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Phocion Atheniensis etsi saepe exercitibus praefuit insignesque magistratus cepit, tamen...
Anche se l'Ateniese Focione fu spesso a capo di eserciti, e ottenne insigni magistrature, tuttavia, di lui, fu molto più nota l'onesta di condotta, che l'attività di ambito militare. E così la memoria di questa è nulla, mentre di quella è grande la fama, e per questa ragione è stato chiamato con il soprannome il Probo. Fu infatti sempre povero, sebbene potesse essere ricchissimo per gli onori e le cariche che gli venivano date dal popolo. Poiché egli respinse le donazioni di molto denaro, che erano state offerte dal re Filippo, gli ambasciatori dissero così: "Pensa ai tuoi figli, e accetta i doni". A loro egli rispose: "Se saranno simili a me, questo stesso piccolo podere che ha fatto arrivare me a questa posizione, li manterrà; se saranno diversi, non voglio che, a mie spese, sia alimentato e accresciuto il loro lusso.
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Tullius Terentiae suae salutem dicit. Si tu et Tullia lux nostra ...
Una lettera di Cicerone Tullio saluta la sua Terenzia e la sua piccola Tullia. Se tu e la piccola Tullia, luce nostra, state bene, noi stiamo bene. Io consegno spesso lettere per voi: trascorrono momenti tristi, e in verità, quando o vi scrivo, o leggo le vostre lettere, le lacrime mi sfiniscono. Noi siamo stati a Brindisi, presso M. Lenio Flacco, un uomo eccezionale. Siamo partiti da Brindisi e, attraverso la Macedonia, ci dirigiamo a Cizico. Voi, o mia soavissima Terenzia, se ci amate, fate in modo di star bene. Ciao.
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Latinum sermonem etiam hodie multi amant et Romanorum lingua a magistris praecipue utilis putatur ...
Ancora oggi molti amano la lingua Latina, e la lingua dei Romani è considerata utile in special modo dai maestri; infatti, lo studio della lingua Latina ricrea le voci degli autori della letteratura Latina, e rafforza in maniera stupefacente le menti dei giovani. Per giunta, le leggi dei Romani sono, anche ai tempi nostri, la base delle istituzioni dello Stato: dove vige il rispetto delle leggi, là appaiono molte tracce dei Romani.
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In pace artes et litterae florent, agricultura viget, mercatura augetur. In pace nemo...nec cuiusquam vita vel res in tuto sunt, sed semper in timore ac periculo.
In pace fioriscono le arti e le lettere, l’agricoltura cresce, il commercio aumenta. In pace nessuno teme alcuna cosa sulla propria vita; il pericolo dei nemici non impaurisce l’animo di nessuno; il timore di delitti o percosse non porta angustie a nessuno; l’insicura speranza del domani non angoscia nessuno. In guerra, al contrario, non esiste nulla di sicuro, niente di piacevole, niente di tranquillo, e nessuno può rivolgere la mente con tranquillità alle proprie occupazioni. In guerra gli animi sono infiammati dagli odi, i corpi degli uomini sono lacerati dai colpi e dalle ferite, le case vengono colmate dai lutti e dalle lacrime, i costumi dei cittadini vengono corrotti, e la vita o i beni di nessuno sono al sicuro, ma sempre nella paura e nel pericolo.
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Athenae multis poetis rhetoribusque clarae erant, ideo Romani eas culturae atque humanitatis exemplum ...
Atene era famosa per i molti poeti e per gli oratori, e per questo motivo i Romani la ritenevano un esempio di cultura e di civiltà. Gli scrittori Romani attraversavano i mari, e visitavano le famosi città della Grecia, soprattutto Atene. Tra i poeti Romani, intraprendevano un viaggio in Grecia Terenzio, Virgilio e Catullo. La prima volta, la nave di Terenzio effettua un naufragio, e il poeta va incontro alla morte. Anche Virgilio, mentre fa ritorno in patria dalla Grecia, muore a Brindisi, e non porta a compimento la propria opera, l'Eneide. Catullo, invece, continua il viaggio attraverso molti popollazioni e molti mari, ed arriva alla tomba del fratello, che era nella Troade. Poi fa ritorno a Roma illeso.