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Ora diremo poche cose riguardo ai Sassoni, popolazione di animo selvaggio, e riguardo alla natura del loro territorio. La Sassonia è una parte non piccola della Germania, la sua forma risulta triangolare: il primo lato volge verso meridione fino al fiume Reno, il secondo ha inizio dalle regioni marittime, viene contenuto dal fiume Albia e volge ad oriente fino al fiume Sala, dove si trova il terzo lato. La Sassonia è bagnata dai fiumi Albia, Sala e Visara. Il Sala e il Visara hanno la sorgente nelle regioni boscose della Turingia, l'Albia accoglie in sé il Sala e sgorga nell'Oceano. I luoghi sono pressoché tutti pianeggianti, infatti colli e montagne sono rare. La terra è ovunque fertile, da pascolo e boschiva; presso i confini della Turingia e presso i fiumi Sala e Reno ci sono molti e fertili campi arati: molto raramente luoghi palustri oppure aridi. I campi della Sassonia producono frumento, orzo, segale e ogni genere di frutti, cioè tutte le cose necessarie alla vita degli uomini.
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Alessandro Paride, figlio di Priamo, re di Troia, dall'Asia si avvicina con una piccola flotta a Corinto e da Corinto, attraverso il Peloponneso giunge a Sparta, dove viene accolto ospitalmente da Menelao, signore degli Spartani. Ma Alessandro rapisce con un inganno Elena, bellissima moglie di Menelao, e (la) conduce con sé a Troia. Menelao non tollera il grave affronto e per questo richiede l'aiuto degli altri capi della Grecia. Si riuniscono in Beozia illustri uomini da tutta la Grecia: Agamennone, fratello di Menelao, giunge da Micene a Sparta; Aiace il Telamonio giunge, con il fratello Teucro, dall'isola di Salamina; Nestore (giunge) da Pilo; Idomeneo da Creta; Ulisse da Itaca; Achille con l'amico Patroclo da Ftia; Tlepolemo dall'isola di Rodi. Agamennone li convoca in riunione e parla così: "Oh amici, non negate il vostro aiuto a mio fratello Menelao! Alessandro il Troiano, uomo sacrilego e arrogante, che ha rapito Elena, deve essere punito; per questo dobbiamo portare le nostre truppe in Asia e (dobbiamo) muovere guerra ai Troiani". Tutti acconsentono concordi e preparano velocemente la flotta e dopo pochi mesi intraprendono la guerra contro i Troiani.
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L'Ateniese Milziade, figlio di Cimone, fu un condottiero illustre ed abile. Molto amante della patria, stette per lungo tempo a capo dell'esercito degli Ateniesi, prese parte a numerose battaglie, non venne mai meno al proprio compito, ed infine, difese la libertà dei suoi concittadini dall'aggressione dei Persiani. Quando il re dei Persiani intraprese la guerra, poiché voleva ridurre in schiavitù la Grecia intera, Milziade, con un piccolo esercito di cittadini Ateniesi, avanzò contro il nemico, e, nella pianura di Maratona, che è poco distante da Atene, sconfisse la grande massa dei Persiani. La battaglia di Maratona viene celebrata ancora oggi, poiché mai un manipolo tanto esiguo di uomini sconfisse truppe tanto grandi di nemici. Successivamente Milziade condusse la guerra contro le isole Greche che avevano offerto aiuto alla flotta dei Persiani, ma, dal momento che non riuscì ad espugnare Paro, fu accusato di tradimento, e fu condannato ad una pesante pena pecuniaria. Dal momento che non aveva potuto pagare la multa, fu gettato in carcere, dove morì povero e solo. La morte di Milziade di certo non giovò agli Ateniesi, all'opposto, fu di danno per tutta la Grecia, poiché il suo prestigio era enorme, anche tra tutte le popolazioni straniere.
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Le cose che potrebbero rendere più felice la vita, o mio piacevolissimo Marziale, sono queste: una cosa che non è scaturita dalla fatica, ma è stata lasciata (in eredità), un campo non sgradito, un focolare eterno; mai un litigio, pochi affari, una mente riposata; forze da uomo libero, un corpo in salute; un'affabilità avveduta, amici alla pari; un banchetto cordiale, una tavola semplice; una notte non ubriaca, ma libera da preoccupazioni; il sonno, che renda breve l'oscurità; che tu voglia essere ciò che tu sei e che non preferisca nient'altro; che tu non tema il giorno del trapasso, né lo desideri.
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Un agricoltore, sul punto di morire, dal momento che non possedeva null'altro che una piccola vigna, dopo che ebbe convocato presso di sé i figli, disse: O figli miei, dal momento che io ormai sono sul punto di morire, voglio lasciare a voi tutte le cose che sono state sotterrate nella vigna; se l'avrete zappata in maniera diligente, troverete ogni cosa. Una volta che il padre fu morto, i figli, dopo che ebbero diligentemente zappato l'intera vigna, poiché non avevano trovato nessun tesoro, ritennero di essere stati ingannati dal padre, ed andarono via. Ma l'anno successivo la vigna, diligentemente zappata, produsse frutti abbondanti e belli: a quel punto i figli, una volta compreso il significato delle parole del padre, esclamarono: Nostro padre non ci ha mai ingannato: il vero tesoro degli esseri umani si trova nel lavoro. È una cosa sciocca – come insegna la favola – sprecare la vita nell'ozio, per mezzo del lavoro, invece, gli esseri umani possonotrarre fuori dalla terra tutti i tesori.
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