- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Origo feritatis ab ira est, quae ubi frequenti exercitatione et satietate in oblivionem clementiae venit et omne foedus humanum eiecit animo, novissime in crudelitatem transit; rident itaque gaudentque saevi et voluptate multa perfruuntur. Hannibalem aiunt dixisse, cum fossam sanguine humano plenam vidisset: «O formosum spectaculum!». Quid mirum (che c’è di strano) si hoc maxime spectaculo capĕris, innatus (portato per natura al) sanguini et ab infante caedibus admotus? Sequetur te fortuna secunda crudelitati tuae per viginti annos dabitque oculis tuis gratum ubique spectaculum: videbis istud et circa Trasumenum et circa Cannas et novissime circa Carthaginem tuam. Volesus nuper, sub divo Augusto proconsul Asiae, cum trecentos uno die secūri percussisset, incĭdens inter cadavera vultu superbo, quasi magnificum quiddam fecisset, proclamavit: «O rem regiam!». Quid hic rex fecisset? Haec non fuit ira sed maius malum et insanabile
La ferocia ha le radici nell'ira, che, quando con l'indefessa pratica e abuso si dimentica della clemenza ed espelle dall'animo ogni convenzione umana, da ultimo si converte in crudeltà; la gente crudele quindi se la ride e ci gode e sguazza nel piacere. Raccontano che Annibale dicesse, vedendo una fossa piena di sangue umano : "Che bello spettacolo!" Che c'è da meravigliarsi che tu sia attratto massimamente da tale spettacolo, tu, cresciuto nel sangue e rivolto alle uccisioni fin dall'infanzia? La sorte, propizia alla tua crudeltà, ti terrà dietro per vent'anni e concederà ovunque uno spettacolo gradito ai tuoi occhi: lo vedrai presso il Trasimeno, presso Canne e per ultimo attorno alla tua Cartagine. Voleso, non molto tempo fa, proconsole d'Asia sotto il divo Augusto, dopo aver fatto decapitare 300 persone in un sol giorno, procedendo tra i cadaveri con aria tronfia, proclamò, come se avesse fatto chissà quale azione ammirevole " 0 spettacolo degno di un re! " Cosa avrebbe fatto costui da re? Codesta non fu ira, ma un male ancora più grave ed incurabile
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Ate peto in maiorem modum pro nostra amicitia, ut in hac re etiam elabores, de qua te docēre volo. Dionysius, servus meus, qui meam bibliothecam multorum nummorum tractavit, cum multos libros surripuisset nec se impunitum fore putaret, aufugit. Is est in provincia tua. Eum et M. Bolanus, meus familiaris, et multi alii Naronae viderunt, sed, cum se a me manumissum dicĕret, crediderunt. Hunc tu si mihi restituendum curavĕris, non te effugĕre potest quam mihi hoc gratum futurum sit. Res ipsa parva est, sed animi mei dolor magnus. Ubi sit et quid fiĕri possit Bolanus te docebit. Ego si hominem per te recuperavĕro, summo me a te beneficio adfectum (esse) arbitrabor.
