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Trimalchio libertus erat, qui rem familiarem auxit et in divitias venit. Interdum domo abibat …
Trimalcione era un liberto, che accrebbe il patrimonio familiare e giunse alla ricchezza. Di tanto in tanto usciva da casa, avanzava sotto lo sguardo di tutti con un abbigliamento sontuoso, e si recava alle terme, dove si cospargeva di unguenti; poi veniva asciugato non con teli di lino, bensì con panni di morbida lana. Tre massaggiatori servivano vino sotto il suo sguardo, una cosa che Trimalcione chiamava "l'invito a bere". Alla fine veniva messo sopra una lettiga, e ritornava a casa, dove preparava uno sfarzoso convito, ed invitava a cena commensali allegri, con i quali intratteneva conversazione. Sopra l'uscio pendeva una gabbia d'oro, ed una gazza, dentro di essa, salutava gli ospiti. Tutta la casa, in tutte le stanze, era sfarzosa e piena di mobili d'oro.
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Sex mensibus barbari circa montem Capitolium manserunt, nec diebus modo …
I barbari rimasero intorno al colle Capitolino sei mesi, e non solamente durante i giorni, ma anche durante le notti, essi tentavano di tutto; tuttavia Manlio, una certa notte, risvegliato dallo starnazzare delle anatre, spinse i nemici che si avvicinavano giù dalla cima della rupe. Sebbene in condizioni di completa carestia, tuttavia egli, per una parvenza di sicurezza, lanciò dei pezzi di pane dalla rocca; in questa maniera toglieva speranza ai nemici. Un certo giorno, egli fece uscire dalla rocca il pontefice Fabio, in mezzo alle guardie dei nemici. E quello, grazie all'aiuto della fede, ritornò illeso, tra dardi dei nemici, e riferì questo oracolo: gli dèi erano propizi. Alla fine i barbari, quando ormai erano stanchi dell'assedio, vendettero la loro ritirata per mille libbre d'oro; ma improvvisamente Camillo si massacrò. E così, con un lago di sangue Gallico, cancellò tutte le tracce degli incendi.
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Cum rex Artaxerxes Epaminondae Thebani abstinentiam temptare volebat …
Poiché il re Artaserse voleva mettere alla prova l'integrità del Tebano Epaminonda, inviò a Tebe Diomedonte, con un grosso carico d'oro, e tentò di corromperlo con il denaro. Ma Epaminonda, che aveva appreso la ragione della venuta di costui, gli disse: O Diomedonte, non mi considerare tuo simile; perciò porta via codesto denaro che hai portato con te; infatti, se il re vuole quelle cose che sono vantaggiose per i Tebani, sono pronto a farle senza un compenso; se, invece, vuole le cose contrarie, il re non ne ha a sufficienza d'oro e d'argento. Infatti, io non voglio accettare la ricchezza di tutto il mondo in cambio del bene della patria. A quel punto Diomedonte voleva portare via con sé quelle cose che aveva portato. Disse Epaminonda: Questo lo farò con piacere: non voglio rubarti il denaro che non ho voluto accettare quando è stato offerto da te.
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Olim rusticus quidam in urbem ivit, quia amicos ad cenam invitaverat et dapes satis lautas …
Un giorno un tale, campagnolo, si recò a Roma, poiché aveva invitato degli amici a cena e voleva mettere in tavola vivande sufficientemente abbondanti. A Roma, egli entrò in una bottega, dalle pareti della quale pendevano pecore, e maiali e buoi. Lì si avvicinò al bottegaio e comprò un prosciutto di bue. Quindi voleva sapere in che modo viene cotta quella carne. Egli scrisse diligentemente su un foglio le indicazioni che il bottegaio illustrò. Quindi nascose il foglio in una tasca del mantello, uscì dalla bottega e, reggendo la carne con la mano, cominciò ad avanzare sulla strada. Mentre egli ritornava, un cane, attratto dall'odore della carne, gli andò incontro, e all'improvviso (gli) strappò la carne dalla mano, quindi rapidamente scomparve dalla vista di lui. A quel punto lo sciocco, con una grande risata, tirò fuori il foglio dalla tasca e disse a quello: Di certo questo non ti gioverà per niente: infatti tu hai la carne, ma, dato che non conosci la maniera di cuocerla, non la potrai cuocere!
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Quotiescumque ego, iudices, Archiam carmina recitantem audivi, magna admiratione affectus sum …
O giudici, tutte le volte che io ho ascoltato Archia mentre recitava delle poesie, sono stato pervaso da grande ammirazione, e allietato da un piacere dolce, ed ho sempre considerato degno di grandi elogi il nome del poeta. Dunque non dovrei amare, non dovrei difendere con ogni argomento questo Archia? O giudici, possa dunque essere sacro presso di voi, uomini illustri, questo nome di poeta, che mai nessuna barbarie ha violato! I macigni e i deserti rispondono alla voce di lui, spesso le bestie feroci vengono domate dal canto e si arrestano; e noi non dovremmo essere commossi dalla voce dei poeti?