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Pontifex Maximus quotannis commentarium perscribebat in quo belli res gestas …
Il Pontefice Massimo ogni anno redigeva un registro nel quale annotava le imprese di guerra, le opere di pace, i nomi dei consoli e dei magistrati, gli spettacoli pubblici, i banchetti solenni e le festività, e, poiché venivano scritti lì anche i giorni fasti e nefasti, i registri annuali dei Pontefici furono chiamati dai Romani "i Fasti". I Pontefici redigevano anche gli Annali, dove, in maniera concisa, ma accurata, annotavano i fatti degni di ricordo, e il giorno, il mese, l'anno di essi. Gli annali venivano trascritti su delle tavole ed esse venivano esposte nel Foro, sulle pareti della Reggia, vale a dire la sede dei Pontefici: e così tutti i cittadini potevano avere notizia degli avvenimenti più importanti, e conservare il ricordo degli uomini illustri. Gli Annali vengono considerati il primo genere di storiografia: anche la storiografia, infatti, narra le imprese degli uomini in tempo di pace e in tempo di guerra, ma, diversamente dagli Annali, ricerca e spiega le cause di esse, descrive i luoghi, e inserisce i discorsi dei condottieri e dei politici.
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Quintus Fabius Maximus Quinti filius dictator bis consul quinquies, censor, aedilis curulis …
Quinto Fabio Massimo, figlio di Quinto, fu dittatore per due volte, (fu) console per cinque volte, (fu) censore, (fu) edile curule, (fu) questore per due volte, (fu) tribuno dei soldati, pontefice massimo ed augure. Durante il primo consolato combatté contro i Liguri e li sottomise; per questo celebrò un trionfo. Durante il terzo consolato ed il quarto, tenne a freno Annibale, inseguendo senza sosta l'esercito di lui....(continua)
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Marius quamquam nobilis non erat propter suam in bello singularem virtutem atque plebis favorem...
Mario, anche se non era un aristocratico, grazie al suo particolare valore in guerra, e grazie al favore della plebe, compì in fretta una rapida carriera politica; infatti fu questore, tribuno della plebe, censore e console per sette volte. Dapprima prestò servizio militare in Spagna, dove, sotto la guida di Scipione Emiliano, imparò le tecniche di guerra; successivamente, in Africa, fu luogotenente del console Metello, e lì si guadagnò la fiducia e il rispetto dei soldati. Quando Mario tornò a Roma, gli aristocratici erano avversi a lui, ...
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Cato vir probus et gravis domi bellique...
Catone, uomo onesto e serio, si guadagnò una grande gloria, sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra. Proveniente dal municipio di Tuscolo, da giovinetto visse tra i Sabini. Da lì, su esortazione di L. Valerio Flacco, che successivamente ebbe come collega nel consolato e nella censura, si spostò a Roma, e cominciò a stare nel foro. Fu tribuno dei soldati in Sicilia. Dopo il ritorno dall'isola, combatté valorosamente presso Siena, insieme al console C. Claudio Nerone, contro Asdrubale, il fratello di Annibale, e ottenne una lode della tecnica militare. Successivamente fu questore, e poi venne eletto edile insieme a C. Elvio. In qualità di pretore, ottenne la provincia di Sardegna. Ricoprì il consolato insieme a L. Valerio Flacco, poi ottenne il proconsolato della Gallia Citeriore. Fu eletto censore insieme al medesimo Flacco, ed esercitò la magistratura in maniera severa: infatti, cacciò molti aristocratici dal senato per indegnità, e, per mezzo di una legge, combatté il lusso. Per tutta la vita fu in disaccordo con P. Cornelio Africano, che all'epoca deteneva l'egemonia tra la cittadinanza: infatti, per il bene dello Stato, non smise mai di addossarsi inimicizie. Narrò le vicende Romane nei libri che si intitolano "Le origini"; inoltre scrisse un libro sulla vita di campagna, che si intitola "Sulla coltivazione".
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Cicero a senatu in Ciliciam proconsul …
Cicerone venne inviato dal senato in Cilicia, in qualità di proconsole. All'epoca però, a causa della disfatta dei Romani e delle vittoria dei Parti, i Cilici avevano grande speranza di una rivoluzione, ma Cicerone, grazie alla sua giustizia e moderazione, riportò la provincia alla lealtà e alla devozione verso il popolo Romano. Durante il suo proconsolato liberò le popolazioni povere da onerose tasse, restituì ai cittadini tutti gli averi tolti con l'inganno, fece numerose concessioni, combatté con durezza i furti e le rapine, non fu mai corrotto con i regali. Sia di giorno, sia di notte, riceveva nella propria casa gli abitanti della provincia e ascoltava le loro lamentele: essi, infatti, erano soliti chiedergli consigli e aiuto. Compì imprese splendide anche in guerra: dal momento che i Parti saccheggiavano la Siria, Cicerone non soltanto difese la propria provincia, ma si preoccupò anche della salvezza degli alleati e dei re circostanti: pertanto si procurò un grande esercito, attaccò i nemici, e sbaragliò le loro truppe. Quando tornò a Roma, il senato decretò per lui un trionfo, ma Cicerone lo rifiutò, poiché già considerava sventurata la condizione dello Stato, e prevedeva gli inizi della guerra civile.