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Pericles, Xanthippi filius, vir egregio ingenio bonisque omnibus disciplinis ornatus, Atheniensium …
Pericle, il figlio di Santippo, un uomo dall'eccellente ingegno e provvisto di tutte le buone capacità, guidò per molti anni lo Stato degli Ateniesi, e superò tutti i comandanti, non solo in fatto di lealtà e di virtù, ma per giunta sotto ogni aspetto, sia pubblico, sia privato. Infatti, con costanti elargizioni si era accattivato il favore dei cittadini, e in guerra si era dimostrato esperto della pratica militare. E così i cittadini riposero in Pericle ogni speranza, poiché egli, sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra, amministrava bene le cose con successo. Peraltro, egli abbellì Atene con sontuosi monumenti, fece costruire templi di marmo, dislocò coloni ad Anfipoli e Turi, accrebbe la fama della città presso tutti i popoli. Morì a causa di un'epidemia nel secondo anno della guerra del Peloponneso; la morte di Pericle fu l'inizio delle avversità e la causa della crisi dello Stato Ateniese.
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Sed postquam in castra nuntius pervenit Romae coniurationem patefactam, de Lentulo et Cethego …
Ma, dopo che nell'accampamento arrivò la notizia che a Roma la congiura era stata scoperta, e del supplizio inflitto a Lentulo, a Cetego e agli altri che ho ricordato prima, la maggior parte, che la speranza di saccheggi o il desiderio di una rivoluzione aveva indotto alla guerra, si disperde; Catilina sposta i restanti, attraverso montagne impervie, e a marce forzate, nel territorio di Pistoia, con il proposito di rifugiarsi di nascosto, per vie traverse, nella Gallia Transalpina. Ma Q. Metello Celere stava di presidio nel territorio Piceno con tre legioni, pensando che, per la difficoltà delle circostanze, Catilina meditasse proprio il piano che abbiamo menzionato prima. Dunque, come apprese il suo itinerario dai disertori, tolse prontamente l'accampamento, e si appostò proprio sotto le pendici dei monti per dove quegli doveva discendere se si dirigeva verso la Gallia. E neppure Antonio era lontano, poiché era pronto a inseguire il nemico in fuga, con un grande esercito, veloce perché marciava su territori più pianeggianti. Ma Catilina, dopo che vide se stesso accerchiato dai monti e dalle truppe dei nemici, il rovescio patito in città, e nessuna speranza né di fuga, né di aiuto, stimando che il meglio che si potesse fare in una siffatta circostanza fosse tentare la sorte in guerra, decise di scontrarsi quanto prima con Antonio.
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Olim gallus et canis iter simul faciebant. Sub vesperum constiterunt: gallus arborem inscendit …
Una volta un gallo e un cane viaggiavano insieme. Verso sera si fermarono: il gallo salì su un albero, mentre il cane si stese presso le radici dell'albero. Quando il sole sorse, il gallo, così come è suo costume, cantò. Immediatamente una volpe, poiché sentì il canto del gallo, accorse verso il gallo, si fermò sotto la pianta, e disse così: La tua voce delizia tutti. Scendi, o amico: ascolterò volentieri da vicino una voce tanto gradevole! Ma il gallo, dal momento che temeva l'astuzia della volpe, rispose: Il mio portinaio dorme presso le radici dell'albero, e custodisce l'ingresso. Sveglia lui, o amica: ti aprirà la porta. Quindi la volpe urlò a gran voce: così venne afferrata e sbranata dal cane, e non divorò il gallo con l'inganno.
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Te amo, te exstimo, apud te semper animo ac mente adero: tu enim, cara, me e mortali torpore …
Ti amo, ti apprezzo, sarò sempre vicino a te con l'anima e la mente: tu infatti, o cara, mi hai ridestato da un torpore mortale, tu mi hai dato la speranza, la fiducia, la salvezza dell'anima, tu non hai rifiutato di dividere con me gli interessi, i pericoli, la povertà, tu sei la mia vita. Ora tutti vogliono per noi ogni bene; tutti desiderano conoscerci, stare sempre in mezzo a noi, chiedere aiuto a noi, amarci: grazie a te noi ora siamo conosciuti, grazie a te noi siamo una cosa amabile, desiderabile, fortunata. Posso dire a te nuovamente: sei la mia vita e ti ringrazio.
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M. Pupius Piso, orator Romanus, in servos nimiam severitatem adhibere solebat. Servi semper …
M. Pupio Pisone, avvocato Romano, era solito usare nei confronti degli schiavi un'eccessiva severità. Gli schiavi dovevano essere sempre presenti e in silenzio, e rispondere soltanto alle domande. Una volta Pisone aveva mandato uno schiavo a Clodio, il tribuno della plebe, e gli aveva comandato così: Invita Clodio a cena! Quando arrivò l'ora di cena, tutti gli altri commensali erano presenti, il solo Clodio era assente. Allora Pisone disse allo schiavo: Perché non hai invitato Clodio? L'ho invitato – rispose lo schiavo – ma Clodio non poteva venire a cena. Allora Pisone assai adirato: Perché non mi hai riferito immediatamente la risposta di Clodio? Lo schiavo rispose: Perché non me l'hai chiesto!