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Hannibal, qui clarus Carthaginiensium dux fuit, cum Romanis asperum et cruentum bellum gessit. Frustra ....deinde ad Prusiam, regem Bithyniae; denique, quoniam a Romanis militibus in domo regia circumdatus erat, venenum sumpsit et animam efflavit.
Annibale, il quale fu un celebre comandante dei Cartaginesi, combatté con i Romani un'aspra e cruenta guerra. I Romani mandarono invano contro l’esercito dei nemici un ingente numero di cavalieri e di fanti. Annibale distrusse Sagunto in Spagna, in Italia sconfisse i Romani presso il Ticino, presso il Trebbia, presso il lago Trasimeno, presso Canne, un villaggio della Puglia, come tramandano gli scrittori delle (sue) gesta.
QUI trovi la versione Annibale e i Romani dal libro VERBA NOSTRA
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Aegyptus terra arida est, sed ubi Nilus fluit, vita operaeque florent. Procul a Nilo loca deserta sunt: ibi Aegyptii...et scripturas calculosque in paginis papyraceis ponebant. Numerus immensus servorum altos obeliscos et splendida templa, columnis statuisque ornata, aedificabat.
L’Egitto è una terra arida, ma dove il Nilo scorre, la vita e le opere fioriscono. Lontano dal Nilo i luoghi sono deserti: qui non vivono gli egizi a causa della scarsità dell'acqua. Erodoto, uomo colto fra i greci, scriveva giustamente in un libro sull’Egitto: “L’Egitto è un dono del Nilo”. Infatti le acque del Nilo straripavano e inondavano i campi con il limo fertile; e così il frumento cresceva in modo veloce e i granai erano sempre pieni. Non era necessario arare la terra: i contadini seminavano il frumento sull’umido limo, che cresceva rigoglioso e poi lo mietevano. Gli abitanti dell’Egitto coltivavano la conoscenza della matematica della geometria e della medicina. Gli scribi (la) amministravano: infatti erano in grado di scrivere e ponevano le scritture ed i calcoli sui fogli di papiro. Una quantità enorme di schiavi costruiva alti obelischi e splendidi templi, ornati di statue e colonne.
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Neptunus, Saturni et Rheae filius, Oceani et aquarum deus est et ventis atque procellis cum nymphis imperat...«Neptune, Saturni et Rheae fili, rege ventos, undas placa, depelle procellas, nautas adiuva atque in periculis serva». Itaque nautae navigium bene solvunt et bene appellunt.
Nettuno, figlio di Saturno e Rea, è il dio delle dell’oceano e delle acque e domina con le ninfe i venti e le tempeste. Il veicolo di Nettuno è una grande conchiglia; i cavalli marini trainano la conchiglia per le onde e così il dio attraversa l'immenso mare. Le criniere dei cavalli sono azzurre, gli occhi sono fieri, gli zoccoli del colore rossiccio del bronzo. Il dio impartisce gli ordini non con lo scettro ma con il tridente: quando scuote il tridente, si placano le tempeste e le onde sono tranquille. Talvolta Nettuno viene anche sulla terra, dove i marinai invocano con doni e sacrifici la benevolenza del dio perché la vita del mare è continuamente in grande pericolo. I romani costruiscono per Nettuno piccoli templi, immolano tori e vitelli e pregano così dinanzi alle immagini del dio: “Nettuno, figlio di Saturno e Rea, guida i venti, placa le onde, allontana le tempeste, aiuta i marinai e salvaguardali durante i pericoli”. E così i marinai salpano favorevolmente il naviglio ed approdano felicemente.
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Dura et laboriosa in agris agricolarum vita est; agricolae enim industriosi sunt:... a feminis: fabulis enim vitae curae levantur, familia advenaeque delectantur. Aspera autem et misera est vita agricolarum qui in aridis terris vivunt.
La vita degli agricoltori in campagna è dura e difficile; infatti gli agricoltori sono attivi: solcano le zolle, coltivano i campi, arano la terra, tagliano le spighe con una piccola falce uncinata, pascolano le caprette e le agnelle, le vacche con i vitelli. Mentre i fattori lavorano nei campi con straordinaria abilità, le donne curano le faccende domestiche, lavorano la lana, preparano la mensa. Nelle aiuole ci sono le galline e le colombe; le belve vengono volte alla fuga dai contadini. Nelle aiuole ci sono anche alti faggi e pioppi, meli e peri rigogliosi. I contadini con i figli e le figlie abitano in piccole capanne, e le figlie dei contadini incoronano con grande gioia le statue delle dee con spighe intrecciate. Quando c’è il solstizio d’inverno, il lavoro dei contadini s’interrompe; dopo cena i contadini e gli abitanti delle ville confinanti siedono presso il fuoco; vengono narrate dalle donne piacevoli favole: infatti attraverso le favole vengono alleviate le preoccupazioni della vita, la famiglia e i forestieri si divertono.
invece sgradevole e misera è la vita dei contadini che vivono in terre incoltivabili.
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Asinus et mulus sarcinis gravati in aspera via una unus ferebat fiscos cum pecunia,... " Hoc fabella docet: magnae divitiae saepe alienam avaritiam excitant et multarum angustiarum causa sunt.
Un asino ed un mulo, gravati dai carichi, avanzavano insieme in una strada impervia; uno portava delle ceste con il denaro, l’altro, molti sacchi colmi di orzo. L’asino procedeva, con il collo agitava un sonaglio e procedeva rapido e spavaldo, il mulo invece procedeva stanco e placido. Improvvisamente i briganti si dirigono verso le bestie, con un pugnale feriscono l’asino, afferrano le ceste con il denaro e tralasciano il mulo e i sacchi pieni di orzo. Derubato del prezioso carico, lo spavaldo asino piangeva, allora il mite mulo disse: “Io di certo mi rallegro: infatti vengo disprezzato, ma ho ancora i miei sacchi e non sono stato ferito”. La favoletta insegna questo: le grandi ricchezze spesso suscitano l’avidità degli altri e sono causa di molte preoccupazioni