrai grattare la testa, non (ti) dovrai frugare le orecchie. Parimenti l'abito sia sistemato ai fini del decoro, in modo che tutto l'atteggiamento, il volto, la gestualità, e il portamento del corpo mostri un carattere rispettoso. Non essere stupidamente loquace o precipitoso. Che la tua mente non si perda, ma che sia attenta alle parole del maestro. Se dovrai rispondere qualcosa, lo dovrai fare con poche parole, in maniera pertinente, chiara ed accorta. Quando parli, non affrettare il discorso, e non esitare con la lingua, ma abituati a proferire in maniera distinta, chiara, articolata le tue parole.