- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Sub Romuli regno Romani agricolae et...
Sotto il regno di Romolo i Romani erano pastori e agricoltori; la loro vita era onesta e modesta, e grande era la concordia di tutto il popolo. I Romani praticavano volentieri l'agricoltura, poiché era l'unica difesa contro la penuria di cibo. Le loro dimore private erano piccole e modeste, ma gli edifici pubblici e i templi degli dèi erano grandi e sontuosi. Il padre di famiglia esercitava un potere severo sui figli e sui suoi schiavi, ma né i figli, né gli schiavi trascuravano il loro dovere. I Romani però non maneggiavano soltanto l'aratro, ma anche le armi. Spesso infatti, dalle città limitrofe, i Sabini, o i Tusci, o gli altri popoli che volevano conquistare Roma e sottomettere i suoi abitanti, saccheggiavano i villaggi e i campi dei Romani e attaccavano Roma. Allora i Romani prendevano le armi, combattevano valorosamente e cacciavano dalla loro patria i nemici; però essi, quando vincevano, non violavano i templi dei nemici, ma offrivano ai loro dèi sacrifici propiziatori. E così i Romani per la loro clemenza e per la loro devozione, venivano protetti dagli dèi e Roma accresceva sempre di più il suo potere.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Vergilius clarus poeta Romanus …
Virgilio, illustre poeta Romano, nell'Eneide narra la triste vicenda della città di Troia e la fuga di Enea. Infatti, come egli racconta, i Greci, dopo aver preso Troia con l'inganno del cavallo di legno, invadono le vie della città e il palazzo di Priamo, distruggono con il fuoco sia gli edifici pubblici e privati, sia i templi degli dei, depredano le ricchezze degli abitanti, e raccolgono un grande bottino. Allora Enea, figlio di Anchise e della dea Venere, è costretto ad abbandonare la patria; insieme al padre al piccolo figlio Ascanio salpa da Troia, e – come aveva ordinato Mercurio, messaggero di Giove – attraverso il mare va in cerca di una nuova patria.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Graecia parva sed clara pulchraque …
La Grecia è una piccola ma illustre e bella penisola dell'Europa, ma il suo territorio è per lo più montuoso, e perciò, a causa della natura sfavorevole dei luoghi, la terra non è particolarmente produttiva, e anche il clima di tanto in tanto è aspro. Tuttavia, anticamente, in Grecia viveva un grande numero di contadini, che con grande impegno coltivavano ulivi e vigne, producevano una grande quantità di vino e d'olio, e li esportavano presso molti popoli. I Greci infatti non erano soltanto agricoltori, ma soprattutto abili marinai: i marinai salpavano da Corinto, grande città situata sull'Istmo, da Atene e da altri porti, navigavano attraverso il mare, giungevano alle terre più lontane del Mediterraneo, e facevano grandi affari con molti popoli. Tra i Greci, gli Spartani amavano specialmente le armi, le battaglie e le guerre, gli Ateniesi invece coltivavano la letteratura, la filosofia e la scienza. La dimora degli dei era sull'Olimpo, ma i Greci, che temevano fortemente la collera degli dei, edificavano per loro bei templi, dove offrivano doni abbondanti e sacrifici agli dei e alle dee.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Delphis in dei Apollinis templo …
A Delfi, nel tempio del dio Apollo, c'erano molte statue, una grande quantità di armi, bei quadri, vassoi preziosi. Infatti, per la reputazione dell'oracolo, gli abitanti non solo della Grecia, ma anche di tutta l'Europa e dell'Asia, si radunavano a Delfi, portavano splendidi doni, ponevano domande all'oracolo, e obbedivano ai suoi responsi. I responsi dell'oracolo di Delfi erano certamente veritieri, ma ambigui ed oscuri: e così se le cose predette non si verificavano, la colpa non poteva erre data al dio – infatti un dio non può mai sbagliare – ma agli uomini, che non erano stati capaci di comprendere le risposte dell'oracolo. I Greci onoravano il dio di Delfi anche con dei giochi: gli atleti vincitori venivano incoronati con corone di alloro, e le loro vittorie venivano celebrate da illustri poeti.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Mercator non solum in Aegypto sed etiam in …
Un mercante aveva grandi affari non solo in Egitto, ma anche in Grecia e in numerose isole del Mediterraneo e per questo doveva spesso percorrere il mare. Un giorno il mercante con il suo fedele servitore navigava con una piccola imbarcazione. Il mare era tranquillo e già si vedeva da lontano l'isola di Rodi, quando all'improvviso si scatena una grande tempesta, la piccola imbarcazione, che viene percossa dalle onde e trascinata da venti violenti, si trova in grande pericolo. Allora il mercante spaventato prega Nettuno, dio delle acque, in questo modo: "Oh Nettuno, se tu salvi la mia vita e la vita del mio servitore io prometto a te molte e ricche vittime e farò sul tuo altare sontuosi sacrifici!". Ma il servo, mentre con grande impegno ammaina la vela, dice al padrone: "E' certamente un bene nei pericoli invocare gli dei, ma è meglio muovere le braccia".