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Huic Titus filius successit, qui et ipse Vespasianus est dictus, vir omnium virtutum genere …
A costui, fece seguito il figlio Tito, il quale venne chiamato anch'egli Vespasiano, un uomo straordinario per ogni genere di qualità. Tutti lo chiamavano "l'amore e la delizia del genere umano". Egli era facondo, prode e temperante. Sostenne cause forensi in lingua Latina, compose poemi e tragedie in lingua Greca. Egli in persona, durante l'assedio di Gerusalemme, trapassò dodici difensori per mezzo di dodici colpi di frecce. Costui, a Roma, costruì l'anfiteatro e, nella dedica di questo, uccise cinquemila bestie.
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Cape pisces natura pingues, ut sunt salmones, anguillae et sardinae. Ex eis atque ex …
Prendi dei pesci grassi per razza, come lo sono i salmoni, le anguille e le sardine. Con essi, e con erbe aromatiche, si prepara un composto di questo genere. Si predispone un contenitore robusto e della capienza di tre o quattro moggi, e si prendono tanto dall'orto, quanto dal campo, erbe secche che profumano di buono, come l'aneto, il coriandolo, il finocchio, la menta, il timo, l'origano, e con queste si realizza il primo strato in fondo al vaso. Quindi si realizza il secondo strato, con i pesci sani oppure tagliati in pezzi. Sopra a questo, si stende un terzo strato di sale. E con questi tre strati di erbe, di pesci, e di sale, si riempie il vaso fino alla sommità. Lascia stare questo composto per sette giorni. Il liquido che è scolato da questo composto viene raccolto, e con esso si fa il liquamen oppure il garum.
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Datames, adhuc iuvenis, apud Artaxersen Persarum regem, fuit in …
Datame, ancore giovane, presso Artaserse, il re dei Persiani, fu nel gruppo dei soldati che proteggevano il re. Il padre di Datame, vigoroso e valoroso, e leale verso il re, aveva governato la Provincia di Cilicia, la parte di fianco alla Cappadocia. Datame dimostrò il proprio valore in occasione della guerra contro i Cadusi. Contemporaneamente, il padre di Datame morì in battaglia; e così, il re Artaserse assegnò proprio a Datame la provincia di suo padre. Costui, successivamente, si dimostrò di pari valore in una nuova guerra; infatti, insieme all'esercito del re, nel giro di breve tempo, mise in fuga i nemici.
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Dum Porsena, Etruscorum rex, Tarquinios in urbem reddere cupit et …
Mentre Porsenna, il re degli Etruschi, desiderava riportare i Tarquini in Roma, e, facendo un assalto, conquistava il Gianicolo, Orazio Coclite, chiamato così perché in un'altra battaglia aveva perduto un occhio, restò fermo davanti al Ponte Sublicio e, da solo, frenò l'esercito dei nemici, fino a che il ponte non venne tagliato alle sue spalle. Quindi cadde nel Tevere insieme al ponte stesso, e nuotando, senza paura ed armato, arrivò fino ai suoi. Per via di questo gesto, gli venne assegnato tanto terreno pubblico, quanto ne coltivava con un aratro in un giorno. Inoltre nel Vulcanale venne collocata una statua di lui. Mentre, nel medesimo periodo, il re Porsenna assediava Roma, Muzio Cordo, un uomo straordinario quanto a tenacia, pieno di valore e privo di difetti, si recò al cospetto del Senato chiedendo di entrare nell'accampamento dei nemici, e promettendo l'assassinio del re. E così giunse nell'accampamento di Porsenna, e, al posto del re, uccise un funzionario. Dopo che era stato catturato e che era stato condotto presso il re, appoggiò la mano destra sui focolari sacri, e disse: Ho sbagliato; infatti io desideravo uccidere te. Ora la mia mano ha scontato la pena. Dopo che, per misericordia, il re aveva scansato la mano, Muzio stesso dichiarò: Altri trecento cospirano in maniera simile contro di te. Allora il re, spaventato da quella cosa, mise fine ala guerra.
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Flumen est Arar, quod per fines Haeduorum et Sequanorum in Rhodanum influit, incredibili …
L'Arar è un fiume che, attraverso il territorio degli Edui e dei Sequani si immette nel Rodano, con incredibile lentezza, così che, per mezzo degli occhi, non si possa giudicare in quale delle due direzioni esso scorra. Gli Elvezi, congiunte barchette e zattere, lo attraversavano. Quando, tramite gli esploratori, Cesare fu informato che ormai per tre parti gli Elvezi avevano attraversato il fiume, ma che una quarta parte era rimasta al di qua del fiume Arar, alla terza veglia, partito dall'accampamento insieme a tre legioni, egli giunse presso quella parte che non aveva ancora attraversato il fiume. Aggreditili mentre erano impacciati nei movimenti e non se l'aspettavano, uccise una grande parte di loro; i rimanenti si diedero alla fuga e si nascosero nelle selve vicine. Quel cantone veniva chiamato Tigurino; infatti, tutta la popolazione degli Elvezi è suddivisa in quattro parti o cantoni. Questo specifico cantone, essendo uscito dalla patria al tempo dei nostri antenati, aveva ucciso il console L. Cassio, ed aveva mandato sotto il giogo l'esercito di lui. E così, un pò per caso, un pò per decisione degli dèi immortali, quella parte della popolazione Elvetica che aveva inflitto una straordinaria umiliazione al popolo Romano, quella per prima pagò il fio. E in questa circostanza Cesare vendicò non solamente le offese allo Stato, ma anche le private, poiché i Tigurini, nella medesima battaglia nella quale avevano ucciso Cassio, (avevano ucciso) anche il legato Lucio Pisone, avo di suo suocero, Lucio Pisone.