- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Eodem anno senatus, cum fetiales frustra misissent ad rem repetendam, bellum Hernicis indicere statuit....deinde pepulerunt, postremo in fugam averterunt
Nello stesso anno il senato, avendo inviato inutilmente i feziali a recuperare la situazione, decise di dichiarare guerra agli Ernici. questa provincia toccò in sorte al console L. Genucio. La città era in attesa, perché costui come primo console della plebe combatteva secondo i propri auspici. per caso avvenne che Genucio, procedendo con una grande milizia verso i nemici, cadde in un’imboscata e, gettati qua e là dalla paura inaspettata, lo stesso console fu ucciso dopo essere stato circondato dai nemici. Quando ciò fu annunciato a Roma, Ap. Claudio con l’approvazione dei patrizi fu eletto dittatore, costui fece una leva tale da arruolare nuove legioni poi con l’arrivo del dittatore, il nuovo esercito si unì al vecchio e la milizia si duplicò. Una pianura di due miglia separava lì’accampamento Romano dagli Ernici; si combattè qui nello spazio centrale. In un primo tempo la battaglia fu di dubbia speranza: i cavalieri Romani infatti tentarono inutilmente di sconvolgere con un attacco la schiera nemica. Allora i cavalieri, tralasciati i cavalli, si lanciarono con ingente clamore avanti alle insegne, integrarono una nuova battaglia e in un primo momento mossero dalla posizione i nemici, sconvolti da quella strategia inaspettata del dittatore, poi l’incalzarono, alla fine li volsero in fuga. (By Maria D. )
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 5
Cum Caesar legem tulisset perniciosam, Cato unus, ceteris territis, ei obsistere ausus est,.... pudore victus, quendam misit qui Catonem liberaret.
Cesare avendo presentato una legge dannosa, Catone, mentre tutti gli altri erano atterriti da solo osò opporsi a costui, per quanto gli amici si sforzarono a convincerlo ad essere prudente e a non essere astioso verso il console. Ma Catone, affermando che il suo modo d'essere non era lusingare i potenti né favorire i disonesti, disse che non poteva approvare delle leggi che avrebbero danneggiato lo stato. Allora Cesare infuriato ordinò che Catone fosse mandato via dalla curia e che fosse portato via in catene; ma egli non trascurò alcunché relativamente alla libertà di parola, ma discusse durante lo stesso tragitto per il carcere in merito alla legge, ed ammoniva i cittadini ad opporsi agli uomini che propongono tali cose. i senatori compiangevano Catone, uno di loro che interrogato da Cesare sul perché, non essendosi ancora sciolto il senato, se ne fosse andato, disse: ...(continua)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Olim rex Croesus Solonem, qui Sardes pervenerat, in hospitio accepi ... Solum ubi adfinem vitae perveneris, tum iudicare poteris quae beatitudo tua fuerit».
Una volta il Re Creso aveva accolto in ospitalità Solone, che era giunto a Sardi. Nella sua reggia poté vedere quanto fossero grandi le ricchezze, quanto lo splendore, quale la magnificenza del re. Dopo che ebbe mostrato tutte queste cose a Solone, Creso gli chiese se avesse mai visto qualcuno che fosse più beato (pensava infatti di essere lui il più felice tra gli uomini). Ma il filosofo gli rispose: “Ho visto Tello l’ateniese più felice di te”. Allora il re fu preso da grande ammirazione, e chiese chi fosse quel Tello, che il saggio reputava tanto beato. E a questo Solone:"Affinchè una vita sia reputata veramente beata beata, non bastano le ricchezze, delle quali vedo certamente che tu abbondi. Reputo che Tello fosse più beato di te perché lo fu fino alla fine della sua vita; infatti poiché aveva dei figli straordinari e onesti, una bella moglie e pudica, mezzi moderati che a lei erano sufficienti per vivere, ...(CONTINUA)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Aristippus philosophus Socraticus, naufragio cum eiectus ..., quae etiam e naufragio una possint enatare». (da Vitruvio)
Aristippo, filosofo socratico, scagliato da un naufragio sulla spiaggia di Rodi, avendo visto figure geometriche disegnate, si dice che abbia esclamato ai compagni: "Speriamo bene, o amici! Vedo qui infatti delle tracce di uomini". E subito si diresse alla città di Rodi e per una retta via giunse al ginnasio, e qui trattando di filosofia ricevette in dono dai cittadini dei regali, per adornare non solo sé, ma anche per poter garantire anche a coloro che erano stati con lui sia il vestiario sia tutte le altre cose, le quali erano necessarie al sostentamento. Poiché invece i suoi compagni avevano deciso di ritornare in patria e gli chiedevano ...(continua)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Darius, Persarum rex, qui imperium suum augere volebat...Darius tamen bellum perrexit atque Scythas superavit.
Dario, re dei Persiani, che voleva ingrandire il suo impero, iniziò una guerra contro gli Sciti e guidò le sue truppe oltre il fiume Istro. Allora Ateas, il re degli Sciti, celò i suoi fanti e cavalieri in una grande foresta e inviò contro Dario i suoi prefetti, che offrirono al re dei nemici un topo, una rana e un uccello, doni del suo padrone. Tutti i Persiani si meravigliarono: Dario allora mandò a chiamare due indovini e li interrogò sul significato degli strani doni. Uno disse: " Con questi doni, il re degli Sciti ti dimostra la sua volontà di devozione, poiché ti ha offerto i simboli di tutte le cose buone del suo regno: infatti, il topo significa la terra, la rana l'acqua e l'uccello l'aria". Invece l'altro disse: "I doni del re indicano l'inimicizia degli Sciti: infatti, Ateas, con questi simboli, vuole dirti: "Se tu e i tuoi soldati non volerete via dai nostri territori come uccelli, se non vi nasconderete sotto terra come i topi, se non nuoterete attraverso le onde dell'Istro come rane e non tornerete a casa vostra, non potrete evitare le armi e le frecce degli Sciti e perirete tutti " Ciononostante Dario continuò la guerra e prevalse gli Sciti.