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Postquam Liber ad Indos properaverat et per Lybiae deserta exercitum moverat, siti coactus…
Dopo che Libero si era recato in fretta presso gli Indi, ed aveva spostato l'esercito attraverso i luoghi disabitati della Libia, spinto dalla sete, supplicò l'aiuto del proprio padre Giove: presto Giove mostròun ariete. Allora Libero calcò le orme dell'ariete e l'animale condusse Libero presso una roccia, che l'ariete batté con la propria zampa: da quel luogo sgorgò una sorgente. Quando Libero dedicò un tempio, collocò una statua di Giove con le corna di una ariete. Conosciamo una seconda storia: tra Cirene e Cartagine, dei pastori catturarono un fanciullo somigliante ad un ariete, che sedeva sulla sabbia e ed emetteva profezie. Tuttavia il fanciullo, lontano dalla sede, restava in silenzio, rimesso sulla sabbia, pronunciava nuovamente profezie. Successivamente egli scomparve dalla vista degli uomini, e per questo motivo tutti considerarono il fanciullo un dio, e lo chiamarono "Ammone". Infatti i Libici chiamano "Ammone" l'ariete.
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Catullus ad cenam amicum suum Fabullum invitavit. Ei epistulam misit in qua scriptum erat …
Catullo invitò ad una cena il proprio amico Fabullo. A lui inviò una missiva nella quale era stato scritto: Tra pochi giorni presso di me, o mio Fabullo, cenerai bene. Ma dovrai rispettare questa indicazione: porta una cena abbondante e buona, non venire a casa mia da solo, ma porta con te una candida fanciulla. Mi mancano il vino e il sale. La tasca del tuo Catullo è piena di ragnatele. E non dimenticare l'umorismo: i tuoi scherzi mi divertono. In cambio riceverai pure delizie: infatti io di darò un unguento che Venere in persona ha donato alla mia fanciulla, e non appena tu lo annuserai, sarai tutto naso. Resti a casa oppure viene a cena? Cosa desideri? Perché indugi? Alla fine Catullo, esultante, accolse l'amico che si avvicinava a casa sua.
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Dionysius, Syracusanorum tyrannus, sumptuose vivebat. Cum quidam ex eius adsentatoribus …
Dionigi, il tiranno dei Siracusani, viveva in maniera sfarzosa. Quando un tale tra i suoi adulatori, Damocle, elencò in un discorso le sue truppe, le ricchezze, la grandezza del (suo) potere, l'abbondanza dei mezzi, la sontuosità delle stanze del palazzo, Dionigi disse: Dunque, o Damocle, dal momento che questa vita ti piace, desideri tu stesso assaporarla, e saggiare la mia buona sorte? Quello accettò la proposta. Allora Dionigi pose l'adulatore in un letto d'oro, e apparecchiò numerosissimi tavoli con oro e argento.
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Tum servi delecti ad mensas illi diligenter ministrabant. Unguenta et coronae aderant; odores…
A quel punto schiavi scelti lo servivano diligentemente a tavola. Erano presenti unguenti e corone; venivano bruciati incensi profumati, la tavola veniva imbandita con vivande squisite. Damocle si considerava fortunato. Al centro di questo sfarzo, Dionigi fece calare dal soffitto una spada legata per mezzo di un crine di cavallo. Codesta spada incombeva sulla nuca di Damocle. E così Damocle né vedeva più quei camerieri, né tendeva la mano sulla tavola; e alla fine esclamò: O tiranno, tu non sei veramente felice, perché su di te incombe sempre qualche orrore.
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Eodem momento, quo friguntur et levantur, ab aceto calido perfunduntur …
Per conservare i pesci fritti Nel medesimo tempo in cui si friggono e si sollevano, vengono cosparsi con aceto caldo. Per conservare le ostriche Risciacqua dall'aceto, oppure pulisci il contenitore dall'aceto, e adagia le ostriche. Per conservare a lungo l'uva Raccoglierai l'uva dalla vite, scalderai acqua pluviale nella quantità di un terzo, e la metti nel vaso nel quale metti anche l'uva, quindi riponi in un luogo fresco al quale il sole non ha accesso, e quando avrai voluto troverai l'uva fresca. E darai quell'acqua stessa ai malati, al posto dell'idromele. E nel caso tu la ricopra nell'orzo, la ritroverai intatta.