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Romanum imperium exordium habet a Romulo …
L'impero Romano ha inizio da Romolo, figlio di Marte, dio della guerra, e di Rea Silvia, che insieme a Romolo aveva partorito anche Remo. Romolo, giovinetto di diciotto anni, fonda sul Palatino una piccola città e, dal suo nome, la chiama Roma. A Roma si radunano molti uomini dai campi e dai villaggi vicini, e formano un nuovo popolo. Poiché i Romani non hanno mogli, Romolo invita ad uno spettacolo di giochi i Sabini, popolo confinante, e, mentre i Sabini assistono ai giochi, i Romani all'improvviso rapiscono le loro donne. A causa dell'offesa i Sabini muovono guerra ai Romani, ma vengono sconfitti in battaglia. In seguito Romolo sconfigge e sottomette gli altri popoli che si trovavano in Lazio, intorno a Roma. Al trentasettesimo anno di regno Romolo, come viene tramandato dagli storici, sale al cielo e viene venerato come il dio Quirino.
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Agricola dum apud fluvii ripam transit …
Un contadino, mentre passa presso la riva di un fiume, trova una vipera quasi morta per il freddo. Allora, spinto dalla carità, riscalda la vipera dapprima in grembo, poi sotto le ascelle. Dopo poche ore la vipera rianimata recupera la sua indole e, in cambio del favore, infligge un morso mortale al contadino benevolo. Così la vipera ripaga il favore del contadino con un danno.
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Latrunculus domum miserae sed callidae …
Un ladro entra nella casa di una vedova povera, ma astuta, poiché vuole sottrarre denaro ed oro. Ma la padrona vede l'incauto ladro vicino alla porta, e, presolo alla sprovvista, lo cattura; allora, invece di gridare e chiedere aiuto, preferisce implorarlo e dice così: "Tu – per favore – mostra compassione per una vedova sventurata! Non ho denaro né ricchezze, conduco una vita modesta, e talvolta, poiché non posso comprare il cibo, vado a dormire digiuna, per questo io non ti posso dare denaro o oggetti preziosi. Ti prego, non farmi del male ed esci dalla mia casa!". Allora il ladro, commosso dalla povertà di lei, dona alla donna tutto il proprio denaro ed un pò di cibo, e poi fugge. La vedova astuta conta il denaro ed esclama felice: "Di tanto in tanto un ladro non commette un furto, ma lo subisce!".
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Apud Aesopum et Phaedrum claros antiquos...
Presso Esopo e Fedro, illustri poeti antichi, possiamo leggere questa favola. Un giorno un corvo, mentre vola libero per il cielo, vede sulla finestra di un edificio un pezzo di formaggio. Immediatamente vola verso la finestra e afferra con il becco adunco il formaggio; poi si rifugia sul ramo di un alto faggio poiché vuole gustare sicuro e tranquillo il suo prezioso bottino. Nel frattempo una volpe affamata, mentre vaga per i campi e cerca cibo, giunge sotto l'alto faggio, vede il corvo con il formaggio e, astuta, gli tende un tranello. Immediatamente con parole gentili e ingannevoli sollecita la superbia del corvo: "Ritengo il tuo aspetto estremamente bello, oh corvo: infatti le ali sono splendide, il becco è forte e robusto, ma non conosco la tua voce; certamente è molto melodiosa!". Il corvo sciocco e vanesio, mentre vuole mostrare la sua voce, lascia andare dal becco il formaggio, che la volpe astuta prontamente afferra. Solo allora il corvo comprende la sua stoltezza e sospira triste.
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Clara sunt perspicua ac perspicacia …
Sono celebri, cristalline ed intelligenti le risposte di Socrate. Un giorno, il grande filosofo Greco, che presso il foro di Atene costruiva per sé e per la propria famiglia una piccola casa, passeggiava di là con i suoi allievi e tutti guardavano il cantiere. Allora uno tra i discepoli pone una domanda a Socrate: "Dimmi – per favore – oh maestro, perché la tua casa è tanto piccola?". Il filosofo sorride e risponde: "Questa casa mi basta; è certamente piccola, ma sarà piena, come spero, di veri amici. Ricordatevi sempre di questo, oh allievi, i veri tesori della vita non sono le grandi ricchezze, non sono gli anelli oppure i bracciali d'oro e d'argento, ma sono i veri amici.