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In Aulide le navi dei Greci erano state allestite per la partenza, ma la flotta era continuamente trattenuta dai venti contrari. Allora i capi dei Greci persuasero Agamennone, condottiero della guerra contro Troia, ad interrogare l'indovino Calcante. Calcante rispose così: "Tu, oh Agamennone, hai commesso un'azione empia contro la dea Diana, perché hai ucciso una cerva sacra alla dea. Unicamente con il sacrificio di tua figlia Ifigenia potrà essere placata la collera di Diana: solo allora la dea ti perdonerà e soffieranno di nuovo venti favorevoli alla navigazione. Agamennone dapprima rifiutò il crimine nefando, ma alla fine, incitato dalle preghiere degli altri capi dei Greci, obbedì alla volontà della dea. Quando Ifigenia seppe il suo destino, spinta dall'amore per il padre e per la patria, acconsentì al sacrificio con animo sereno. Ormai il sacerdote preparava il pugnale per il sacrificio di Ifigenia, quando all'improvviso, per volere di Diana, apparve una cerva e fu sacrificata la posto della fanciulla. Ifigenia fu portata dalla dea nella terra dei Tauri, dove divenne sacerdotessa nel tempio di Diana.
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Un satiro, che voleva diventare amico di un essere umano, stringe con lui un patto di amicizia. Un giorno, in inverno, mentre fanno un viaggio insieme, l'uomo, a causa del freddo pungente, porta alla bocca le dita delle mani e soffia. Il satiro, stupito, chiede all'uomo la ragione del gesto e quello risponde: "Le mie dita, se non le riscaldo con l'alito, congeleranno". Verso sera, stanchi per il cammino, giungono ad una osteria e si siedono ad una tavola apparecchiata con cibi squisiti: allora l'uomo, poiché i cibi erano bollenti, portava il cibo alla bocca e ci soffiava sopra. Il satiro, stupefatto, chiede di nuovo all'uomo la causa del gesto e il compagno risponde: "I cibi sono troppo caldi, e se non li raffreddo con l'alito, non li potrò mangiare". Allora il satiro, pieno di spavento, esclama: "Non voglio più essere tuo amico, poiché da un'unica tua bocca escono sia il caldo che il freddo.
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Lucio Tarquinio il Superbo, settimo ed ultimo dei re dei Romani, sconfigge i Volsci, sottomette la città di Gabi e Suessa Pomezia; stipula la pace con i Tusci e costruisce un tempio a Giove sul Campidoglio. Successivamente attacca Ardea, città che si trova vicino a Roma, e alla fine perde il potere. Infatti suo figlio, Tarquinio il giovane, violenta Lucrezia, donna bella e pudica, moglie di Collatino, ed è la causa della morte di lei. Allora Collatino e Bruto fanno sollevare il popolo e Tarquinio, dopo ventiquattro anni di regno, viene cacciato da Roma.
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Il vino di rose lo farai così: cogli molti petali di rose, e, dopo che avrai tolto il bianco, mettili a bagno nel vino; fa' in modo che stiano nel vino sette giorni. Dopo sette giorni togli le rose da vino, e metticene dentro altre fresche, alla stessa maniera, affinché riposino nel vino per sette giorni, successivamente togli i petali delle rose. Alla stessa maniera metterai e toglierai le rose per la terza volta; a questo punto filtra il vino, e, quando vorrai berlo, aggiungi del miele; così porterai a compimento il vino di rose. Bada però a scegliere rose belle e asciutte dalla rugiada. Nella stessa maniera, come sopra, realizzerai anche il vino di viole dalla viola, e, nello stesso modo, lo condirai con il miele. Potrai fare il vino di rose anche senza le rose, così: poni delle foglie verdi di cedro in piccoli cartocci di foglie di palma nella giara del mosto, prima che fermenti, e toglili dopo quaranta giorni. Se sarà necessario, aggiungi del miele, e servitene come fosse vino di rose.
Phidippides Atheniensis, comoediarum poeta, aetate iam edita, certamini poetarum interfuit. Victoria
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L'Ateniese Fidippide, autore di commedie, in età già avanzata, partecipò ad una gara di poeti. Dopo che ebbe ottenuto la vittoria, al di là di ogni aspettativa, se ne rallegrò così intensamente che, pervaso di un'eccessiva gioia, morì. Egle di Samo, un atleta muto, dopo che ebbe partecipato alle Olimpiadi, vinse tutti nella corsa, ma, dopo che venne privato della vittoria che aveva ottenuto, ardente di rabbia e spinto dalla collera, emise contemporaneamente la parola e l'anima (cioè: "parlò, ma subito morì").