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Pyrrhus, Epiri rex, postquam in Italiam copias traduxerat, apud Heracleam et Asculum …
Pirro, il re dell'Epiro, dopo che aveva trasportato le truppe in Italia, sconfisse i Romani presso Eraclea ed Ascoli, tuttavia, nelle battaglie, perse innumerevoli soldati. I Romani, al contrario, poiché desideravano la libertà e rifiutavano la servitù, non cedettero alla disperazione, ma prepararono nuove truppe ed erano pronti ad opporre resistenza. Allora il re, tramite il portavoce Cinea, un uomo di spedita eloquenza e di grande furbizia, propose ai senatori Romani la pace a condizioni eque e morbide. Ormai i senatori propendevano verso la pace, ed erano pronti ad accogliere le condizioni di Pirro, quando nella curia arrivò il censore Appio Claudio, vecchio e cieco. Il censore era trasportato in lettiga dagli schiavi. Egli, con la propria autorità e con un severo discorso, sconsigliò la pace. E così i senatori furono convinti dalle parole di Appio, respinsero le condizioni del re, e stabilirono di ricominciare la guerra. Allora Pirro trasferì le proprie truppe in Sicilia, portò aiuto alle città Greche contro i Cartaginesi, là, in parecchie battaglie, mise in fuga i nemici, e ritornò nuovamente in Italia con un grande bottino. I Romani mandarono contro il re il console Curio Dentato con le nuove truppe; quello, presso la città di Malevento, sbaragliò le truppe dei nemici e cacciò Pirro via dall'Italia.
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Post hunc Ancus Marcius, Numae ex filia nepos, suscepit imperium. Contra Latinos dimicavit …
Dopo costui, prese il potere Anco Marzio, nipote di Numa per parte di figlia. Lottò contro i Latini, aggiunse alla città il colle Aventino e il Gianicolo, fondò una città sul mare a sedici miglia dalla città di Roma, presso la foce del Tevere. Morì per una malattia dopo ventitré anni di governo. Successivamente Tarquinio Prisco ricevette il regno. Questi raddoppiò il numero dei senatori, fece costruire un circo a Roma, istituì i Ludi Romani, che sono ancora in uso ai nostri tempi. Egli medesimo vinse anche i Sabini, unì una parte non piccola di terre a loro sottratte al territorio della città di Roma, e per primo entrò in città celebrando il trionfo. Costruì le mura e le cloache, avviò la costruzione del tempio sul Campidoglio. Dopo trentasette anni di governo fu ucciso per mano dei figli di Anco Marzio, quel re a cui lui stesso era succeduto.
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Auctoritate Miltiadis impulsi Athenienses copias ex urbe eduxerunt …
Spinti dall'autorità di Milziade, gli Ateniesi portarono le truppe fuori della città e collocarono l'accampamento in un luogo adatto. Poi, il giorno seguente, disposero i soldati alle pendici di un monte, in una zona non del tutto scoperta, e ingaggiarono la battaglia: infatti sia l'altezza dei monti li proteggeva, sia gli alberi intralciavano i cavalli dei nemici. E così Milziade fece avanzare tutte le proprie truppe, e ingaggiò la battaglia. E in una battaglia tanto grande, lo straordinario valore degli Ateniesi annientò e mise in fuga un numero dieci volte maggiore di nemici. Milziade aveva guidato i soldati degli Ateniesi e aveva liberato tutta la Grecia. Tuttavia gli Ateniesi lo avevano ingiustamente accusato di tradimento, e lo gettarono in prigione fino alla morte poiché, a causa della tirannide di Pisistrato, temevano l'eccessiva potenza dei concittadini.
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Pueri Romani ad ludum litterarium cotidie ibant ubi varias disciplinas discebant …
I bambini Romani andavano ogni giorno alla scuola elementare, dove imparavano varie discipline. Dopo che il maestro elementare aveva insegnato le basi, gli alunni venivano istruiti in particolari conoscenze, e poco alla volta leggevano e scrivevano. Tracciavano le lettere con lo stilo sulle tavolette cerate, come tramite solchi. Inoltre, un maestro di aritmetica insegnava agli alunni le operazioni dei numeri per mezzo di sassolini.
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Campana luxuria utilis nostrae civitati fuit quoniam Hannibalm attraxit et Romano militi …
Il lusso della Campania fu vantaggioso per la nostra città, poiché attrasse Annibale e lo consegnò all'esercito Romano. Il lusso, infatti, attirò al sonno e ai godimenti le violente truppe con i lauti banchetti, l'abbondanza di vino e il profumo degli unguenti. Alla fine la ferocia Cartaginese diminuì, quando in Campania i Cartaginesi ebbero gli agi. Infatti i vizi trasformano la gloria addormentata in infamia, e sopraffanno allo stesso modo le forze dell'animo e quelle del corpo. Una volta, i vizi avvilupparono anche la città di Bolsena in gravi sciagure. I soldati di Annibale avevano osservato i costumi e le leggi ma, poiché cedettero al lusso, precipitarono nelle ingiustizie e nelle turpitudini.