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Tunc Penelopa, Ulixis uxor, quae nullam spem iam habebat de viri reditu. Minervae iussu ad …
Allora Penelope, la moglie di Ulisse, che non aveva ormai nessuna speranza riguardo al ritorno del marito, su comando di Minerva invitò i Proci a una competizione. Si avvicinò al tesoro, aprì le porte di bronzo, trasse fuori l'arco e le frecce di Ulisse. Ella, mentre con il volto afflitto teneva in mano l'arco di Ulisse, pronunciò questo discorso: O superbi Proci, ormai a lungo siete rimasti nella mia reggia, e avete dissipato i beni di Ulisse; ora propongo a voi una gara: chi tenderà l'arco di Ulisse, e farà passare la freccia per i fori di dodici scuri, quello sarà il marito di Penelope. I Proci impiegarono inutilmente le forze, nessuno di loro riuscì a tendere l'arco. Allora Ulisse, che sedeva non lontano, sotto il falso aspetto di mendicante, si alzò in piedi, prese l'arco con le forti mani, lo tese con poco sforzo, fece passare la freccia attraverso i fori delle scuri. Quindi abbandonò la lacera veste del mendicante, appoggiò di nuovo una freccia alla corda dell'arco, e trafisse Antinoo, il capo dei Proci. Così, di seguito, uccise tutti i rimanenti Proci.
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Admirabilitatem caelestium rerum atque terrestrium non intellegimus. Maris pulchritudo …
Non riusciamo a comprendere la grandezza stupefacente delle cose celesti e terrestri. La bellezza del mare, lo spettacolo dell'universo, la moltitudine e la varietà delle isole, l'amenità delle spiagge e dei litorali sono cose meravigliose. Molte sono le specie degli animali, alcuni dei quali volano, altri galleggiano e nuotano, altri coi gusci naturali stanno attaccati agli scogli. Il clima delle zone vicine al mare rende fertile la terra con le piogge, il vento determina le variazioni annuali di caldo e freddo, sostiene i voli degli uccelli; senza aria sulla terra non sarebbe possibile la vita degli esseri viventi. L'etere, poi, avvolge tutto quanto; chiamiamo l'aria degli strati più alti col termine greco, etere. Il sole e tutti gli astri stanno nell'etere: la grandezza del sole di gran lunga supera quella della terra; il sole determina il dì e la notte; col suo movimento è inoltre causa della primavera, dell'estate, dell'autunno e dell'inverno.La natura delle cose desta l'ammirazione degli uomini; eppure osserviamo tutto e di tutto ci stupiamo, ma raramente ci chiediamo le cause delle cose; perciò ignoriamo i movimenti del sole e degli astri e le cause di tutte le altre cose.
Altra proposta di traduzione
Non comprendiamo l'eccezionalità delle cose celesti e terrestri. La bellezza del mare, lo spettacolo dell'universo, la moltitudine e la varietà delle isole, le attrattive dei litorali e delle spiagge, sono straordinarie. Molti sono i generi di animali, in parte del cielo, in parte che galleggiano e nuotano, in parte che sono attaccati agli scogli con i gusci congeniti. L'aria vicina al mare, con le piogge, feconda la terra, genera i venti e le annuali alternanze dei freddi e dei caldi, produce il cibo degli uccelli; senza aria, sulla terra, non esiste la vita degli esseri animati. Inoltre l'etere circonda ogni cosa; chiamiamo etere, con un termine Greco, l'alta atmosfera. Il sole e tutti gli astri sono nell'etere; la grandezza del sole supera grandemente la grandezza della terra; il sole determina il giorno e la notte; inoltre, con il suo corso, è causa della primavera, e dell'estate, e dell'autunno, e dell'inverno. La Natura suscita l'ammirazione degli uomini; tuttavia, guardiamo ogni cosa e restiamo sbalorditi, ma raramente indaghiamo le cause; per questo ignoriamo il moto del sole, e degli astri, e le cause di tutti gli altri fenomeni.
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Thrasybulo pro tantis meritis honoris corona a populo data est, quae duabus …
A Trasibulo, a ricompensa dei meriti tanto grandi, venne offerta dal popolo una corona d'onore, che era composta da due ramoscelli di ulivo. Questa, poiché l'aveva espressa l'amore dei cittadini e non l' autorità, non causò alcuna invidia, e la gloria fu grande. Giustamente, quindi, quel famoso Pittaco, che è stato considerato nel gruppo dei sette sapienti, poiché gli abitanti di Mitilene volevano dargli in dono molte migliaia di iugeri di terreno, disse: Non mi date, vi prego, ciò che molti invidieranno. Per la qual cosa, di questi non ne voglio più di cento iugeri, i quali manifestano sia la mia giustizia d'animo, sia la vostra volontà. Infatti, le piccole donazioni erano considerate durevoli, le ricche non stabili. Dunque, soddisfatto di quella corona, Trasibulo non chiese di più, né superò chiunque in onore. Costui, il giorno seguente, fu ucciso in una tenda dai barbari.
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Agamemnon Briseidem, Brisae sacerdotis filiam, ex Moesia captivam propter formae dignitatem …
Agamennone, in quel periodo in cui il comandante dei Greci restituì Criseide a Crise, il sacerdote di Apollo Sminteo, portò via ad Achille Briseide, la figlia del sacerdote Brise, prigioniera dalla Media per la bellezza della figura, che Achille aveva catturato; a causa di quello sdegno, Achille non ingaggiava battaglia, ma si esercitava con la cetra nella tenda. Poiché gli Argivi erano messi in fuga da Ettore, Achille fu rimproverato da Patroclo, e consegnò a lui le proprie armi, con le quali quello mise in fuga i Troiani, e uccise Serpedone, il figlio di Giove e di Europa. Poi lo stesso Patroclo fu ucciso da Ettore. Achille tornò in buoni rapporti con Agamennone, e Agamennone gli restituì Briseide. Allora la madre Teti ottenne per lui delle armi da Vulcano, che le Nereidi portarono attraverso il mare. Con le armi della propria madre, Achille uccise Ettore, lo legò al carro, e lo trascinò intorno alle mura dei Troiani. Poiché non (lo) voleva consegnare al padre, Priamo si recò nell'accampamento dei Greci, e in cambio di oro ricevette il corpo del figlio, che mandò alla sepoltura.
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Amicitiam di immortales hominibus dederunt. Divitias alii praeponunt, alii bonam valetudinem …
Gli dèi immortali diedero agli uomini l'amicizia. Alcuni antepongono la ricchezza, altri la buona salute, altri le cariche pubbliche, ma tutte queste cose sono effimere e precarie, e sono riposte non tanto nei nostri priani, quanto nell'imprevedibilità della Sorte. Coloro che, al contrario, pongono nella virtù il bene più prezioso, ragionano senza dubbio rettamente, ma questa stessa virtù fa nascere e conserva l'amicizia: infatti non c'è nessuna amicizia, senza la virtù. Avere un amico è delizioso: nelle circostanze favorevoli l'amico gioirà insieme a te, nelle avversità soffrirà insieme a te.