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Cum terribilis pestilentia in urbem incidisset, senatus legatos Epidaurum misit qui Aesculapium, medicinae deum convocarent.... Quae ad portum pervenit atque in legatorum navem conscendit. Tunc omnes intellexerunt deum cum legatis Romam navigaturum esse.
Essensosi su Roma abbattuta una pestilenza terribile, il senato mandò ad Epidauro ambasciatori per convocare Esculapio, persona autorevole nel campo della medicina (altro significato della parola deus vedi vocabolario). I Romani desideravano far venire questa persona (lett. questo) in città poiché era stato il più sapiente fra tutti i medici (genitivo partitivo), ma gli abitanti di Epidauro non volevano farlo allontanare dalla propria città. Nottetempo, però, Esculapio si introdusse nella camera da letto degli ambasciatori; tenendo nella mano un bastone con un serpente (e) disse: "verrò per aiutarvi e a breve mi vedrete sulla vostra nave. Il giorno dopo il popolo di Epidauro si recò al tempio di Esculapio, per conoscere la volontà del dio. Ma, dopo aver atteso invano, all'improvviso un magnifico serpente fu visto uscire dal tempio. Questo raggiunse il porto, e s’imbarcò sulla nave degli ambasciatori. Allora tutti capirono che il dio avrebbe navigato verso Roma con i legati.
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Mercurius iovis et maiae filius cum diis deabusque plerumque...
Il figlio di Giove e di Maia, Mercurio, con gli dei e con le dee viveva nell’Olimpo, e, con il suono della sua lira, allietava i banchetti degli abitanti del cielo. Costui era il messaggero degli dei, ed effettuava senza sosta gli incarichi di messaggero. Era anche il dio del commercio, dell’inganno, dei sogni e dei pascoli. A lui innalzavano templi ed altari soprattutto gli abitanti dell’Arcadia. Ai crocevia delle strade c’erano sue statue. Ogni anno, per via delle concessioni del dio, gli abitanti dell’Arcadia lo adornavano con delle ghirlande. Egli, inoltre, con la mano destra impugnava il caduceo, e conduceva le anime verso i luoghi degli Inferi. E così, gli dei del cielo e gli dei dell’oltretomba lo apprezzavano nella stessa misura.
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In sterculino gallina escam quaerit...
Una gallina cerca del cibo in un letamaio, ma rinviene una perla. A quel punto la esamina in maniera incuriosita, e dice: "perla bella (vocativo), non sei adatta a me. Infatti io sono digiuna, e cerco del cibo. Molte matrone ti amano, perché sono bramose del tuo valore, ma non ti trovano. Tu sei preziosa, ma inutile. Di tanto in tanto la buona fortuna tocca quelli che non sanno indirizzarla al guadagno.
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Agricola in silva ambulat; in herba viperam rigidam... "Non sine iusta causa vitam amitto, nam bestiae ingratae vitam donavi".
Un contadino cammina nel bosco; sull'erba calpesta una vipera rigida, semimorta per le arie fredde. Non uccide l’animale malvagio, ma lo mette nella fattoria vicino al focolare dove cura la malattia della vipera;
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Agricolae agros arant et cibum dominis parant.... apud focum stant et vitae curas levant. Concordia semper dominorum animum servis et famulis conciliat.
I contadini arano i campi, e procurano il cibo ai padroni. Nella fattoria vive il fattore, e guida gli schiavi e i servitori. I contadini offrono uva e donano capretti al figlio del padrone. I contadini, infatti, ( do operam = dedicarsi, occuparsi ) si dedicano attivamente nei campi. La concordia dei contadini e dei fattori allieta sempre il padrone. Di tanto in tanto, il lavoro dei contadini finisce: i contadini e i padroni sostano presso il focolare, ed alleviano gli affanni della vita. La concordia sempre concilia l'animo dei padroni con i servi e i servitori.