- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Haec eodem fere tempore Caesar atque Pompeius cognoscunt. Cognĭta re, diversa sibi ambo consilia capiunt: Caesar ut quam primum se cum Antonio coniungĕret, Pompeius ut venientibus in itinere militibus se opponĕret; eodemque die uterque eorum ex castris stativis a flumine Apso exercitum edūcunt, Pompeius clam et noctu, Caesar palam atque interdiu. Sed Caesari iter erat longius, adverso flumine, ut vado transire posset. Pompeius, quia expedito itinere flumen ei transeundum non erat, magnis itineribus ad Antonium contendit. Ubi eum adpropinquare cognovit, idoneum locum nactus, ibi copias collocavit, suosque omnes castris continuit, ignesque fieri prohibuit, quo occultior esset eius adventus. Haec ad Antonium statim per Graecos deferuntur. Ille missis ad Caesarem nuntiis unum diem sese castris tenuit, altero die ad eum pervēnit. Cuius adventu cognito Pompeius, ne duobus circumcluderetur exercitibus, ex eo loco discedit omnibusque copiis ad Asparagium pervĕnit atque ibi idoneo loco castra ponit. Caesar, Antonii exercitu coniuncto, longius sibi procedendum existimabat.
Cesare e Pompeo vengono a conoscenza di tali fatti quasi nello stesso tempo. Appresa la cosa, entrambi presero per sé decisioni diverse: Cesare di congiungersi quanto prima ad Antonio, Pompeo di opporsi, durante la marcia, ai soldati che arrivavano; nello stesso giorno entrambi conducono l'esercito fuori dagli accampamenti fissi presso il fiume Apso, Pompeo di nascosto e di notte, Cesare apertamente e durante il giorno. Ma il percorso di Cesare era più lungo, per poter passare in un guado, avendo di fronte il fiume. Pompeo, poiché con percorso libero non doveva traversare il fiume, a marce forzate si diresse contro Antonio. Quando capì che si stava avvicinando a lui, trovato un luogo idoneo, lì posizionò le truppe, e tenne chiusi tutti i suoi negli accampamenti e vietò che venissero accesi fuochi, affinché il suo arrivo risultasse più nascosto. Queste cose vengono riferite subito ad Antonio tramite i Greci. Costui, mandati nessi a Cesare, per un intero giorno rimase negli accampamenti, il giorno successivo andò da lui. Pompeo, saputo dell'arrivo (di Cesare), per non essere circondato da due eserciti, si allontana da quel luogo e giunge ad Asparagio con tutte le truppe e lì colloca gli accampamenti in luogo idoneo. Cesare, unitosi all'esercito di Antonio, riteneva opportuno per sé procedere più oltre.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Cesare in Asia versione latino traduzione libro sermo et humanitas
Cum in Syriam Caesar ex Aegypto venisset atque ab iis, qui Roma... ...tuendae ac defendendae, dimittit et sibi et populo Romano amicissimos.
Essendo Cesare venuto in Siria dall'Egitto e avendo appreso, da quelli che da Roma erano andati da lui, ed essendosi reso conto, attraverso lettere provenienti dall'Urbe, che a Roma molte cose erano amministrate malamente e non vantaggiosamente e che nessun aspetto della repubblica era gestito abbastanza bene, perché si erano verificate pericolose sedizioni e che, sia per l'ambizione che per la debolezza dei tribuni militari e di coloro che erano al comando delle legioni, venivano fatte molte cose contro il costume e la consuetudine militare, e che tutte queste cose richiedevano la sua venuta, tuttavia ritenne preferibile, in quelle province e regioni nelle quali era andato, lasciare le cose sistemate in modo che fossero liberati dalle contese locali, accettassero l'ordine e leggi, smettessero di avere timore dei nemici stranieri. Dopo essersi trattenuto in quasi tutte le città più importanti, concesse premi ai benemeriti, sia personalmente che in massa, giudicò e prese decisioni su antiche controversie; congedò dopo averli presi sotto la sua protezione e averli resi fedelissimi a sé e al popolo romano, re, tiranni, governatori, confinanti di provincia, che erano accorsi tutti in massa da lui, dopo avere imposto loro come condizioni di conservare e difendere la provincia.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Haec ergo cum viderem, senatum, sine quo civitas stare non posset, omnino de civitate esse sublatum; contiones haberi cotidie contra me; vocem pro me ac pro re publica neminem mittere; coniuratorum copias veteres et effusam illam ac superatam Catilinae importunam manum novo duce et insperata commutatione rerum esse renovatam: haec cum viderem, quid agerem, iudices? Contenderem contra tribunum plebis privatus armis? Vicissent improbos boni, fortes inertes; interfectus esset is qui hac una medicina sola potuit a rei publicae peste depelli. Quid deinde? Quis reliqua praestaret? Non nemo vir fortis et acris animi magnique dixerit: «Restitisses, repugnasses, mortem pugnans oppetisses. » De quo te, te, inquam, patria, testor et vos, penates patriique dei, me propter salutem meorum civium, quae mihi semper fuit mea carior vita, dimicationem caedemque fugisse. Servavi igitur rem publicam discessu meo, iudices: caedem a vobis liberisque vestris, vastitatem, incendia, rapinas meo dolore luctuque depuli, et unus rem publicam bis servavi, semel gloria, iterum aerumna mea.
