- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Diogenes philosophus erat et vitam parcam agebat. Divitias spernebat et in dolio ligneo solus vivebat …
Diogene era filosofo e conduceva una vita parsimoniosa. Disprezzava la ricchezza, e viveva da solo all’interno di una botte di legno. Un giorno, un uomo che possedeva grande ricchezza, invita il filosofo a cena. Il filosofo arriva alla villa dell’uomo, ma il padrone e i suoi servitori non lo ammettono allo sfarzoso banchetto. Infatti Diogene indossa una tunica sporca, di pezza: non (si) taglia la barba, e non pettina i capelli. Allora Diogene ritorna alla sua botte: chiede ai propri amici un abito di seta, e lo indossa, si taglia la barba, e si pettina i capelli. E così l’uomo ricco lo ammette alla cena: infatti adesso Diogene vestiva un magnifico abito. Tuttavia il filosofo non mangia il cibo e il vino, ma li sparge sull’abito. I commensali, attoniti, domandano la ragione. Allora (Diogene) risponde al padrone e ai servitori di lui: La mia bella tunica deve mangiare! Infatti il padrone ha inviato a cena una tunica, non un filosofo!
Qui trovi il vestito di Diogene versione latino diversa da questa
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Columbae per multos annos milvum fugiebant et pinnarum celeritate necem vitabant …
Le colombe per molti anni rifuggivano il nibbio, e, grazie alla velocità delle penne, evitavano l’uccisione. Allora il predatore, che in fatto di acutezza d’ingegno superava di gran lunga le colombe, indirizza la mente all’inganno e, per mezzo di un tranello, raggira la specie indifesa. Disse: “Perché trascorrete una vita preoccupata? Il mio parere è nel vostro interesse: se mi farete re, voi, tranquille, non riceverete alcun torto. Il nibbio inganna le colombe ingenue; e così, all’inizio della primavera esse si consegnavano sotto la sua protezione, e facevano re il predatore. Ma lo scellerato esercitava il potere per mezzo degli artigli crudeli e, per tutta l’estate, dilaniava numerose colombe. Allora una delle rimanenti grida: Scontiamo pene giustamente, perché abbiamo affidato la nostra vita ad un delinquente.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Chiron Saturni et Philyrae filius erat et non modo ceteros Centauros, sed homnes...inter Zodiaci signa pro hominum prosperitate refulget.
Chirone era il figlio di Saturno e di Filira, e, in fatto di giustizia, non superava soltanto tutti gli altri centauri, ma anche gli esseri umani. I centauri avevano alta statura di corpo, e ferocia di animo. Chirone, però, dalla giovinezza era celebre per la pacatezza, l’assennatezza e la gentilezza. Perciò le poesie dei poeti esaltano Chirone come maestro. Ma Chirone ebbe una fine della vita sventurata: Ercole, un suo allievo, senza volerlo ferisce con delle frecce il proprio maestro e gli procura una ferita letale. Me Giove assegna un premio alla pacatezza di Chirone: gli dèi, infatti, collocano Chirone tra le stelle del cielo, ed ora egli risplende, con un nuovo nome, tra le stelle dello Zodiaco, a difesa del benessere degli esseri umani.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Minos, Iovis et Europae filius, Cretae insuale tyrannus, bello Athenas vicerat. Postquam Deaedalus...
Minosse, figlio di Giove e di Europa, tiranno dell’isola di Creta, aveva vinto in guerra Atene. Dopo che Dedalo aveva costruito il Labirinto, pieno di innumerevoli e tortuosi meandri, Minosse stabilìche gli abitanti di Atene mandassero ogni anno sette fanciulli e altrettante fanciulle come preda per il Minotauro, feroce e orrendo mostro che viveva nel Labirinto. Molti fanciulli e fanciulle avevano già perduto la vita, quando Teseo, figlio di Egeo, volontariamente decise di recarsi a Creta e di uccidere il Minotauro. Non era arduo entrare nel Labirinto, ma al contrario era difficilissimo uscire dal Labirinto; Teseo, con l’aiuto di Arianna, entrò, uccise il mostro, e uscì facilmente: infatti Arianna, la figlia del re, innamoratasi di Teseo, aveva dato un filo all'eroe valoroso. Teseo svolse il filo e segnò i passaggi; e così, dopo che aveva ucciso il Minotauro, con l’aiuto del filo ripercorse gli intricati meandri e uscì fuori incolume. Successivamente Minosse punì Dedalo, e lo rinchiuse con suo figlio Icaro nel Labirinto.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MONITOR - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Apollo, Latonae Iovisque filius, inventor et tutor artium erat: medicinae, musicae et carminum. .
Apollo, il figlio di Latona e di Giove, era l'inventore ed il protettore delle arti: della medicina, della musica e delle poesie; per giunta era il dio dei suonatori di cetra e dei profeti. Per lo più se ne stava in una reggia del cielo, e, per mezzo della cetra, allietava le orecchie degli dei nel momento del banchetto; dal cielo, però, scendeva spesso sulla Terra, si aggirava con piacere per i boschi e per i monti, ed abitava insieme alle ninfe. Per mezzo degli oracoli e delle profezie mostrava il futuro agli esseri umani. Nelle città della Grecia ci furono molti ed illustri oracoli di Apollo, ed in particolare l'oracolo di Delfi. Gli abitanti delle città della Grecia consacravano ad Apollo molti santuari, ponevano nei templi del dio preziose statue d'oro e d'avorio, ed erano riconoscenti nei confronti del dio, perchè, per mezzo delle erbe, curava i malati e rinvigoriva le forze dei mortali.