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Hodie, pueri de asino et lupo iucundam fabulam narrabo...Lupus sanguinolentus fugit et asinus in tutum pervenit. Saepe enim dolo vita salva est.
Oggi, ragazzi, vi racconterò la piacevole favola dell’asino e del lupo. Mentre un asino gironzola ozioso in mezzo al prato, d’un tratto vede un lupo affamato. Allora l’asino si ferma (consisto, is, stĭti, ĕre) quietamente, volge lo sguardo verso il lupo, quindi ingannevolmente zoppica e sparge molte lacrime. Lentamente il lupo si avvicina all’asino e dice: «Ciao, amico! Perché sei così triste e piangi?(lăcrĭmo, as, āvi, ātum, āre). Non vedo alcun segno di piaghe».«Alla punta del calcagno - risponde l’asino - mi duole una terribile spina e non posso camminare. Estraila, o lupo, e te ne renderò (ăgo, is, ēgi, actum, ĕre) grazie». Il lupo acconsente volentieri perché ritiene già l’asino una sua preda: ma, mentre cerca con attenzione la spina nel calcagno, improvvisamente l’asino non solo scalcia violentemente, ma anche rompe al lupo le mascelle. Il lupo insanguinato fugge e l’asino raggiunge la salvezza. Spesso, infatti, la vita è salva con un inganno. (by Geppetto)
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Antiqui poetae Aeneam Veneris et Anchisae filium, magnis laudibus....nam Turnus in contentionem cum Aenea descendebat et peribat. ita Aeneas oppidum condebat et ab nomine uxoris Lavinium appellabat.
Gli antichi poeti celebravano Enea, il figlio di Venere e di Anchise, con grandi lodi a causa della straordinaria devozione verso gli dei e verso gli uomini. Quando i Greci, con l'inganno del cavallo, espugnano Troia, famosa città, Enea fugge dalla patria portando sulle spalle il padre anziano. (Enea) errava a lungo a causa della collera di Giunone, sempre avversa ai Troiani; a quel punto, dopo molte fatiche e molti pericoli, giungeva a Cartagine, dove, come raccontano i poeti, il condottiero dei Troiani era in ospitalità presso la regina Didone. Poi si imbarcava su una nave, e si dirigeva in Italia; infine, insieme a pochi superstiti, giungeva sulle coste del Lazio, dove regnava il re Latino. Per prima cosa, il re dei Latini stipulava con i Troiani un patto di futura alleanza, poi concedeva in matrimonio al condottiero degli stranieri la propria figlia Lavinia. Pertanto Latino suscitava la collera di Turno, il re dei Rutuli, promesso sposo di Lavinia: allora Turno veniva allo scontro con Enea, e moriva. E così Enea fondava una città e, dal nome della propria moglie, la chiamava “Lavinio”
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Cassandra, filia Troianorum regis et Paridis soror, Apollinis vates erat et numinis dono futurum prospiciebat et praenuntiabat. .... Oilei filius, eam e sacro templo supplicem trahit sociisque ut praedam bello tradit.
Figlia del re dei Troiani, e sorella di Paride, Cassandra era una profetessa di Apollo, e, con il dono della divinità, prevedeva e preannunciava il futuro. Un giorno Cassandra preannuncia ai suoi concittadini la sconfitta della patria e la rovina definitiva, ma invano. I Greci combattevano in numerosi scontri dinanzi alla città, e, alla fine, dopo molti anni, occupano la città non con le armi, ma con l'inganno. Infatti i Greci abbandonano sulla spiaggia di Troia un cavallo di legno. I Troiani lo portano all’interno della città: mentre i Troiani, felici per la vittoria, dormono, Ulisse salta giù dal cavallo, ed apre le porte della città ai propri compagni. A quel punto le parole di Cassandra risultano veritiere: i nemici incendiano la città, e la mettono a ferro e fuoco, uccidono il vecchio Priamo, e deportano in Grecia molte donne. Cassandra si rifugia nel tempio di Atena, ma Aiace, il figlio di Oileo, la trascina via supplice dal tempio sacro, e la consegna ai compagni come bottino di guerra.
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Romana familia patrem matrem liberos patruos avunculos amitas... Sed interdum sponsus sponsae repudium renuntiabat et rex nova sponsa liberos habebat.
La famiglia Romana comprendeva il padre, la madre, i figli, gli zii da parte di padre, gli zii da parte di madre, le zie da parte di padre, le zie da parte di madre, i nonni, le nonne, i familiari, i generi e molti parenti. C'erano nella famiglia molti schiavi, coltivavano i campi e cucinavano i cibi. Il pedagogo era uno schiavo ed insegnava ai figli. Il padre di famiglia era il padrone, e deteneva il potere su tutta la famiglia: per sua decisione prometteva in sposa una figlia e la assegnava ad un marito. La promessa sposa e il promesso sposo contraevano il matrimonio e formavano una nuova famiglia. Ma, di tanto in tanto, il promesso sposo annunciava il ripudio della promessa sposa, e aveva figli da una nuova promessa sposa.
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Antiquis temporibus pater familias domus rex erat,...et cotidie deos suplicabat ad eos placandos et Laribus tura praebebat, manus ad caelum elevans.
In tempi antichi il padre di famiglia era il re della casa, e questi aveva l’autorità sui figli e sui servi (= dativo di possesso). Infatti il padre aveva la facoltà (altro dativo di possesso: lett. per un padre c'era la facoltà) di vendere, uccidere, incarcerare (lett. mettere ai ferri) un figlio. Questi era il sacerdote di tutta la famiglia ed ogni giorno pregava gli dei per placarli e offriva incensi ai Lari, elevando le mani verso il cielo.