Dunque, vedendo queste cose, che il senato, senza il quale la città non può stare in piedi, (era) del tutto sottratto alla città, che ogni giorno si tenevano discorsi pubblici contro di me; che nessuno alzava una voce a favore mio e della repubblica; che le vecchie truppe di congiurati e quello sconfitto e superato nefasto manipolo di Catilina si è rinnovato sia per un nuovo capo, sia per un inaspettato cambiamento della situazione: vedendo queste cose, cosa dovevo fare, o giudici? combattere da privato in armi contro il tribuno della plebe? I buoni avrebbero vinto i malvagi, i forti i codardi; sarebbe stato ucciso colui che con un solo rimedio poteva essere distolto dalla rovina della repubblica. Cosa dunque? Che altro era preferibile? Qualche uomo forte e di animo fiero direbbe: " Avresti dovuto resistere, opporti, andare incontro alla morte combattendo. " Su questo te, te, dico, patria, chiamo a testimone e voi, penati e dei patri, che io ho fuggito la lotta e la strage per la salvezza dei miei concittadini, che mi è stata sempre più cara della vita. Ho salvato, quindi, la repubblica con la mia partenza, o giudici: ho allontanato la rovina, la devastazione, gli incendi, le rapine da voi e dai vostri figli con il mio dolore e il mio cordoglio, ed io solo ho salvato la repubblica per due volte, una volta con la gloria, l'altra con la mia sventura
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Traditum est insulam Siciliam totam esse Cereri et Liberae consecratam. Nam et natae esse hae deae in iis locis et fruges in ea terra primum repertae esse feruntur. Narrant autem raptam esse Liberam, quae etiam Proserpina vocatur, ex Hennensium nemore, qui locus, quod in media insula est situs, umbilicus Siciliae nominatur. Cum filiam investigare et conquirére Ceres vellet, dicitur infiammasse taedas iis ignibus qui ex Aetnae vertice erumpunt. Henna autem, ubi ea, quae dico, gesta esse memorantur, est loco perexcelso atque edito, quo in summo est planities aquis perennibus abundans: tota vero ex omni parte directa est. Circa eam lacus lucique sunt plurimi atque laetissimi flores omni tempore anni, ut locus ipse raptum illum virginis declarare videatur. Etenim prope est spelunca quaedam infinita altitudine qua Ditem patrem ferunt repente cum curru extitisse et virginem secum asportasse et subito penetrasse sub terras
Si racconta che tutta l'isola della Sicilia fosse consacrata a Cerere e a Libera. Infatti si narra che queste dee siano nate in questi luoghi e che in quella terra per la prima volta siano state trovate le messi, Raccontano, invero, che Libera, che è chiamata anche Proserpina, sia stata rapita dal bosco di Enna, il quale luogo, che si trova nel mezzo dell'isola, è detto ombelico della Sicilia. Quando Cerere decise di ricercare e rintracciare la figlia, si narra che accendesse le fiaccole con quei fuochi che erompono dalle cime dell' Etna; le quali non appena quella si mostrò a lei, si sparsero per tutto il mondo. Enna, dove si racconta siano accaduti questi fatti che sto raccontando, è un luogo eccelso e collocato molto in alto sulla sommità del quale vi è una grande pianura con acque perenni: ma è da tutti i lati scoscesa. Intorno ad essa ci sono moltissimi laghi e boschi e rigogliosissimi fiori in ogni stagione dell'anno, tanto che lo stesso luogo sembrava render noto quel rapimento della vergine. E infatti vicino vi è una certa grotta di infinita profondità dalla quale dicono che il padre Dite sia improvvisamene venuto fuori con un cocchio e abbia portato via con sé la vergine e all'improvviso sia penetrato sotto terra.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
testo latino: Petit honores Iulius Naso, petit cum multis, cum bonis, quos est difficile superare. Meretur meam curam longa mei caritate. Est mihi cum illo non sane (non proprio) paterna amicitia (neque enim esse potuit per meam aetatem); solebat tamen adulescentulo mihi pater eius cum magna laude monstrari. Erat non studiorum tantum, verum etiam studiosorum amantissimus ac prope cotidie ventitabat ad audiendos eos quos tunc ego frequentabam. Vir aliōqui clarus et gravis, et qui prodesse filio memoriā sui debeat (dovrebbe). Sed multi nunc in senatu sunt, quibus ignotus ille est; multi sunt, quibus notus, sed non nisi (soltanto) viventes reverentur. Quo magis (perciò) omissa gloria patris, in qua huic magnum ornamentum, sed gratia infirma est, ipsi enitendum, ipsi elaborandum est. Quod quidem semper sedulo (avv. ) fecit: paravit amicos; (amicos) quos paravĕrat coluit; me ad amorem imitationemque delegit. Dicenti mihi sollicitus adsistit, adsidet recitanti; nascentibus (mentre ancora vengono elaborate) opusculis meis interest. Quibus ex causis exĭgo ut Romam venias et suffragio meo tuum iungas. Permultum interest mea te ostentare, tecum circumire: ea est auctoritas tua ut putem me efficacius tecum etiam meos amicos rogaturum esse. Suscēpi candidatum et suscepisse me notum est: ego ambio, ego periclitor; in summa (in una parola), si datur Nasoni, quod petit, illīus honor (est); si negatur, mea repulsa est.
Ci dispiace ma questa versione non è ancora stata tradotta. Controlla questo articolo per vedere quando la traduzione sarà resa disponibile. Se vuoi puoi Contribuire ad aumentare le versioni presenti in questo sito inviando la tua traduzione a webmaster@skuolasprint. it
- Appello di Curione ai soldati - Sermo et humanitas versione latino Cesare
- Marco Aurelio e Lucio veri imperatori - Sermo et humanitas versione latino
- l'utilità deve essere regolata dall'onestà - Sermo et Humanitas versione latino Cicerone
- Divina razionalità dell’universo - versione latino Cicerone Sermo et humanitas