- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Prometeo, figlio di Giapeto, plasmò per primo degli uomini dal fango; poi Vulcano, su ordine di Giove, dal fango fece la figura della prima donna, alla quale Minerva dette un'anima, e tutti gli altri dèi dettero chi un dono, chi un altro dono; per via di ciò, la chiamarono Pandora. Ella venne data in sposa ad Epimeteo, il fratello di Prometeo; da loro due nacque Pirra, che viene definita la prima donna mortale.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Iuppiter iratus propter audaciam mortalium qui sceleribus suis etiam deorum potentiam temptabant orbem terrarum …
Giove, adirato per la sfrontatezza dei mortali, i quali con le loro scelleratezze mettevano alla prova anche l'autorità degli dei, inondò il pianeta con uno straordinario diluvio. L'intero genere umano morì, ma, poiché quanto a devozione nei confronti degli dèi, due soli mortali avevano superato tutti gli altri, Deucalione, figlio di Prometeo, e Pirra, moglie di lui, si salvarono; sul monte Parnaso, scamparono al diluvio delle piogge e, per mezzo delle preghiere, ottennero dagli dei la grazia di generare dei figli. Per questo, consultarono l'oracolo di Apollo; l'oracolo rispose: Gettate a terra le ossa di vostra madre! Dapprima essi rimasero perplessi, a causa della grande ambiguità del responso, del quale non comprendevano il significato, ma, alla fine, compresero le parole dell'oracolo: la loro madre era la terra, e le pietre erano le ossa della terra. Subito, dunque, cominciarono a gettare pietre dietro le spalle: quelle che lanciava Deucalione, diventavano uomini, quelle che lanciava Pirra, donne.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Noe Dei iussu in arca cum coniuge tribus filiis totidemque nuribus et bina animalia in singulum genus iniverat …
Noè, su ordine di Dio, era entrato nell'arca con la coniuge, tre figli e altrettante nuore, e due animali di ciascuna specie. Allora le acque di tutti i mari e di tutti i laghi, dei fiumi e delle sorgenti, erano esondate al di sopra della terraferma; al contempo, a causa della pioggia che era caduta sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti, l'acqua aveva ricoperto anche le montagne altissime, sull'intero pianeta. Tutti gli esseri viventi erano morti nel diluvio, dall'uomo ai capi di bestiame, ai rettili, e agli uccelli del cielo. Era rimasto il solo Noè, insieme a coloro che si trovavano nell'arca insieme a lui. Quando le acque cominciarono ad abbassarsi, Noè, che desiderava vedere se si fossero ritirate le acque, aprì la finestra dell'arca, e lasciò uscire un corvo, il quale non ritornò; allora lasciò uscire una colomba, la quale, verso sera, ritornò con un ramo d'ulivo, che indicava la fine del diluvio. Allora Noè uscì dall'arca con la moglie ed i figli.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Gli Ateniesi produssero per primi la lana, ed insegnarono l'utilizzo dell'olio e del vino. Insegnarono inoltre ad arare e a seminare agli uomini, il cui cibo erano le ghiande e le erbe. Anche la letteratura, le dottrine e l'eloquenza furono inventate o fatte crescere ad Atene. Prima dei tempi di Deucalione, il re di Atene fu Cecrope, il quale – come tramandano i racconti – fu biforme, perché appariva ora maschio, ora femmina. A Cecrope successe Cranao, ...
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: SERMO ET HUMANITAS - versioni latino tradotte
- Visite: 4
Verres homo nobilis sed improbus ac perditus a Senatu in Siciliam propraetor …
Verre, uomo nobile, ma disonesto e corrotto, mandato in Sicilia dal senato in qualità di propretore, amministrò la provincia in maniera vergognosa per un periodo di tre anni; per questo i Siciliani, afflitti per i suoi crimini, lo citarono in giudizio. Cicerone difese la causa dei Siciliani: si diresse di persona in Sicilia, e, nel giro di pochi mesi, con la massima attenzione, trovò le prove e le testimonianze di tutti i crimini di Verre. Infatti, il propretore scellerato aveva tormentato gli abitanti della Sicilia con nuove pesanti tasse; aveva torturato ed ucciso dei cittadini Romani come (fossero) schiavi; aveva liberato dalle carceri uomini malvagi e colpevoli, e aveva condannato uomini probi e innocenti; aveva aperto ai pirati porti ben fortificati e città sicure; aveva oppresso con la fame i marinai ed i soldati dei Siciliani, alleati ed amici del popolo Romano. Per giunta, da Verre erano state perse grandi flotte, con grande disonore, e molti edifici, pubblici e privati, erano stati spogliati delle statue e delle suppellettili. Infine, aveva commesso crimini infami, non aveva mantenuto la parola data, aveva violato tutte le leggi divine ed umane.