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Apollo Iovis Latonaeque filius medicinae …
Apollo, figlio di Giove e Latona, era l'inventore e il protettore della medicina, della musica e della poesia. Curava i malati con le erbe dei campi e dei boschi, e risollevava le menti e i corpi degli uomini affaticati. Apollo e le Muse, sue compagne e ancelle, vergini dalla stupefacente bellezza e di grande abilità in tutte le arti, abitavano sul monte Elicona, ma spesso passavano dalla Beozia alla Tessaglia, e salivano sul monte Olimpo, dove con la cetra, i cori e i versi, rallegravano i banchetti degli dèi. Apollo, tuttavia, era principalmente il dio degli oracoli: in tutte le città della Grecia c'erano molti oracoli di Apollo, ma il più famoso era l'oracolo di Delfi, dove Pizia, sacerdotessa del dio, profetizzava agli uomini gli eventi futuri. Infatti non soltanto i Greci, ma anche i Romani si recavano a Delfi, e consultavano l'oracolo non soltanto su questioni di Sato, ma anche su questioni private. Tra gli uccelli erano sacri al dio lo sparviero e il corvo; tra gli alberi l'alloro: infatti con le corone di alloro venivano incoronati sia i poeti illustri, sia gli atleti vincitori. Apollo era considerato anche il dio della luce e delle strade.
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Quidam Graecus qui se peritum poetam putabat …
Un Greco, che si considerava un abile poeta, poiché voleva guadagnarsi la riconoscenza dell'imperatore Augusto, ogni giorno andava incontro ad Augusto e gli porgeva un lungo poema, dove venivano celebrate non soltanto le innumerevoli e stupefacenti qualità dell'imperatore, ma anche la (sua) devozione nei confronti degli dèi. Inoltre Augusto veniva definito "vanto del genere umano" e "lume dell'impero Romano". Ma Augusto, che disprezzava gli adulatori e i cattivi poeti, ogni giorno scacciava quell'uomo e rifiutava la sua opera. Alla fine l'imperatore, stanco della testardaggine del poeta, a sua volta scrive un piccolo testo in versi per scherno del poeta, e, quando vede il Greco, gli porge la propria opera. Il poeta legge immediatamente i versi di Augusto, e finge una grande gioia, poi dà all'imperatore poche monete dicendo: "Vorrei darti di più, ma non ho altro!". Augusto ride e, molto divertito dalla sua astuzia, dona centomila sesterzi al cattivo poeta.
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Quidam Graecus qui se peritum poetam putabat …
Un Greco, che si considerava un abile poeta, poiché voleva guadagnarsi la riconoscenza dell'imperatore Augusto, ogni giorno andava incontro ad Augusto e gli porgeva un lungo poema, dove venivano celebrate non soltanto le innumerevoli e stupefacenti qualità dell'imperatore, ma anche la (sua) devozione nei confronti degli dèi. Inoltre Augusto veniva definito "vanto del genere umano" e "lume dell'impero Romano". Ma Augusto, che disprezzava gli adulatori e i cattivi poeti, ogni giorno scacciava quell'uomo e rifiutava la sua opera. Alla fine l'imperatore, stanco della testardaggine del poeta, a sua volta scrive un piccolo testo in versi per scherno del poeta, e, quando vede il Greco, gli porge la propria opera. Il poeta legge immediatamente i versi di Augusto, e finge una grande gioia, poi dà all'imperatore poche monete dicendo: "Vorrei darti di più, ma non ho altro!". Augusto ride e, molto divertito dalla sua astuzia, dona centomila sesterzi al cattivo poeta.
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Lucius Tarquinius Superbus septimus atque ultimus …
Lucio Tarquinio il Superbo, settimo ed ultimo dei re dei Romani, sconfigge i Volsci, sottomette la città di Gabi e Suessa Pomezia; stipula la pace con i Tusci e costruisce un tempio a Giove sul Campidoglio. Successivamente attacca Ardea, città che si trova vicino a Roma, e alla fine perde il potere. Infatti suo figlio, Tarquinio il giovane, violenta Lucrezia, donna bella e pudica, moglie di Collatino, ed è la causa della morte di lei. Allora Collatino e Bruto fanno sollevare il popolo e Tarquinio, dopo ventiquattro anni di regno, viene cacciato da Roma.
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Post Romulum Numa Pompilius regnat …
Dopo Romolo regna Numa Pompilio. Numa non fa nessuna guerra, ma dà ai Romani, che a causa delle continue guerre erano considerati semibarbari, buone leggi, divide l'anno in dieci mesi, e costruisce molti templi. A Numa succede Tullo Ostilio, che muove guerra agli Albani e sconfigge in battaglia altri popoli confinanti; annette a Roma il colle Celio. Dopo Tullio, raccoglie il potere Anco Marcio, nipote di Numa. Sconfigge e sottomette i Latini, aggiunge alla città l'Aventino e il Gianicolo; fonda Ostia presso la foce del fiume Tevere. Poi riceve il regno Tarquinio Prisco. Raddoppia il numero dei senatori, costruisce un Circo, istituisce i giochi Romani; sconfigge i Sabini e aggiunge al territorio di Roma molti campi dei Sabini. Costruisce le mura e le fognature, incomincia il grande tempio sul Campidoglio. Nel trentesimo anno di regno viene ucciso dai figli di Anco Marcio.