Ti chiedo, nel modo più pressante e per la nostra amicizia, che tu ti dia anche da fare in questa faccenda della quale ti voglio informare. Dionisio, un mio schiavo, che ha amministrato con molti denari la mia biblioteca, avendo rubato molti libri e sapendo che non sarebbe rimasto impunito, è fuggito. Egli si trova nella tua provincia. Lo hanno visto e M. Bolano, mio parente, e molti altri a Narbona, ma, avendo affermato che io l'avevo liberato, gli hanno creduto. Se tu farai in modo che mi sia riconsegnato, non ti può sfuggire quanto ciò mi sarà gradito. Il fatto in sé è di poco conto, ma grande è il dolore dell'animo mio. Bolano ti informerà di dove si trova e di cosa possa succedere. Io, se recupererò l'uomo per tuo mezzo, mi considererò obbligato verso di te da un grande beneficio
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Dum Caesar paucos dies ad Vesontionem rei frumentariae commeatusque causā moratur, ex percontatione nostrorum vocibusque Gallorum ac mercatorum, qui ingenti magnitudine corporum Germanos, incredibili virtute atque exercitatione in armis esse praedicabant, tantus subito timor omnem exercitum occupavit ut non mediocriter omnium mentes animosque perturbaret. Hic (timor) primum ortus est a tribunis militum, praefectis, reliquisque qui, ex urbe amicitiae causā Caesarem secuti, non magnum in re militari usum habebant: plerique eorum, alii aliam causam inferentes, petebant ut sibi discedĕre licēret; nonnulli pudore adducti, ut timoris suspicionem vitarent, remanebant. Hi neque vultum fingere neque interdum lacrimas tenere poterant: abditi in tabernaculis aut suum fatum querebantur aut cum familiaribus suis commune periculum miserabantur. Horum vocibus ac timore paulatim etiam ii qui magnum in castris usum habebant, milites centurionesque quique equitatui praeerant, perturbabantur. Haec cum animadvertisset, convocato consilio omniumque ordinum ad id consilium adhibitis centurionibus, vehementer eos incusavit. Hac oratione habĭta mirum in modum conversae sunt omnium mentes summaque alacritas et cupiditas belli gerendi illata est.
Mentre Cesare si ferma per pochi giorni presso Vesonzione per fare rifornimento di viveri e grano, da diffusi racconti dei nostri e da voci di Galli e di mercanti, che raccontavano che dei Germani, di altissima statura, si trovavano in armi con incredibile valore ed addestramento, un così grande timore prese tutto l'esercito da turbare profondamente le menti e gli animi di tutti. Questa nacque dapprima presso i tribuni militari, i preposti e gli altri che, avendo seguito Cesare dall'urbe per amicizia, non avevano grande esperienza militare: molti di loro, alcuni adducendo altri motivi, chiedevano il permesso che fosse concesso loro di allontanarsi; alcuni, vergognandosi, per evitare il sospetto di aver paura, restavano. Questi non potevano dissimulare con il volto né nel frattempo trattenere le lacrime: nascosti nelle tende o aspettavano il loro destino o si lamentavano con i loro familiari del comune pericolo. Per le voci di costoro e per la paura a poco a poco anche coloro che avevano molta esperienza negli accampamenti, soldati e centurioni e coloro che capeggiavano la cavalleria, erano molto turbati. Quando comprese ciò (Cesare), convocata un'adunata di tutti i gradi (lett. degli ordini) e aggiunti a questa adunata i centurioni, li rimproverò aspramente. Essendoci stato questo discorso, in modo meraviglioso cambiarono le menti di tutti e ne nacque una grandissima alacrità e voglia di combattere.
Il ritiro dell'intellettuale nella serenità della campagna - SERMO ET HUMANITAS versione latino Plin
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
C. Plinius Fundano suo s.
Siqueminterroges: «Hodiequidegisti?», respondeat: «Officiotogaevirilis interfui, sponsalia aut nuptias frequentavi, ille me ad signandum testamentum, ille in advocationem, ille in consilium rogavit». Haec quo die fecĕris necessaria (videntur), eadem, si cotidie fecisse te reputes (pensi), inania videntur, multo magis cum secessĕris. Tunc enim subit recordatio: «Quot dies quam frigidis rebus absumpsi!». Quod evĕnit mihi, postquam in Laurentino meo aut lego aliquid aut scribo aut etiam corpori vaco, cuius fulturis animus sustinetur. Nihil audio quod audisse, nihil dico quod dixisse paeniteat; nemo apud me quemquam sinistris sermonibus carpit, neminem ipse reprehendo nisi me, cum parum commode scribo; nulla spe, nullo timore sollicitor, nullis rumoribus inquietor: mecum tantum et cum libellis loquor. O rectam sinceramque vitam, o dulce otium honestumque ac paene omni negotio pulchrius! O mare, o litus, verum secretumque museion (sacrario delle Muse), quam multa invenitis, quam multa dictatis! Proinde tu quoque strepitum istum inanemque discursum et multum ineptos labores, ut primum (non appena) fuerit occasio, relinque teque studiis vel otio trade! Satius est enim otiosum esse quam nihil agere. Vale.
