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Quocumque circumtuli oculos, plena omnia video animorum ac roboris, (video) veteranospedites, generosissimarum gentium equites, socios fidelissimos fortissimosque. Inferimus bellum infestisque signis descendimus in Italiam tanto audacius fortiusque pugnaturi quam hostes, quanto maior est spes, (quanto) maior est animus inferentis vim quam arcentis. Accendit praeterea et stimulat animos dolor, iniuria, indignitas. Ad supplicium depoposcerunt me ducem primum, deinde vos omnes, qui Saguntum oppugnassetis (= oppugnavissetis). Crudelissima ac superbissima gens sua omnia facit; circumscribit includitque nos terminis montium fluminumque, neque eos, quos statuit, terminos observat. Illis timidis et ignavis esse licet, qui respectum habent, quos sua terra, suus ager per tuta itinera fugientes accipient; vobis necesse est fortibus viris esse et aut vincere aut, si fortuna dubitabit (sarà avversa), in proelio potius quam in fuga mortem oppetĕre: nullum contemptu mortis telum ad vincendum homini ab dis immortalibus acrius datum est.
In qualunque direzione ho volto (i miei) occhi occhi (lett. presente vedo ) ho visto tutto pieno di coraggio e di forza, (ho visto) i fanti veterani, i cavalieri di famiglie generosissime, alleati fortissimi e fedelissimi. Abbiamo dichiarato guerra e con insegne micidiali siamo scesi in Italia per combattere tanto più audacemente e fortemente dei nemici, quanto più grande e la speranza, (quanto) maggiore è il coraggio di impiegare la forza che di difendersi. Accende inoltre e stimola l'animo il dolore, l'offesa, l'indignazione. Hanno preteso di condannare a morte me generale per primo, poi voi tutti, che avete assediato Sagunto. Un popolo crudelissimo e superbissimo si accaparra (lett. fa sue) tutte le cose; ci confina ed imprigiona nei limiti di monti e fiumi, e non rispetta i confini, che pure ha stabilito. Per loro è giusto essere timidi e vili, essi che hanno considerazione, che manterranno la propria terra, i propri campi fuggendo per strade sicure; a voi è necessario essere uomini forti e, o vincere o, se la sorte sarà avversa, affrontare la morte in combattimento piuttosto che nella fuga: nessuna arma più aguzza del disprezzo della morte è stato dato dagli dei immortali agli uomini per vincere.
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Regna, imperia, nobilitas, honores, divitiae, opes eaque, quae sunt his contraria, casu et temporibus gubernantur; ipsi autem gerĕre quam personam velīmus, a nostra voluntate proficiscitur. Itaque se alii ad philosophiam, alii ad ius civile, alii ad eloquentiam applicant, ipsarumque virtutum in alia alius mavult excellere. Quorum vero patres aut maiores aliqua gloria praestiterunt, ii student plerumque in eodem genere laudis excellere, ut Q. Mucius Publii filius in iure civili, Pauli filius Africanus in re militari. Quidam autem ad eas laudes, quas a patribus acceperunt, addunt aliquam suam, ut hic idem Africanus eloquentiā cumulavit bellicam gloriam; quod idem fecit Timotheus, Cononis filius, qui, cum belli laude non inferior fuisset quam pater, ad eam laudem doctrinae et ingenii gloriam adiecit. Fit autem interdum ut nonnulli, omissa imitatione maiorum, suum quoddam institutum consequantur, maximeque in eo plerumque elabōrant ii qui magna sibi proponunt, obscuris orti maioribus.
Regni, imperi, nobiltà, onori, ricchezze, mezzi doviziosi e le cose ad essi opposte sono regolate dal caso fortuito e dalle circostanze; ma dalla nostra volontà dipende il ruolo che vogliamo rivestire. Perciò alcuni si applicano alla filosofia, altri alla giurisprudenza, altri ancora all'eloquenza, e chi preferisce eccellere in una virtù, chi in un'altra. Coloro i cui padri o antenati si distinsero in qualcosa di glorioso, si adoperano di eccellere nel medesimo genere di lode, come Q. Mudo, figlio di Publio, nel diritto civile, l'Africano, figlio di Paolo, nelle gesta militari. Alcuni inoltre a quelle lodi ricevute dai padri ne aggiungono qualcuna delle loro, come lo stesso Africano integrò con l'eloquenza la gloria conseguita in guerra; la medesima cosa fece Timoteo, figlio di Conone, il quale, oltre a non essere stato da meno del padre in meriti di guerra, a quella lode aggiunse la gloria dell'erudizione e dell'ingegno. A volte succede che alcuni, lasciata da parte l'imitazione degli antenati, perseguano qualcosa intrapreso di loro iniziativa e in ciò la maggior parte delle volte si prodighino quelli che si propongono grandi obiettivi, pur discendendo da oscuri antenati
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Ego Q. Maximum senem adulēscens ita dilexi ut aequalem. Erat enim in illo viro comitate condīta (mitigata) gravitas nec senectus mores mutavĕrat. Quamquam (per altro) eum colĕre coepi non admŏdum grandem natu, sed tamen iam aetate provectum. Anno enim post consul primum (avv. ) fuĕrat, quam ego natus sum, cumque eo quartum (avv. ) consule adulescen tulus miles ad Capuam profectus sum. Multa in eo viro praeclara cognovi; sed nihil admirabilius quam quo modo ille mortem filii tulit, clari viri et consularis. Nec vero ille in luce modo atque in oculis civium magnus (fuit), sed intus domique praestantior. Quorsus igitur haec tam multa de Maximo? Quia profecto videtis nefas esse dictu miseram fuisse talem senectutem. Nec tamen omnes possunt esse Scipiones aut Maximi, ut urbium expugnationes, ut pedestres navalesque pugnas, ut bella a se gesta, ut triumphos recordentur. Est etiam placida ac lenis senectus, qualem accepimus Platonis, qui uno et octogesimo anno scribens est mortuus, qualem Isocratis, qui eum librum, qui Panathenaicus inscribitur, quarto et nonagesimo anno scripsisse se dicit, vixitque quinquennium postea
