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Dopo che Frisso fu giunto illeso nella Colchide, decise di sacrificare l'ariete ricoperto dal vello d'oro. Dopo che ebbe appeso il vello d'oro ad una quercia, in un bosco sacro di Marte, pose ad esso come sentinelle dei tori che emettevano fuoco dalle narici, ed un enorme serpente, affinché lo sorvegliasse nel corso dei giorni e nel corso delle notti. Tramandano che a quell'epoca in Tessaglia regnava Pelia. Il fratello di Pelia, Esone, aveva per figlio Giasone, un giovane magnifico quanto a forze del corpo e quanto a grandezza d'animo. A costui, lo zio paterno ordinò di recarsi presso i Colchi, e rubare il vello d'oro. Questa cosa era ardua e difficile, tuttavia Giasone desiderò portare a compimento l'impresa; e così scelse dei compagni valorosi. Tra questi furono scelti Ercole, Castore e Polluce, ed Orfeo. Argo, il figlio di Frisso, su consiglio di Minerva, costruì una nave. Per questa ragione la nave venne chiamata Argo; gli eroi vennero chiamati Argonauti
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Achelous flumen in omnes species se convertebat. Is, cum Hercule ob Deianirae coniugium dum pugnat,.... Die dicta ad nuptias cum fratribus Eurytion venit, sed interfectus est ab ipso Hercule qui tandem sponsam suam adduxit.
Il fiume Acheloo si trasformava in tutte le specie. Egli, mentre lottava con Ercole per via dell'unione con Deianira, si trasformò in un toro. Ercole gli staccò un corno, e lo diede alle Esperidi, o Ninfe, e le dee lo colmarono con dei frutti, e lo chiamarono cornucopia. Poichè Ercole era stato accolto presso il re Eneo, si infiammò d'amore per Deianira, la figlia del re, e la legò a sè come promessa sposa. Dopo che Ercole se ne andò, anche il centauro Eurito, figlio di Issione e Nubi, chiese Deianira come moglie. Poichè il padre di lei temeva la forza del centauro, accolse la proposta. Nel giorno stabilito, Eurito andò alle nozze con i fratelli, ma fu ucciso dallo stesso Ercole, che alla fine portò via con sé la sua sposa.(da Igino)
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Tyrrhenus et Lydus magna cum indulgentia regnum feliciter tenebant; quare ingentem frequentiam...
Tirreno e Lido, con grande indulgenza, tenevano il regno felicemente; e per questa ragione, avevano una grande moltitudine di popolo; ma una così grande benevolenza nei re era la causa di una povertà estrema. Molti erano poveri e indigenti. Allora i re decidevano di dividere la massa: a periodi alterni trattenevano dai viveri una parte del popolo. Il popolo languiva spesso nell'ozio. E così, inventavano il gioco dei dadi, il gioco della palla, e la melodia del flauto, e l'armonia della tromba: così, i cittadini tolleravano abbastanza facilmente il digiuno. Però nessuna decisione alleviava la grande fame, e, alla fine, il bisogno li vinceva. Tutte le cose erano difficili. Il popolo intero riteneva una simile vita infelice e brutta. Allora i re prendono una decisione: Tirreno si sposterà dalla Lidia e, con le navi, si avvicinerà all'Italia. Ma nel mare, nell'attuale Tirreno, muore. Il figlio di lui si avvicina alla regione della Tuscia, e in questo luogo procura un territorio fertile per il proprio popolo.
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Perché i buoni non amano i cattivi e i cattivi non amano i buoni? Così dice il filosofo: è una cosa giusta amare sempre la vita, e non temere mai le circostanze avverse. Tuttavia, i cattivi e gli stolti spesso temono le cose innocue, e non evitano le cose nocive. L'arroganza e la discordia non sono gradite agli uomini buoni. L’uomo stolto guarda per lo più i difetti del prossimo, ed invece non conosce i propri. Ed infine, giustamente, molti uomini non ascoltano le parole degli uomini cattivi: infatti spesso sono false. Io affermo la verità: gli uomini giusti e riconoscenti dimostrano sempre animi forti nei supremi pericoli della vita.
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Olim Italiae incolae piratarum insidias non suscipiebant sed in concordia vivebant ...
Un tempo, gli abitanti dell’Italia non ipotizzavano le insidie dei pirati, ma vivevano nella concordia e praticavano la giustizia: guidavano piccole imbarcazioni, ma arrivavano su spiagge lontane. Di tanto in tanto, tuttavia, non mancavano le tempeste. Dunque, la vita dei marinai era piena di patimenti. L’acqua, infatti, è letale e, talvolta, uccide i marinai.