Se tu chiedessi a qualcuno: “Oggi cosa hai fatto?”, risponderebbe: “Ho partecipato ad una cerimonia per l’assunzione della toga virile oppure ho preso parte a dei fidanzamenti o a delle nozze, uno mi ha richiesto per firmare un testamento, uno mi ha richiesto per una consultazione difensiva, uno mi ha richiesto per un’assemblea”: Queste cose, nel giorno in cui le hai fatte, sembrano necessarie, le stesse cose, quando pensi che le hai fatte ogni giorno, sembrano vane, e molto di più se te ne sei allontanato. Allora infatti si impone la riflessione “Quanti giorni ho sprecato in cose tanto vane!”. E’ ciò che capita a me da quando sto nella mia villa di Laurento. Non ascolto nulla che mi penta di aver ascoltato, non dico nulla che mi penta di aver detto. Nessuno presso di me denigra qualcuno con discorsi malevoli, non rimprovero nessuno se non me stesso, quando scrivo poco bene; non sono tenuto in ansia da nessuna aspettativa e da nessun timore, non sono reso inquieto da nessuna diceria: parlo solo con me stesso e con i miei libri. O vita retta e sincera! O tempo libero dolce e nobile e più bello quasi di qualsiasi attività! O mare, oh spiaggia, vero e segreto sacrario delle Muse! Perciò anche tu, abbandona codesto strepito e (codesto) inutile discorrere e le fatiche del tutto inutili e dedicati agli studi e al tempo libero
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Gli sperperi di Nerone versione latino Svetonio
traduzione libro sermo et humanitas
Divitiarum et pecuniae fructum non alium putabat quam profusionem, sordidos ac deparcos esse (putabat) eos quibus impensarum ratio constaret, praelautos vereque magnificos qui abuterentur ac perderent. Laudabat mirabaturque avunculum Gaium nullo magis nomine quam quod ingentes a Tiberio relictas opes in brevi spatio prodegisset. Quare nec largiendi nec absumendi modum tenuit. Menecraten (Menècrate) citharoedum et Spiculum (Spìculo) murmillōnem triumphalium (che avevano conseguito il trionfo) virorum patrimoniis aedibusque donavit. Cercopithecum Panerotem (Cercopitèco Pàneros) faeneratorem, et urbanis rusticisque praediis locupletatum, prope regio funĕre extulit. Nero numquam minus mille carrucis fecisse iter tradĭtur, soleis mularum argenteis, canusinatis mulionibus, armillata phalerataque turba cursorum. Nullam vestem bis induit; quadringenis in punctum sestertiis aleam lusit; piscatus est rete aurato et purpurā coccoque funibus nexis.
Delle ricchezze e del denaro non pensava altro che a sperperarli, (riteneva) sordidi e avari quelli per i quali deve esistere la nota delle spese, sontuosi e davvero splendidi quelli che abusavano (delle ricchezze) e le sperperavano. Elogiava ed ammirava lo zio materno Gaio per nessuna maggior fama che perché in poco tempo aveva dilapidato le ricchezze lasciate da Tiberio. Perciò non ebbe misura né nell'elargire né nel dissipare. Donò al citaredo Menecrate e al mirmillone Spiculo beni e case come quelli degli uomini che avevano conseguito il trionfo. Fece un funerale quasi regale a Cercopiteco Panerete, usuraio anche (da lui) arricchito con possedimenti in città e in campagna. Si racconta che Nerone abbia fatto viaggi con non meno di mille carrozze, con ferri argentei alle mule, con i conduttori delle mule abbigliati con lana di Canosa, con una schiera di battistrada adorna di bracciali e di falere. Non indossò mai due volte una veste; giocò ai dadi quattrocento sesterzi alla volta a punto; andò a pesca con una rete d'oro e con corde intrecciate di porpora e di filo scarlatto.