Io adolescente ho voluto tanto bene a Q. Massimo da vecchio come fosse un coetaneo. C'era infatti in quell'uomo una serietà mitigata dall'affabilità e la vecchiaia non ne aveva modificato i comportamenti. Peraltro ho cominciato ad apprezzarlo non essendo ancora tanto adulto, ma comunque già abbastanza maturo. Nell'anno infatti dopo il quale era stato console per la prima volta dopo la mia nascita, e sono partito giovincello soldato per Capua quando lo fu per la quarta volta. Ho conosciuto molte cose eccellenti in quell'uomo; ma nulla di più ammirevole di come egli sopportò la morte del figlio, uomo noto ed ex console. Ed egli in verità non solo fu grande apertamente (lett. alla luce) agli occhi dei cittadini, ma fu assai eminente anche in casa. A che fine dunque così tante cose a proposito di Massimo? Perché di sicuro è ingiusto dire che tale vecchiaia fu misera. E tuttavia non tutti possono essere Scipioni o Massimi, per espugnazioni di città, per battaglie terrestri e navali, per guerre da loro condotte, per il ricordo dei trionfi (lett. perché si ricordino i trionfi). E infatti una placida e lieve vecchiaia, quale ci hanno detto di Platone, che morì mentre stava scrivendo ad ottantuno anni, quale quella di Isocrate, che afferma di aver scritto il libro intitolato "Panatenaico" a no vanta quattro anni, e visse ancora per un quinquennio.
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Catilina, ut coniurationis conscios in aedibus suis vidit, in abditam paretem aedium duxit, ubi testes non erant, et hanc orationem habuit: quoniam per tempus virtutem vestram cognovi, mihi est in animo vobiscum magnum et pulchrum facinus in hostes incipere. Consilium meum iam audivistis: miseram vitam egimus et semper agemus, quod Urbs a paucis potentibus regitur, quibus reges, gentes et nationes pecuniam dant.
Non appena vide i complici della congiura nei suoi appartamenti, Catilina li portò in una parte segreta della casa, non c'erano testimoni e tenne questo discorso: "Dal momento che ho conosciuto per tempo il vostro valore, ho intenzione di intraprendere con voi una grande e bella impresa contro i nemici. Avete già sentito il mio piano: abbiamo condotto una vita misera e sempre la conduciamo, poiché Roma è governata da pochi potenti, ai quali i re, i popoli e le nazioni danno denaro. Pertanto il favore, il potere, l'onore e la ricchezza sono presso di loro, a noi hanno lasciato i pericoli e la miseria. Quelli dalle città dell'Asia o della Grecia hanno portato con le navi a Roma statue, ricchezza e un gran numero di schiavi, noi, che siamo cittadini Romani e per molti anni abbiamo combattuto con i nemici della nostra città, siamo stati il popolo; noi, liberi cittadini, siamo servi senza riconoscenza, senza potere. Fino a quando sopporterete questi oltraggi? La libertà, la ricchezza, l'onore sono nei vostri occhi: la sorte ha disposto tutte queste cose per voi, se vincerete".
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Unicae filiae pater Themistoclem consulebat utrum eam viro pauperi, sed ornato (onorato), an locuplēti parum probato collocaret. Cui is: «Malo – inquit – virum pecunia quam pecuniam viro indigentem». Quo dicto stultum monuit ut generum potius quam divitias generi legĕret. Fabricius Luscinius, honoribus et auctoritate omnibus civibus temporibus suis maior, censu par unicuique pauperrimo, a Samnitibus decem milia aeris et quinque pondo argenti et decem servos sibi missos in Samnium remisit, continentiae suae beneficio sine pecunia praedīves, quia locuplētem illum faciebat non multa possidēre, sed modica desiderare. Ergo domus eius quemadmŏdum aere et argento et mancipiis Samnitium vacua (fuit), ita gloria ex iis parta referta fuit.
Il padre di un'unica figlia domandava a Temistocle se la dovesse dare in sposa ad un uomo povero, ma onorato o ad un ricco di dubbia reputazione. Lui gli rispose " Preferisco un uomo mancante di denaro piuttosto che del denaro privo di un uomo " Con queste parole consigliò allo stolto di scegliersi un genero piuttosto che le ricchezze del genero. Fabrizio Luscinio, uomo superiore a tutti i concittadini del suo tempo in onori ed autorità, ma eguale a qualsiasi poverissimo quanto a censo, rimandò nel Sannio 10. 000 libbre di bronzo, 5 d'argento e dieci schiavi inviatigli, essendo ricchissimo senza denaro grazie alla sua continenza, poiché lo rendeva dovizioso non il possedere molto, ma desiderare il poco. Quindi la sua casa per quanto vuota di bronzo, argento e schiavi dei Sanniti, fu colma della gloria procuratagli da queste cose
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