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Phaedri poetae fabella nota est alta vinea …
E' nota una favola del poeta Fedro. Un'alta vigna circondava la capanna di un agricoltore, e nella vigna c'era grande abbondanza d'uve. Arriva una piccola volpe affamata e vede un bottino a sé non sgradito. Allora comincia a saltare, ma invano: la vigna infatti è troppo alta e la bestiola non può prendere l'uva. Alla fine, spossata e triste, si allontana dicendo: "L'uva non è ancora matura, io non desidero mangiarla: infatti l'uva acerba a me non piace!". Così ci insegna la favola: quando i nostri sforzi sono vani, troviamo facilmente una scusa.
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Campania terra deliciarum plena olim...
La Campania un tempo era una terra piena di delizie, e lo è ancora oggi, poiché la natura del paesaggio è varia e bella. Un tempo in Campania c'erano non soltanto belle spiagge, acque limpide e pianure ridenti, ma, anche sui colli, si estendevano fitti boschi. Ancora oggigiorno nelle pianure prospera l'agricoltura, e sui colli maturano uve e olive: infatti la terra è fertile e non manca abbondanza di acque. Le coste marittime sono addolcite dalle onde del mar Tirreno, e la loro sabbia bianca è amata e celebrata sia dagli abitanti che dai forestieri. In Campania inoltre c'erano molte e celebri colonie Greche, delle quali possiamo vedere ancora oggi gli splendidi resti. Infine, a Cuma, in una grande grotta, sedeva la famosa Sibilla, che veniva chiamata Cumana, e che dava sempre oscure profezie.
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Romae multae deae honorabantur inter omnes valde …
A Roma venivano venerate molte dee: tra tutte, erano molto famose, Diana, Minerva e Vesta. Diana, figlia di Giove e Latona, era considerata la regina dei boschi e degli animali selvatici; il coraggio di Diana era grande: infatti andava a caccia nei boschi e uccideva gli animali selvatici. Minerva, figlia di Giove e di Giunone, era la dea non soltanto della saggezza, ma anche delle battaglie: per questo combatteva spesso con Marte. Vesta, dea della vita domestica, veniva invocata e venerata dalle matrone e dalle fanciulle. Diana, Minerva e Vesta venivano venerate anche in Grecia, ma con un nome diverso: infatti Diana veniva chiamata Artemide, Minerva veniva chiamata Atena, e Vesta Estia. Ad Atene e a Roma venivano venerate anche le Muse, le dee delle arti, poiché le Muse ispiravano i poeti e i poeti potevano celebrare l'illustre storia e le grandi vittorie della Grecia e di Roma.
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Agricolarum vita dura et laboriosa est …
La vita degli agricoltori è dura e faticosa. Infatti gli agricoltori ora arano la terra, ora raccolgono le uve e le olive, ora mungono le vacche e le capre, ora mettono a posto le capanne. A sera, affaticati, siedono nell'aia e attendono l'ora di cena. Gli agricoltori hanno spesso molte preoccupazioni. Talvolta infatti i campi vengono inondati da piogge eccessive e continue, talvolta la calura secca le erbe e distrugge le spighe. Ma gli agricoltori sopportano risolutamente la durezza della sorte: la vita di campagna è davvero – come dichiara Cicerone – maestra di parsimonia, di diligenza e di giustizia. I poeti spesso celebrano la vita felice degli agricoltori, ma non conoscono la loro fatica.
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Romani, cum hostium fraudem intellexissent, retro viam qua venerant repetere conati sunt at eam quoque a Samnitibus...
I Romani, avendo capito l'inganno dei nemici, cercarono di ripercorrere a ritroso la via dalla quale erano giunti, ma trovarono anche quella bloccata dai Sanniti. Allora, i soldati Romani fermarono la marcia e, tolta ogni speranza di salvezza, restano in silenzio a lungo (e) fermi; poi esplodono con lamenti contro l'avventatezza del console che era stato troppo sprovveduto e li aveva portati verso un pericolo enorme. E così passarono la notte immemori di cibo e di riposo. All'inizio della mattinata, il console, vinto dalla necessitò, mandò ambasciatori dai i Sanniti per chiedere la pace (prop. finale). La pace fu concessa a tale condizione, che tutti fossero fatti passare sotto il giogo. E così, all'alba, per primo venne mandato sotto al giogo il console, poi i tribuni, i centurioni e tutti i soldati: i Sanniti stavano fermi tutt'intorno, deridendo i soldati Romani con parole molto dure ed offensive. Per i soldati Romani la luce di quel giorno fu più triste del giorno della morte.